La biodinamica di Carlo Noro. C’è una luce particolare negli occhi di Carlo Noro che mi colpisce subito quando mi accoglie un po’ trafelato insieme al figlio Valerio nella sua azienda agricola nei pressi di Labico. Un’energia folgorante ed estremamente tangibile di chi è votato non soltanto al suo lavoro, ma a un fine superiore: “Lasciare al meglio ciò che non ci appartiene e che c’era prima di noi”. È un tardo pomeriggio estivo di venerdì, ma Carlo deve ancora lavorare, la sua instancabile devozione alla terra non conosce pausa. “È sposato con la Terra e poi con mia madre” scherza Valerio che insieme al fratello Simone porta avanti la scuola Professione Biodinamica e la cantina.

La storia di una vocazione
Carlo Noro si avvicina alla biodinamica negli anni ’70, quando inizia a creare i preparati secondo il metodo australiano. Nel continente oceanico c’era già un grande lavoro e una mole di risultati che la rendevano una pratica molto diffusa, tant’è che oggi esiste la figura professionale di ingegnere agronomo biodinamico. È ad una conferenza sui lavori di Steiner che Carlo conosce Alex Podolinsky, contadino australiano e pioniere di questa disciplina che rimane estasiato alla vista dei suoi preparati e lo convince a cambiare vita. Così, votato come ad una sorta di missione, abbandona il suo lavoro in banca a Roma e nel 1998 si trasferisce nella piccola valle umida e piuttosto fredda dietro le colline di Labico.
Da subito capisce che è una zona inquinatissima, il fattore da cui rileva i terreni riteneva impossibile coltivare in quanto le malattie colpivano indistintamente qualsiasi tipo di coltura in maniera molto aggressiva. Qui mette a punto i suoi preparati biodinamici come cornoletame e cornosilice e aumenta molto i dosaggi solitamente necessari a creare quell’equilibrio che permette alle colture di prosperare secondo natura. In qualche anno riesce a rendere nuovamente viva e fertile la terra e a coltivare diversi tipi di ortaggi.

Oggi, dopo quasi trent’anni Carlo Noro è diventato il punto di riferimento italiano e non solo di questo tipo di approccio agronomico, oltre ad essere il più grande produttore di preparati biodinamici in Italia. Non solo, insieme al biologo Michele Lorenzetti ha fondato Professione Biodinamica: una scuola che forma e assiste agricoltori oltre a supportare la biodinamica tramite ricerca scientifica.

Cos’è la biodinamica
Insieme a Valerio Noro, cerchiamo di capire per quali motivi questo tipo di approccio all’agricoltura abbia suscitato tanto interesse negli ultimi anni, ma anche critiche talmente aspre da paragonare la biodinamica alla stregoneria.
La biodinamica racchiude una serie di pratiche agricole impregnate di una visione spirituale e antroposofica del filosofo tedesco Rudolf Steiner. Secondo quest’ultimo, solo attraverso un approccio olistico che abbracci l’uomo, il suolo e la vita che si sviluppa su di esso si può ottenere un’agricoltura più in equilibrio con l’ecosistema terrestre. Nelle idee di Steiner, spiritualità, forze astrali e microorganismi attivi, vengono materialmente trasferiti al terreno tramite i famosi preparati. Tra i più utilizzati ci sono sicuramente il cornoletame e il cornosilice, entrambi rilasciati tramite la tecnica della dinamizzazione, la quale permette ai composti di diluirsi perfettamente in acqua ed esser meglio assorbiti dalle piante.
Il primo consiste nell’inserire letame di vacche nei loro corni e interrarle nei mesi invernali. Qui i microrganismi presenti nel letame si nutrono della cheratina del corno e trasformano lo stallatico in sostanza umica. Una volta dissotterrati si avrà quindi un humus ricco di colonie batteriche e alcuni funghi preziosi per la salute del terreno, perché capaci di renderlo vivo e in continua evoluzione. La silice finemente triturata del secondo, invece, riflettendo e propagando la luce, aumenta la capacità fotosintetica delle piante. “Non lavora pompando la pianta, ma piuttosto la riporta in equilibrio con quello che è il biocontrollo” spiega Valerio.

