Il party di Zero per i 20 anni a Roma e la maratona dei bartender. Daniele Gentili: “Vi racconto la rivoluzione mixology”

Il party di Zero per i 20 anni a Roma e la maratona dei bartender. Daniele Gentili: “Vi racconto la rivoluzione mixology”

Il party di Zero per i 20 anni a Roma. Roma riparte da Zero: sabato 27 gennaio dalle 18 alle 6 si festeggiano a Roma i vent’anni della rivista, nata a Milano nel ’96 e portata nella Capitale da Andrea Amichetti nel 1998. Al Quirinetta ci saranno 12 ore di musica no stop: 30 dj e 40 bartender animeranno la serata, offrendo ogni ora uno spettacolo e una degustazione diversa. Erano 23 i dj e 30 i barman due anni fa a Milano, arrivati per festeggiare la nascita del primo free press tascabile nato con l’intento di mandare i lettori a divertirsi. Il tutto sarà accompagnato dall’esposizione di vent’anni di copertine, per scoprire l’evoluzione di due decenni di lavoro editoriale.

Tema della serata? La ripartenza di Roma, città in difficoltà ma con mille potenzialità. La presenza dei bartender dà l’occasione per approfondire la nuova cultura del drink, conosciuta come “mixology”. Ne abbiamo parlato con Daniele Gentili, bar manager del Marco Martini cocktail bar – la terrazza del The Corner – , uno dei protagonisti della serata, in postazione con Francesco Pirineo e Giorgio Vicario dalle 3 alle 4 di notte.

Cosa si intende per “nuova cultura della mixology”?

“In realtà, più che una novità, la cultura del buon bere è una riscoperta. Negli ultimi cinque anni c’è stata una rivoluzione e la qualità media dei bartender è cresciuta”.

Come è stato possibile?

“Rispetto a quello che si faceva dieci anni fa, ora si propongono nuove cose: si propongono ad esempio sciroppi a base di lavanda fatti in casa; si valutano delle tecniche di miscelazione che vanno oltre la classica shakerata. Si ragiona su come portare delle varianti classiche verso un palato più moderno”.

Come è messa l’Italia rispetto agli altri paesi?

“La rivoluzione in questi ultimi anni qui è stata forte. Quindi direi che siamo allo stesso livello degli altri Stati del mondo. Io ho vissuto a Londra e ti assicuro che la qualità del bere non è distante dalla qualità del bere che trovi qui”.

Però?

“Ciò che cambia sono il pubblico e la percentuale di locali: in Inghilterra, ogni cento bar in cui entri, in trenta bevi bene. Qui in dieci. Però finalmente ci siamo resi conto che c’è bisogno di professionisti dietro al bancone”.

Quali sono le città in cui è più forte la cultura della mixology?

“Le due città che hanno sempre creato tendenza sono Londra e New York. Oggi invece il posto che va di più è l’Asia, perché lì si guadagna di più. Ed è lì che si stanno spostando i migliori professionisti”.

Parallelamente è cambiato anche il cliente?

“Sì, il cliente è diventato più esigente rispetto a molti anni fa. Mi è capitato di fare una serata in discoteca, al Goa, a dicembre. Al posto di chiedermi il solito Gin Tonic, al banco mi hanno chiesto il Manhattan”.

Sabato sera alla festa di Zero cosa farai?

“Sabato sera farò una ricetta abbastanza semplice: io ci sarò dalle tre alle quattro, con Francesco Pirineo e Giorgio Vicario. Lavoreremo su una ricetta di un sour base bourbon: il mio verrà un sour color rosso fatto con succo di rapa rossa; quello di Francesco sarà un sour base bourbon di colore nero, perché lavorerà con uno sciroppo fatto col carbone vegetale”.

Il tuo cocktail preferito?

“Daiquiri”.

E quello che preferisci fare?

“Anche”.

Le qualità più importanti che deve avere un bartender?

“Ordine e cultura: se un bartender è ordinato, capisci che è ordinato mentalmente; deve essere poi culturalmente assetato. Uno che si informa non solo del mondo del bar, ma di tutto. Perché da tutto poi si  trae ispirazione per le ricette. Se parli solo di bar non vai lontano”.

La tua prima creazione?

“Non ricordo bene, ma penso che la prima volta ho preso l’acqua tonica, ci ho aggiunto un po’ di rum e qualcosa di colorato. Blu, giallo o rosso”.

E l’ultima?

“L’Angel’s Drop, la ricetta che sta sul nostro menù: c’è lo sciroppo di mele fermentato, c’è un un blend di scotch whisky e shochu – che è un distillato di orzo giapponese – c’è un bitter fatto in casa, c’è una riduzione di vino di bordeaux erbe di Provenza. Francia, Italia, Giappone e Scozia: è un po’ un viaggio intorno al mondo, servito dentro una fontana di assenzio”.

Qual è il filo conduttore nelle proposte tue e di Marco Martini?

“Qui abbiamo sinergia tra cucina e bar: il menù è sempre abbinato. Quello della cucina e quello del bar cambiano contemporaneamente”.

 

Party al Quirinetta
Dove: via Marco Minghetti 2 – Roma.
Quando: sabato 27 gennaio
Prezzi e orari: dalle 18 alle 21 ingresso gratuito, dalle 21 alle 24 5€, dalle 24 in poi 10€

 

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