Slow Food Story, Petrini attacca Masterchef: pornografia gastronomica

Slow Food Story, il bel documentario di Stefano Sardo, prodotto dalla Indigo di Nicola Giuliano, arriverà nelle sale il 30 maggio. Oggi a presentarlo, al Quattro Fontane di Roma, oltre alla moderatrice Lella Costa, c'era il protagonista, Carlìn Petrini, con tanto di barba e di sciarpa sapienziale. Conferenza stampa interessante, che ha avuto un'impennata quando Petrini ha lanciato il suo j'accuse contro Masterchef: "Ci stiamo riconglionendo tutti nel circo mefitico della gastronomia mediatica. Questa è pornografia alimentare, con tutti questi maître à penser, rigorosamente al maschile". Petrini se la prende anche con Carlo Cracco:"Io lo conosco, è anche mio amico. Ma ora è cambiato, a Masterchef deve essere cattivo. Ma io me lo ricordo Cracco, non faceva male a una mosca, ma dai, sei fuori di cervello, pigliala più bassa, ricordati di quando hai iniziato te". 

Masterchef a parte, è stato interessante notare la percezione che aveva il pubblico (di giornalisti e non) alla visione del film. Grande empatia e divertimento, ma all'apparire del faccione di Gianni Alemanno, scandalo e sconcerto. Con tanto di domande piccate al regista Sardo sul perché di una presenza che rovinava, a loro dire, la storia. Eppure, il Carlìn è anche questo. Sardo ha avuto buon gioco nel ricordare che la purezza non ha senso, che "bisogna stare nelle contraddizioni, stare nel mondo e non pontificare da fuori". Petrini lo sa bene e il film ne fa un accenno (che poteva essere più ampio). La sua rivoluzione, straordinaria e necessaria, con il tempo si è fatta impresa e le contiguità ideologiche con leghismi e destre, in termini di approccio talvolta passatista e nostalgico, sono diventate più evidenti. Fino a intrecciarsi anche economicamente: tra i migliori amici di Petrini c'è proprio Alemanno, ma ci sono anche Galan e Zaia, governatori e ministri che hanno elargito finanziamenti generosi alle iniziative del nostro. Oltre le larghe intese di Letta. Nulla di male, a parte la rimozione collettiva e un certo sorvolare. A suo merito Petrini non rinnega l'apporto del sindaco di Roma: "Il tanto dispregiato Alemanno ha fatto una cosa bellissima, mettendo il biologico nelle scuole".

Comunque, il film è da vedere. Perché racconta un periodo importante della storia italiana e un movimento che meritoriamente ha cambiato la nostra percezione del cibo. Petrini, con la sua vitalità, la sua intraprendenza, la sua capacità visionaria, ha messo in piedi una macchina che non è solo merce, ma pensiero. Contraddittorio, talvolta criticabile, ma da conoscere. Ora si tratta di vederlo: la distribuzione sarà difficile e il pubblico chissà. Del resto, come ricorda il produttore Giuliano, "in Italia c'è un 47 per cento di analfabetismo funzionale. La gente non capisce quello che legge". Spesso non capisce quello che mangia, figuriamoci quello che vede.  Film e storie così possono aiutare a cambiare. Anche se noi Masterchef continueremo a vederlo serenamente.