Enrico Bartolini e Covid: “Ristori dpcm non bastano. Supermercati più pericolosi dei ristoranti”

Enrico Bartolini e Covid: “Ristori dpcm non bastano. Supermercati più pericolosi dei ristoranti”

Enrico Bartolini e Covid. Quando Enrico Bartolini decide di parlare, vuol dire che c’è un messaggio forte da far arrivare a qualcuno. E alla notizia della Lombardia in zona arancione da lunedì 11 gennaio 2021, che ha come conseguenza la chiusura prolungata dei ristoranti, lo chef pluristellato non poteva restare in silenzio. “Per la prima volta in vita mia ho provato invidia – dichiara al Corriere della Sera – per i colleghi stranieri che hanno ricevuto ristori ben più consistenti dei nostri. E per i parrucchieri, che hanno potuto mettermi le mani in testa quando io non ho potuto cucinare per dei clienti che sarebbero stati a distanza di sicurezza”.

Richiesta d’aiuto

La sua non è un polemica, ma una richiesta di aiuto al Governo nei confronti di un settore che ha duramente subìto gli effetti della pandemia. Un settore che non comprende solo ristoranti e locali: “Dietro di noi c’è un’intera filiera che soffre. Famiglie senza stipendio da mesi”. Cosa chiede lo chef? “Manovre che ci rassicurino”, come sgravi consistenti sugli affitti (altissimi a Milano), piani di investimento a tassi agevolati. Ma sottolinea anche quelle che, a suo parere, sono le mancanze più gravi da parte del Governo. Nessuno ha mai detto che la pandemia sia una faccenda facile da gestire “ma in qualche modo va gestita”. Prosegue Enrico Bartolini: “Non si può dire ai ristoratori l’11 dicembre che potranno aprire dal 13 fino a fine mese, e poi all’improvviso comunicare che dalla Vigilia di Natale saranno di nuovo chiusi. Se lo avessi saputo non avrei aperto solo per pranzo per una settimana: è stato più l’esborso dell’incasso. Stesso film in questi giorni: eravamo pronti a riaprire dal 7 gennaio, invece niente”.

© Francesco Mion

“Finita la pandemia ripartiremo”

Anche sul fattore sicurezza Bartolini ha qualcosa da dire. “Viene prima di tutto”, va bene stare chiusi se è necessario, “però per dirla proprio tutta io mi sono sentito molto più esposto al virus al supermercato che nella sala del mio ristorante tre stelle Michelin”. Il suo Mudec al terzo piano del Museo delle Culture di Milano conta otto tavoli: difficile pensare che in un ambiente così grande e con un numero molto limitato di ospiti le distanze non vengano rispettate. E cosa dire dei ristori? Per lo chef quanto fatto fino a oggi è stato prezioso, ma non sufficiente per coprire le spese. Ma nonostante i problemi, al settore non manca di certo la positività: “Sono convinto che una volta finita la pandemia ripartiremo, che le persone ci verranno a trovare volentieri e che verremo ripagati con gli interessi dei mesi di lavoro persi”. Ma prima bisogna pensare a come arrivare alla cosiddetta ripartenza, e anche qui Bartolini parla chiaro: “Ci diano speranza facendoci investire in modo agile”.

 

[Foto copertina Paolo Chiodini]

About author

You might also like

Carlo Cracco vuole aprire una scuola di cucina a Milano

Carlo Cracco, scuola di cucina a Milano. Al noto chef e personaggio tv non bastano il suo mega ristorante in Galleria. Ed evidentemente Carlo e Camilla in Segheria e il più …

News 0 Comments

MasterChef per un giorno, domenica a Milano 12 concorrenti e lo sguardo severo di Bruno Barbieri

I fan della più famosa gara culinaria del piccolo schermo attendono con ansia l’arrivo della terza stagione di MasterChef, in prima serata su Sky Uno HD dal prossimo 19 dicembre, …

Gelateria Bartocci Roma, un gelato di famiglia (che vince premi con il Bartoccioso)

Gelateria Bartocci Roma Di franchising, catene e imprese ristorative che fanno business e diventano brand, oggi ce ne sono a bizzeffe e se ne scrive molto. Ma ci sono piccole realtà di famiglie …