Nuove aperture a Milano agosto 2026. I nuovi ristoranti, già aperti o in via di apertura in città. Le anticipazioni, i menu e qualche giudizio sui posti dove siamo stati. Questa è naturalmente una selezione indipendente, realizzata dai collaboratori di Puntarella Rossa, che non ha rapporti economici con i ristoratori, non prende soldi né pasti gratis. Per segnalare nuove aperture: puntarellarossaweb@gmail.com
Nuove aperture a Milano agosto 2026
Qui i migliori ristoranti che restano aperti ad agosto 2026 a Milano
Trattoria Tina
Arriva a sorpresa, aperto dal 31 luglio, questo nuovo ristorante, con ottime credenziali. Perché tra i soci ci sono Simon Press e Matias Perdomo (di Contraste). E perché in cucina c’è Arianna Consiglio, giovane catanese di ottimi studi, ha fatto l’Alma, e con esperienze anche a Piazza Duomo, di Alba. E poi il defunto Exit, gastronomia urbana. Con questo background, si potrebbe pensare a un ristorante di alta cucina e invece Tina (è un leit motiv di queste nuove aperture, come vedremo) opta per un ritorno alla semplicità, alla cucina della quotidianità, lontana da sperimentazioni ed etnicismi. E dunque, in carta, piatti italiani tradizionali, lo spaghetto al pomodoro (14 euro, fatto come si deve, è una meraviglia, com’è noto), le tagliatelle al ragù (18), le linguine alle vongole (18), arista di maiale (20) e l’insalata di trippa (20). Conto moderato, come si vede e anche la carta dei vini partirà da prezzi abbordabili. Ambiente piccolo, da trattoria, con trenta coperti.
Sorelle Poma

Milano si sa, è città che va per mode ed entusiasmi e questa nuova apertura è stata salutata con notevole entusiasmo mediatico e social. Perché? Perché, innanzitutto, ad aprirlo sono stati Caterina e Vladimiro Poma, che sono fratelli (il Sorelle è ironico) e che hanno lavorato da Erba Brusca, Ratanà e da Silvano e cioè in posti che uniscono alla qualità anche un forte hype. E dunque le attese erano molte, anche perché il locale si inserisce in questa new wave che rifugge dal ristorante tradizionale e considera il mangiare di qualità il companatico di una festa mobile. Quello che una volta era l’aperitivo con il tocco di parmigiano e un Campari, ora è diventato una cena in piedi, con musica alta e piatti piccoli ma di qualità.
Bene, per chi ama questo modello, e lo amano molti trenta-quarantenni. Poi, certo, può non piacere. A noi, per esempio, non fa impazzire dover mangiare in piedi, lasciando i piatti su minuscoli tavolini rotondi impilati nei cosiddetti dissuasori, elementi grigi acciaio dell’arredo urbano. Ancor meno, ci piace mangiare in salette piccole e rumorosissime, con musica alta, come quella dell’entrata, che viene chiama Osteria. Peraltro, per ora non c’è prenotazione: quindi si arriva e si prova. Vabbè. Ma son gusti. E poi, soprattutto, c’è un’altra sala, chiamata Trattoria, dove da settembre, si spera, i 24 coperti saranno un po’ più tranquilli, prenotabili e al riparo.
Nel frattempo, c’è da segnalare con favore la scelta della zona, via Porpora, ovvero Lambrate, che non ha grandi locali di qualità ma dovrebbe averli. E la qualità dei piatti. Già, che si mangia? Si lavora sul ritorno alla semplicità retrò, altra moda. Un esempio per tutti: la michetta con la cotoletta (il pane è del vicino panificio Danelli). Poi il cappon magro genovese (16 euro, i Poma sono di Imperia), la panissa fritta alla vietnamita (10€), gli ottimi friggitelli ripieni di tonno, acciughe e capperi (10 euro), coniglio alla ligure. Tra i dolci, i bizzarri fiori di zucca da inzuppare nello zucchero.
I prezzi son moderati, ma le porzioni di più. I friggitelli, per dire, sono due: piattino misero, anche se buonissimo. Quanto ai vini, poche referenze moderne, non solo naturali.
Ma quindi com’è? Promosso o bocciato? Diciamo, rimandato a settembre. Vediamo, quando l’hype si sarà placato, se si troverà un equilibrio e soprattutto se la Trattoria riuscirà a fare breccia.
Sorelle Pome, via Porpora 154
Bar Normale

