Puntarelle d’Oro 2026 Milano, i migliori nuovi ristoranti e locali dell’anno. È già passato un anno e rileggendo le Puntarelle d’Oro 2025 Milano, c’erano già pensieri cupi e preoccupati sullo stato della ristorazione. Quest’anno non va meglio, anzi, e ormai si è consolidato un fenomeno di cui abbiamo parlato meglio qui: la morte del ristorante come lo abbiamo conosciuto. Nel senso che il ristorante “borghese“, chiamiamolo così, quello generalista, per famiglie o per amici, né trattoria ipertradizionale né ultra gourmet para stellato, fa sempre più fatica. Ogni città fa piazza a sé, anche se certi fenomeni sono ricorrenti e collegati: a Roma non va molto diversamente.
Quanto a Milano, anche per i motivi detti quest’anno non è stata facile la scelta, ma alla fine siamo soddisfatti. C’è una manciata di locali nuovi che per motivi diversi sono da provare e promettono bene (anche se si sa, il secondo e terzo anno sono il vero test della ristorazione di qualità). Da notare una tendenza sempre più marcata: l’uso della griglia, non solo per la carne. E dunque cominciamo, non senza notare una stranezza: quasi tutti i ristoranti hanno nomi stranieri. Non che abbiano per forza un’ispirazione o una proprietà non italiana, ma quando si tratta di battezzarli, si pensa sempre di più a nomi anglosassoni o esotici. E allora andiamo a vederli, prima nella lista e poi nel dettaglio.
E se volete invece una panoramica completa con i migliori ristoranti di Milano 2026, li trovate qui.
- disclaimer I criteri per la scelta sono due: il primo, come sapete, è che non prendiamo soldi dai locali per le recensioni e quindi siamo totalmente indipendenti; il secondo è il nostro gusto e la nostra visione, che avete imparato a conoscere in questi anni, e che non si basano soltanto sulla qualità della cucina, ma su una valutazione complessiva degli elementi che consentono l’esperienza di mangiare fuori, dall’ambiente al servizio, fino all’originalità della proposta. E dunque eccoci alla nostra lista delle Puntarelle d’Oro 2026 a Milano.

Puntarelle d’Oro 2026 Milano: i migliori ristoranti e locali
Ristorante: Yapa
Ristorante di pesce: Food Writers
Ristorante dell’hinterland: Thelema (Gaggiano)
Enoteca: Sandoy
Cucina di wine bar: Oasi
Sala da the: Moomenteria
Giapponese: Robata Kan
Pizzeria: Futura Pizzeria
Forno: Doca
Etnico: Balay
Ristorante – Good vibes Yapa

Se avete un amico romano che viene in città e non vuole provare la solita trattoria tradizionale, né il solito giapponese, portatelo da Yapa. Rappresenta in pieno, fino a quasi allo stereotipo, il modello del ristorante/locale milanese moderno, perfetto per giovani gourmet che però vogliono provare cose nuove in un’atmosfera divertente, con musica alta, luci basse, un lungo bancone dove si preparano splendidi cocktail (noi abbiamo provato uno straordinario Bloody Mary) e un menu nomade, tra Sud America e Asia. Non è un locale nuovo, ma è come se lo fosse: nato subito dopo il Covid, si è allargato quest’anno con il bancone cocktail e si è evoluto al punto da meritare il premio. Lo spazio è in total grey cementizio e brutalista, la cucina usa molto la tecnica robatayaki (cucina giapponese alla griglia) e il wok. Un locale per mangiare, divertirsi, stare bene. What else?
Ristorante di pesce – Best pasta&vongole Food Writers

