Camillo è il ristorante di Piazza Navona a Roma che ha ripensato il concetto di locale turistico, con un’offerta valida che è riuscita nell’impresa di riaccogliere i residenti in uno dei luoghi simbolo della città.
Nella selva selvaggia dei ristoranti romani che proliferano senza sosta in centro storico, esistono realtà che hanno trovato una loro strada per competere con la concorrenza, rappresentando un approdo anche per chi vive in città e rifugge con caparbia da pizze e carciofi in gomma, esposti come trofei. Tra questi indirizzi c’è Camillo a Piazza Navona, la cui presenza in uno dei luoghi più presi d’assalto dal turismo di massa del pianeta è la prova che – a volte – vale ancora la pena addentrarsi nel cuore della Capitale per mangiare una carbonara o un cheeseburger, che qui convivono pacificamente.

Dietro al progetto di Camillo ci sono i fratelli Filippo e Tommaso De Sanctis, di cui vi abbiamo già parlato lo scorso anno in occasione dell’apertura a Garbatella di Manero, patria di burger e pollo fritto alla coreana (Puntarella d’Oro 2026). Un’insegna dedicata allo street food, la cui gestazione ha avuto origine proprio tra queste mura del rione Parione, come spiega Filippo a Puntarella Rossa. E diciamolo, loro non sono proprio gli ultimi arrivati in zona, considerando che le prime attività commerciali della famiglia De Sanctis in piazza risalgono al 1890. Nei loro ricordi di bambini c’è uno spazio in cui ancora esistono insegne di servizio per i cittadini, come il loro negozio di articoli da regalo, che solo nel 1996 ha lasciato spazio al ristorante. Poi nel 2020, anno orribile della ristorazione, è iniziato il nuovo corso di Camillo, così ribattezzato in onore del nome del nonno.
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Camillo, il ristorante di Piazza Navona (anche) per i romani

“Nell’enorme sfortuna che è stato il Covid come evento generale, per noi ha avuto l’effetto secondario di fare un reset dell’attività“, ricorda Filippo. Di fatto, l’occasione per passare da un format tradizionale, con tanto di camerieri in papillon, a uno più contemporaneo: “Il locale di prima è morto, ne è nato uno a cui abbiamo dato la nostra firma, in un momento in cui la piazza è tornata ai romani, tra riaperture e autocertificazioni. Il progetto è nato in quel momento, con le persone del posto. Abbiamo montato un bancone sull’uscio e iniziato a fare cocktalini e spritzetti in barattolo da asporto”. Anche con la fine della pandemia e il ritorno del turismo di massa, resta in loro l’idea che non ci si debba prostrare passivamente a quanto i turisti si aspettano di trovare lì sulla base di foto e stereotipi, ma perseguire con un percorso proprio, più contemporaneo, parlando anche e soprattutto ai romani, di nascita o d’adozione.
Un ristorante a Piazza Navona en plein air

Camillo si estende principalmente all’aperto, contando su un centinaio di posti a sedere, dai quali è ben visibile la titanica Fontana dei Quattro Fiumi, progettata da Gian Lorenzo Bernini. Un moderno salotto urbano, che si trova subito sulla destra, se si arriva da Corsia Agonale, la strada compresa tra Piazza Navona e Piazza Madama. All’interno c’è il bancone del cocktail bar, ma la vita del ristorante è principalmente all’esterno, con la vista che è parte stessa della proposta. Non passa inosservato il colore di rottura scelto per gli arredi e il menu, un rosa acceso, decisamente inconsueto nei dintorni. “I romani di solito evitano questa zona”: la sfida di Camillo, vinta, è stata quella di riportarli in piazza. Considerando la location, resta indiscussa la presenza turistica, con una specifica: “Per noi il cliente straniero ideale è quello che viene non perché sceglie un posto a caso, ma magari perché consigliato proprio da una persona del posto. In ogni caso, un cliente consapevole“.
Cosa si mangia da Camillo

La proposta di Camillo è trasversale, un po’ per tutti. “Non facciamo un prodotto elitario, anzi abbiamo deformalizzato rispetto a prima. Il nostro locale è l’espressione di qualcosa che resta in Piazza Navona, ma in ottica attualizzata. Io non sono mio nonno e quindi non voglio mangiare come lui”, sottolinea Filippo. E se a pranzo sono più i turisti a riempire i tavoli, la sera e il weekend il dehors si anima anche di romani, tra brunch, aperitivi e drink serali. “In generale, tutto quello che possiamo fare in casa lo facciamo, come per la pasta. Questa è la filosofia che torna anche da Manero, quindi il burger che trovate lì è quello di Camillo, sottilette incluse”, ricordano dall’insegna. “Ci differenziamo però da chi fa tradizione e magari in un’amatriciana ci mettiamo il miso e il gochujang“.

Quanto al menu, al di là della presenza di alcuni piatti della romanità (carbonara, cacio e pepe, polpette al sugo), meritano di essere attenzionati quelli con un twist più originale, come la lasagna piastrata, così rifinita per triplicarne la croccantezza (21 euro). Non manca anche il primo della discordia per eccellenza, le Fettuccine Alfredo, qui fatte con crema di burro, parmigiano e miso di nocciole (22). Rivisitazioni che non sono solo l’esito di sperimentazioni formali fine a se stesse, bensì il frutto della collaudata visione cosmopolita dei due fratelli, che sono riusciti a far coesistere nella stessa carta un club sandwich e un vitello tonnato. L’animo street di Camillo non ha un posto secondario perché ci sono romani che tornano anche solo per quell’ormai famoso pollo fritto succulento, fatto con salsa agrodolce coreana, leggermente piccante (14); lo stesso vale per il cheeseburger (16).
Cosa si beve da Camillo

È impossibile non dedicare un paragrafo a sé ai drink, anche solo per il fatto che quegli spritzetti citati da Filippo e risalenti all’epoca della pandemia hanno contribuito alla ridefinizione dell’attività di famiglia, con la pausa aperitivo che è entrata a far parte a pieno titolo della nuova tradizione firmata Camillo. “I romani che di solito si rintanavano nei vicoli sono tornati in piazza a bere“, afferma De Sanctis. Proprio a loro il locale ancora parla, al punto da dedicare pure uno sconto del 20%, tramite autodichiarazione: “Se ci dici che sei romano, te lo facciamo. Non è uno scherzo. Capiamo chi mente”, specifica l’imprenditore sorridendo. Quanto alla drink list, si spazia dai classici (Mojito, Bloody Mary) ai signature, come il best seller “Pink” (rum infuso con ananas, lamponi, vaniglia, pimento e chiodi di garofano, mix di Agrumi, 14 euro) o ancora il Cinnamon Puccini (Franciacorta, mandarino, cannella, 13 euro). Oltre alle birre alla spina e ai vini convenzionali, tra bollicine, bianchi, rossi e rosati, Camillo ama arricchire la sua carta con proposte artigianali da piccoli produttori italiani.
Camillo A Piazza Navona. Piazza Navona, 79-81, Roma. Tel. 06 5655 8161. Sito. Facebook. Instragram.