Nella città dove la moda e la modernità imperano, si diceva, c’è chi prova a navigare controvento. Con il rischio, di aderire alla moda, contrastandola. Vien da pensare questo, leggendo del Bar normale, così si chiama, che dichiara apertamente sin dal nome la nostalgia per i bar di una volta. Ah, i bei tempi andati. E cosa si mangia nel Bar normale? L’avete indovinato, la michetta, che si candida a diventare la nuova moda retrò del momento, dopo i mondeghili. La versione michetta con salame, poi, è perfetta: ricorda l’operaio o lo studente degli anni ’60 in pausa pranzo. Roberta Viale e Vincenzo “Vins” Todaro hanno aperto questo bar con la dichiarata intenzione che diventi un posto dove incontrarsi, parlare, scambiarsi idee davanti a un bicchiere. Al Gambero Rosso hanno spiegato che hanno preso ispirazione anche da una frase di Massimo Troisi dal film Ricomincio da tre: “Gente normale che ogni tanto…”. La moda retrò non manca anche in quel che si beve: vini del territorio, naturalmente, ma anche il Camparino e la birra Forst (se siete stati al bar Picchio, quello è l’estremo de
Bar Sport

È incredibile, ma anche il Bar sport nasce dalla stessa logica del Bar Normale. Nostalgia a pacchi, gusto retrò, gli anni ’60 nel cuore e l’idea di rifuggire dalla moda dei bar patinati e fighetti per rifluire però nell’altra moda dei baretti vintage, un po’ brutalisti, con il perlinato di legno. I cinque amici che hanno avuto l’idea, l’hanno realizzata in via Stoppani, zona porta Venezia. C’è tutto quel che ci si aspetta da un bar sport anni ’60 milanese: cocktail di gamberi, flipper, racchette da tennis, vecchi televisori con tubo catodico, scritte “Totocalcio” e “Totip”. Si mangiucchia: oltre al cocktail di gamberi, qui niente michetta, ma toast, caprese e taglieri. Non si capisce perché nessuno abbia ancora ritirato fuori il formaggino Mio.
Bar Tolomeo – Eustachi

Là dove c’era Gud, sempre più spento, c’è ora Bar Tolomeo, aperto da cinque soci (auguri): sono Ugo Fava, Fabio Lucarelli, Martina Lucattelli, Benedetta Merlini e Gloria Cingolani. Alcuni nomi sono noti e spiccano Lucarelli e Lucattelli, che hanno aperto Gesto, Oasi e Ufo. Com’è questo Bar Tolomeo? Un bar, che ha un bello spazio davanti, quindi perfetto per la colazione. Ha un concept un po’ diverso dai bar tradizionali e anche dai nuovi. L’idea è quella di offrire una colazione e un brunch ricco, con caffetteria classica, ma anche matcha e dintorni, yogurt frutta e granola (6 euro), porridge con latte d’avena frutta e mandorle (7). Poi ci sono i croffle (2 euro), che loro definiscono brioche schiacciate alla piastra e che in pratica somigliano molto da vicino alle gaufre o waffle del Belgio. Ci sono versione dolce o salata, semplici o ripiene (di ricotta o burro d’arachidi, di salmone o avocado e qui si arriva a 12-13 euro). Curiosamente non ci sono brioche: nessuna alternativa al “croffle”, e questo risulta decisamente penalizzante. A pranzo, cous cous (11), tartare (11) e carpaccio di pomodoro e salsa tonnata.
Via Eustachi, 25
Ciurma

Dopo l’estate aprirà in via Solferino, al posto di Eggs, Ciurma, che conta già cinque locali tutti in Sicilia, tra Palermo, Catania e Isola delle femmine. L’idea è quella di una cucina di pesce easy, con al centro i panini di mare (tipo Pescaria, per intenderci).

