Gastronomia Yamamoto Milano, il giapponese che stupisce (senza sushi) a due passi dal Duomo

Gastronomia Yamamoto Milano, il giapponese che stupisce (senza sushi) a due passi dal Duomo

Gastronomia Yamamoto Milano. Tel. 02 3674 1426. In via Amedei 5, a due passi dal Duomo, ha aperto il 15 settembre Gastronomia Yamamoto, un ristorante giapponese che non vende sushi (se li volete, li trovate qui) Sembrerà strano, ma in questo spazio accogliente Aya Yamamoto e sua madre hanno scelto di vendere tutti quei piatti che i bambini giapponesi mangiano a casa della nonna.

«Konnichiwa». «Buongiorno a lei». Ad accogliere dietro a un bancone pieno di cibo c’è sempre lei, Aya. È sorridente nel suo grembiule colorato. C’è qualcosa che stupisce sin da subito, qualcosa di forte che rompe uno stereotipo antico. Non c’è l’ombra di un uramaki sui tavoli del locale, «Non vendiamo sushi», risponde cordialmente Aya. Ecco la vera scoperta: un Giappone diverso da dragon rolls e all you can eat esiste.

In zona Missori, tra via Torino e corso Italia, c’è la prima gastronomia giapponese di Milano. È un esempio di washoku, la cucina tradizionale del Giappone riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. «Quando torno a Yokohama vado spesso a comprare il menchi-katsu per i miei nonni», racconta Aya, indicando due polpette sul bancone, «sono polpette tradizionali a base di carne di vitello e maiale. Si aggiunge un po’ di cipolla, sale e pepe e poi si friggono dopo averle impanate con del panko». Un pangrattato tipico giapponese, fatto di pane bianco. Risulta più leggero perché non frigge, ma si gonfia inglobando l’aria e facendo scivolare i grassi dell’olio di frittura.

Tornando a noi, il locale è di medie dimensioni, ci sono circa 60 coperti ed è arredato secondo l’essenzialità giapponese: non minimalista, ma mobili di legno scuro e tessuti chiari, con un pavimento ocra che ricorda un grande tatami. Gastronomia Yamamoto è divisa in due ambienti: all’ingresso c’è il bancone con tutti i piatti del giorno esposti e le Bento box pronte per l’asporto, la seconda sala è adibita al ristorante dove ci sono 17 tavoli. Da qui si possono vedere dietro una finestra gli chef Yasushiro Masumoto, ex ristorante Osaka, e chef Himeno Shun, giovanissimo ma con tanto talento: «è una stella nascente della cucina nipponica, sentirete parlare di lui», assicura Aya. In totale in cucina ci sono quattro persone, in sala cinque.

Il bestseller della Gastronomia è il katsu sando (12 euro). All’apparenza può sembrare un club sandwich qualunque, in realtà è uno dei piatti nazionali del Sol Levante fatto con cotoletta di lonza di maiale e salsa tonkatsu, simile come sapore alla salsa Worchester ma ottenuta attraverso la fermentazione di frutta e verdura.

Il menu è diverso tra pranzo e cena. Verso le 13 comincia a crearsi coda per acquistare le Bento, quelle che per i giapponesi sono le schisce dei milanesi: pranzo a sacco che alla Gastronomia cambia ogni giorno. La cucina è aperta per chi volesse sedersi a pranzo dalle 12:30 alle 14:30. Servono piatti unici completi di riso, zuppa di miso e contorni. Buonissima l’anguilla Una-don: costa 19 euro ed è il piatto più costoso del pranzo. Ottimi anche il Teriyaki di pollo e il salmone grigliato al sale, 13 euro ciascuno.

Per cena è consigliata la prenotazione. Il menu, diviso tra antipasti e piatti principali, è vario: ci sono opzioni di carne, pesce e vegetariane. Molto buoni tra gli antipasti gli onighiri, le palline di riso che siamo abituati a vedere nei cartoni animati: costano 2,70 euro ciascuna e cambiano ripieno giornalmente, a seconda della reperibilità del prodotto. La Gastronomia Yamamoto utilizza infatti carni e verdure della regione Lombardia; i prodotti tipicamente giapponesi li importa dal Sol Levante. Come portata principale è davvero buono lo sgombro grigliato al sale, 9 euro e la bistecca alla wa-fu, cotta con una salsa a base di soia e burro: è la portata più costosa del menu serale, 17 euro.

La Gastronomia Yamamoto è un locale dove si respira aria di casa: «L’idea è proprio quella di far conoscere la cucina casalinga del Giappone», racconta Aya, «andiamo contro il cliché che mangiare giapponese sia uguale a mangiare sushi. È come un po’ per l’italiani: quante volte al mese mangiate la pizza? In Giappone credo che le persone mangino sushi un paio di volte in un mese». A gestirlo ogni giorno ci sono Aya e sua madre, Shih Chy Yamamoto: «Vogliamo ricreare a Milano il Giappone che sento quando torno a casa di nonna a Yokohama. Mi immagino il nonno che legge il giornale sul tatami mentre la nonna prepara il nikujaga, uno stufato di carne cotto con patate, cipolle e salsa di soia dolce. C’è un odore buonissimo a casa di nonna e spero che il nostro nikujaga sia buono come il suo», sorride Aya.

Gastronomia Yamamoto Milano, via Amadei 5. Tel 02 3674 1426. Aperto pranzo e cena, chiuso la domenica. Fb

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