La biodinamica oggi
Ma la biodinamica di oggi è cambiata molto dai principi teorici steineriani. “È bene che l’antroposofia ci sia, ma a patto che si sia raggiunto un alto livello di qualità dell’agricoltura grazie ai preparati. Sono questi che innescano la trasformazione del suolo. Agli agricoltori bisogna dare i risultati perché chi viene da noi spesso ha un’emergenza. Naturalmente poi per fare biodinamica ci vuole sensibilità. Bisogna sapere osservare la pianta da un punto di vista diverso, capire che si interagisce con il cielo, la terra e con tutto l’ecosistema”.
La biodinamica negli ultimi mesi è salita alla ribalta del discorso pubblico in quanto in parlamento si è discusso di finanziarla equiparandola all’agricoltura biologica. Ma non c’è stata chiarezza nell’informazione e ci si è limitati a trattare la questione in maniera manichea, stigmatizzandola come stregoneria o idolatrandola come l’ancora di salvezza per un mondo alla deriva. Bisognerebbe invece andare più a fondo, vederne i risultati dove utilizzata, oltre il fascino un po’ esoterico di una pratica che ormai dà lavoro a migliaia di persone. Compito sicuramente non semplice visto che gran parte della popolazione spesso non ha idea neanche di come sia fatta una pianta di pomodoro.
Non più sostenibilità, ma miglioramento
“È un approccio che lavora sulla prevenzione e mai sul sintomo, l’agricoltura convenzionale non alimenta le piante ma fa loro una flebo. Se io mangio bene sto bene, se continuo a mangiare bene negli anni starò sempre meglio. Le piante sono fatte esattamente come il nostro intestino. Il terreno è il sistema immunitario della pianta e devo lavorarlo come se io stessi mangiando. Sono processi molto lunghi, ma i danni che abbiamo oggi sulla salute hanno un’origine molto lontana negli anni”. Addirittura dal Dopoguerra quando “bisognava sfamare un’intera nazione e ancora non si conosceva la dannosità dei fitofarmaci”.
L’approccio biodinamico supera anche tutto il discorso sulla sostenibilità che negli ultimi anni anche istituzioni e imprese hanno fatto proprio. Punta infatti a migliorare e non soltanto a sostenere una determinata situazione. “Il punto di arrivo non è la sostenibilità, ma è il miglioramento, che è il cambiamento che porta il terreno a diventare humus”. Una terra viva, dinamica appunto e quindi fertile.

Diversi ricercatori, capitanati dalla senatrice a vita Cattaneo si sono scagliati contro la biodinamica, tacciandola come una pseudoscienza dannosa, molto più vicina alla stregoneria che a una pratica agronomica. “Se siamo visti come una setta la colpa è anche nostra. Siamo noi che dobbiamo metterci a misura della persona che abbiamo davanti perché stiamo insegnando qualcosa e dobbiamo parlare il suo linguaggio. Per anni la biodinamica ha avuto un approccio troppo filosofico, allontanando gli agricoltori, invece bisogna essere più pragmatici, bisogna portarne i risultati”.
I limiti dell’agricoltura convenzionale
È evidente però che l’agricoltura di tipo convenzionale basata sulla chimica e sul fitofarmaco non sia più la risposta giusta (o quanto meno l’unica) ai bisogni di una Terra resa troppo spesso infertile proprio perché poco rispettata dall’agricoltura stessa. “Oggi la prima causa dell’abbandono delle campagne è l’agricoltura convenzionale perché alla lunga la chimica rendere il suolo sterile”.
Vi è anche un risvolto sanitario intrinseco al tipo di agricoltura che vogliamo intraprendere. “Bisogna fare un’agricoltura più consapevole, in quanto l’agricoltore è il primo responsabile della salute delle persone. “Negli ultimi decenni non siamo stati abituati a lavorare sulla prevenzione, ma sul sintomo e di conseguenza con l’utilizzo di fitofarmaci, ma la natura ci insegna che si autocorregge”.

Sebbene ci siano molti giovani sensibili a un “ritorno alla Terra” e ad un suo miglioramento, metter su un’azienda agricola non è affatto semplice. “È molto difficoltoso, in quanto le aziende agricole dei giovani hanno un disperato bisogno di fondi. C’è molto interesse anche nei nostri corsi ma poi troppo spesso manca l’innesto economico per iniziare”.
Che ben venga quindi qualsiasi tipo di aiuto, perché abbiamo bisogno di agricoltori che cambino e ci vorrà almeno una generazione per vedere i risultati di questi cambiamenti.
Professione Biodinamica. Via di Valle Fredda 31, Labico (RM). Tel. 06 9511243. Sito, Facebook, Instagram
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