Anche Food Writers, come Yapa, non è nuovo. Nasce nel 2017 come bottega e come bistrot e poi si è evoluto in un ristorante di pesce tanto raffinato quanto poco pretenzioso (per fortuna) nella forma. Gli perdoniamo volentieri il nome e partiamo dalle ostriche, anzi dal Plateau Grand Marée: ci sono ostriche, bulots e gamberi rosa cotti. Ma vi anticipiamo che qui abbiamo mangiato migliori spaghetti alle vongole degli ultimi cinque anni. Voi direte, e che ci vuole, sono spaghetti alle vongole. E invece no, le vongole vengono cotte alla brace e così il guscio si affumica. Poi si sgusciano, sono cotte in aglio e prezzemolo, e creano il loro fumetto, il brodo. Poi vengono raffreddate in acqua e ghiaccio, lasciate per una notte in frigo e poi tuffate al momento della cottura della pasta. Il risultato è uno spaghetto perfetto, con una cremina densa, affumicata, estasiante. Basta questo per giustificare una visita, ma la cucina di Claudio Rovai, con esperienze da Contraste e da Exit, è molto di più.
Ristorante dell’hinterland – Risotto perfetto Thelema (Gaggiano)

Ormai Gaggiano è un quartiere gastronomico di Milano. Ci si va per la sempre sia lodata Antica Trattoria del Gallo, per la Bettolina e ora è il caso di tornarci per Thelema. Che è un ristorante stellato senza avere la stella e soprattutto senza avere i prezzi di uno stellato. Il merito è tutto di Simone Tricarico, chef under 40 di Corsico, che ha lavorato a Montecarlo con Alain Ducasse, a Londra, a Parigi con Pascal Barbot, a Verona con Giancarlo Perbellini. Poi si è fermato e ha deciso di metter su una casa tutta sua. Milano costava troppo ed eccoci a Gaggiano. Noi vi segnaliamo due piatti straordinari. Il risotto, anzi Riso, Zafferano e Vitello. Un piatto perfetto, per cottura, densità, equilibrio di sapori. Un disco di riso cremoso, con ghirigori che indicano un ragù di stinco e di vitello, circondato da un’aureola di salsa allo zafferano. E il morbidissimo Agnello da latte brasato, con caciocavallo e cime di rapa.
Enoteca – Piccolo è bello Sandoy

Come ricavare un wine bar in un posticino minuscolo. Chiunque si sarebbe chiesto: ma che ci faccio in questa manciata di metri quadri? E invece Hippolyte Vautrin, parigino trapiantato a Milano, e titolare di Rost, ci ha visto un’ottima occasione per affiancare il suo locale adiacente. E così è nato, con un’acrobatica disposizione di sedie e tavoli a muro, un wine bar dove non si prenota e che offre vini naturali sconosciuti (o quasi) e un menu di piccoli piatti che rappresenta perfettamente la ricerca contemporanea dei giovani chef milanesi (vedi anche la vicina Osteria della Concorrenza). Nei classici e nei side, troviamo: baccalà, ostriche, acciughe, aglio cotto in grasso di pecora e crème fraiche ai porcini. E poi, sorpresa, eccoci ancora alla brace, filo conduttore delle nostre Puntarelle d’Oro. C’è un menu dedicato, con funghi+tuorlo; cannolicchi; pollo con chimichurri; zampina di pesce; radicchio+mandorla; spiedino di lumache. Menzione speciale per il godurioso Sandoy toast.
Bar à Vin – Normandia a Porta Venezia Oasi

Una posizione più centrale non potrebbe esserci. Al casello di Porta Venezia, tra Corso Venezia, i Bastioni e corso Buenos Aires, eccoci da Oasi, nei locali di un noto marchio di abbigliamento. C’è un bancone d’accoglienza con un paio di tavolini e poi una grande sala tranquilla. Niente di troppo cool o affollato, l’opposto forse di Sandoy. Ma non è il locale il punto di forza di Oasi. È invece il menu. Perché nella nouvelle vague dei wine bar milanesi, per fortuna le liste si stanno arricchendo, diversificando e pur senza diventare piatti da ristorante, offrono una qualità e un’originalità che non ti fa rimanere lì con il solo bicchiere in mano. La particolarità di Oasi è che si è scelto di virare sulla Francia, come indica il nome di bar à vin. E dunque, troviamo pane baguette e burro di Normandia demisel; les Tartinables; piattino di ostriche; formaggi francesi e mostarda alla frutta; gateau con patate alla Saint Jacques; escargot; terrina di faraona; zuppa di pesce di scoglio. Completa il quadro una buona carta di vini naturali, curata dalla brava Alessia Taffarel, già Contraste.
Puntarelle d’Oro 2026 Milano
Sala da the – benessere vellutato Momeenteria

