Caro Babbo Natale, porta via il pokè, i polli incellofanati e gli chef che parlano troppo

Caro Babbo Natale,
oramai sono un po’ grandicella per queste cose, ma se è vero che sei buono e porti i regali a tutti, allora porterai un regalo anche a me, non tanto per la mia bontà ma per l’impegno che metto in questa letterina-di-Babbo-Natale.

Dolce Babbo Natale,
ti chiedo aiuto (ci diamo del tu?) per portare un po’ di ordine e speranza nel complesso circo del cibo, nel vituperato mondo della ristorazione, nella terra promessa del Food & Wine, o del F&B. Come la chiami tu in finlandese?

Ti chiedo Babbo Natale, se posso, di portare nel 2020 tutti quelli che sono stati buoni, bravi e biologici. Lascia pure indietro invece le orride mode del food, come i tristi pokè nelle ciotole di plastica, che piacciono solo a quelli che pensano di stare leggeri e che non sanno che alle Hawaii se chiedi un pokè ti guardano storto e corrono a far surf e ghirlande di fiori.

Amico Babbo Natale, per il 2020 ti chiedo di inserire i prezzi dei piatti sui siti web dei ristoranti, di farli manifestare come il bambinello in mezzo al presepe, come la stella cometa sulla testa dei pastori. Te lo chiedo perché mi hanno detto che gli utenti visitano il sito di un ristorante per consultare un menu e i suoi prezzi e, non trovandolo, se ne vanno da un’altra parte. Mi hanno detto.

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Vado avanti, Babbo Natale? Per Natale vorrei che consumassimo meno carne, che la consumassimo meglio almeno. Che la gente smettesse di comprare quegli orridi polli incellofanati del supermercato, quelle ariste di maiale gelide, quegli arrosti fatti col preparato chimico e non con la polvere di stelle. Che poi li digerisci nel 2021, e non mi pare carino, Babbo Natale.

Vorrei tanto Babbo Natale, che nel 2020 gli chef smettessero di parlare di politica solo quando capita, tra una spadellata e l’altra, tra la ricetta di un panettone e la foto con un tonno da 10 kg in mano. Vorrei che facessero politica nelle loro cucine, nella scelta dei prodotti, dei fornitori, dei salari e dei dipendenti. Vorrei che facessero politica nelle loro scelte, sul territorio. E con un uso migliore della punteggiatura (ma questo lo vorrei solo se è possibile, volendo posso anche rinunciare).

Mi piacerebbe molto Babbo Natale, che in questi giorni cucinassimo meno e cucinassimo meglio. Che gli avanzi non arrivassero fino a Pasqua. Che non buttassimo metà delle ricette fatte con le manine d’oro di Zia Maria nella pattumiera, che alla fine delle feste siam tutti più grassi, più poveri e più depressi. Ho sentito che a Natale gli italiani sprecano il 20% del cibo che acquistano per le festività. E se ci penso mi va di traverso il panettone Babbo Caro, e a me piace un sacco il panettone.

Nel 2020 Babbo Natale, portaci la prenotazione online, come in tutti i paesi del mondo. Portaci la prenotazione sopra ogni cosa. Come gesto di rispetto ed educazione da parte dei clienti, che poi si incazzano e vanno su Tripadvisor se vengono rimbalzati a scrivere che il posto faceva schifo e la cameriera era un’incompetente, ma di fatto non c’hanno mai mangiato.

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Caro Babbo Natale, lo so. Forse ho esagerato. Ma tu sei Babbo Natale e a far queste cose che ci metti? Manco ti avessi chiesto di debellare la fame nel mondo, il maschilismo in cucina e il riscaldamento dei ghiacci nel Gin Tonic.

Suvvia Babbo Natale, che ti costa?

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