Farinetti cerca cuochi e macellai, ma non è l’unico

Farinetti cerca cuochi e macellai. Qui spesso si è criticato Oscar Farinetti per le sue doti, diciamo, di estrosa paraculaggine, che lo hanno portato nell’empireo degli imprenditori enogastronomici italiani, insieme naturalmente a una buone dose di acume e di intelligenza pratica. E tra siparietti con l’allora premier Matteo Renzi e lanci di vini sedicenti “liberi“, l’ex proprietario di Unieuro non si è fatto mancare nulla per scalare le vette del successo. Mettendo da parte per un attimo le sue lodi sperticate per il jobs act e la paga non miliardaria offerta ai suoi lavoratori, leggiamo la sua lettera sul Corriere. Naturalmente, è una lettera per fatto personale, come sempre. Oscar cerca personale per il suo impero Eataly, sempre in espansione. Ma forse da qui si potrebbe partire per affermare un concetto piuttosto semplice:  non solo a Eataly, ma anche all’Italia mancano cuochi e sous chef, commis e macellai, capi partita e addetti ai salumi e formaggi, pizzaioli e panettieri.

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Sembra un appello a fini personali. E lo è. Ma chiunque abbia anche solo scambiato due chiacchiere con gli imprenditori del settore della ristorazione sa che c’è una crisi drammatica di personale qualificato. In Italia c’è un boom della ristorazione, concentrato soprattutto nelle grandi città, a partire da Roma e Milano: alla fine dello scorso anno si contavano 367mila attività, tra ristoranti (197mila imprese) e caffetterie (170mila), in crescita di oltre 31mila unità rispetto a cinque anni prima. E se gli istituti alberghieri di recente hanno registrato un picco di iscrizioni, evidentemente ancora non bastano le figure specializzate. Una politica del lavoro seria, forse, dovrebbe cercare di fare un’analisi del mercato, prevedere gli sviluppi, intervenire sui flussi e cercare di indirizzarli nella direzione giusta.

Basta un dato. L’occupazione nel settore ha fatto segnare un +1,5% dal 2008 al 2015, con una variazione positiva di 96mila nuovi addetti. Aumento che non ha riscontri in nessun altro comparto economico, fatto salvo quello dei servizi. E in un Paese che vede una crisi drammatica nel lavoro, soprattutto tra i giovani, che aspettiamo a intervenire?