Una sala da the contemporanea costruita come se fossimo a inizio ‘900, con un’atmosfera un po’ da Belle Époque e un po’ da locale nordico. È un locale su due piani molto bello, ai limiti del lezioso, creato da due amiche, Erica e Alessandra. In carta ci sono i blend firmati da Albino Ferri. Sui tavoli, c’è il “Tea Advisor” di Momenteeria, una sorta di assistente intelligente dedicato all’arte del tè. C’è anche light lunch e pasticceria. Se volete un cappuccino, c’è quello segreto, da provare.
Giapponese – La griglia in diretta Robata Kan

Dicevamo della cucina alla griglia. Robata Kan è il regno della cucina alla griglia giapponese, la robatayaki. Il gruppo Zekkocho, che a Tokyo ha 15 ristoranti, ha assunto l’eredità del primo ristorante robatayaki, la locanda chiamata Kyodo Shutei Robata, nata 75 anni fa. Qui da Robata Kan la gentilezza è di casa, grandi sorrisi, inchini e un’atmosfera piacevole, resa ancora più informale dal bancone chilometrico e ad angolo, con 16 posti.
Pizzeria – Scrocchiarella contemporanea Futura Pizzeria

I romani impazzano a Roma ma se finora a spopolare erano stati soprattutto i quattro primi dell’ave maria – carbonara, cacio e pepe, amatriciana e gricia – sbarcati in massa nelle mille trattorie pseudo tradizionali, ora è la volta di un panificatore e pizzaiolo d’eccezione. Luca Pezzetta. Come scrivevamo qui, il locale non è proprio bellissimo, la pizza, in compenso, è buonissima. Sottilissima, leggerissima, solo 160 grammi. Proprio come va di moda a Roma da qualche tempo: scrocchiarella, la chiamano (anche se di pizze sottili molto buone c’è anche quella di montagna di Denis). Discreta anche la carta dei vini e molto buono il Pan suisse con vitello tonnato.
Forno – Pane, caffè e saudade Doca

Doca è il diminuitivo di Padoca, ovvero bakery in brasiliano. Già, perché questo è una panetteria messa in piedi da Queren Girardi, una ragazza nata in Brasile, a Porto Alegre. Complice un erasmus all’università di Scienze Gastronomiche a Parma e un marito italiano, Queren comincia a lavorare a Milano. Prima da Longoni, poi da Tone. E infine, grazie a un bando del Comune, apre questo piccolo forno nella periferia sud di Milano, vicino a Corvetto. Un forno internazionale, con uno stile contemporaneo e familiare e un ambiente pulito e molto bello. Da provare la torta di carote con ganache al cioccolato, la torta di mais con confettura di guava fatta in casa e il pão de queijo, pane con amido di manioca e formaggio. A San Valentino sono arrivati anche i brigadeiros, dolci brasiliani delle feste.
Etnico – Tapas cool Balay

È un piccolo miracolo Balay, uno di quelli che possono succedere solo a Milano e che consente a un filippino Ray Ibarra, di diventare uno chef importante e di aprire un locale con cucina davvero filippina e per di più ottenere un gran successo in un pubblico giovanile, colto, internazionale. Insomma, siamo fuori dagli schemi degli etnici un po’ marginali, che piacciono solo perché low cost. Qui, all’opposto, siamo in un locale cool. E se è un peccato per molti milanesi, che danno più forma che sostanza, qui invece ci piace che si crei questa atmosfera speciale in un posto che non è la solita enoteca o il solito locale lussuoso. Ibarra ha lavorato in Bentoteca e da Pan e qui propone tapas filippine, accompagnati da una carta di vini naturali. Ottimo il servizio, che si districa tra tavolini molto vicini per raccontare nel dettaglio un menu complicatissimo perché fatto di piatti e materie prime ignote o quasi da noi (e reso ancora più difficile dal fatto che è scritto in inglese). Puoi trovare cose inusuali al nostro palato come il “banana ketchup”, i gamberetti fermentati, la salsa sawsawan e la tapioca.
