Bettane e Gambero vs vini naturali

Te lo do io il vino naturale, scrivono sul numero in edicola del Gambero Rosso Michel Bettane e Thierry Desseauve. Titolo che esemplifica bene la tesi del pezzo, riassunta all'inizio: "Auguriamo sinceramente agli appassionati di vino italiano di non dover subire in futuro ciò che sta accadendo in Francia: un'invasione di cattivi vini detti naturali, cioè i cosiddetti senza zolfo, con la complicità di numerosi sommelier, enotecari e giornalisti irresponsabili". Un atto d'accusa scritto con l'accetta, un bombardamento di due colonne che non lascia spazio a ragionamenti e distinguo. Il vino naturale è una "bibita" cattiva e va rifiutato. Inutile dire che i sostenitori dei vini naturali sono rimasti basiti dalla violenza dell'attacco. E Jonathan Nossiter, il regista di "Mondo Vino", reagisce con forza definendo Bettane "un piccolo Parker francese" (allusione a Robert Parker, fondatore di "The Wine advocate", tra i protagonisti del suo film): "Mondo Vino è stato sorpassato dalla realtà. In un mondo malato di cinismo e di corruzione, è chiaro che la radicalità dei gesti trasparenti e antichi dei contadini nobili disturba i guardiani del tempio. Ma sono gli ultimi sussulti di un regime che sta morendo". 
Ora, che non tutti i "vini naturali" siano buoni è un'affermazione che va oltre lo scontato. Ma quello che colpisce dei toni del pezzo, che Nossiter definisce "intimidatorio", è la violenza dogmatica e ideologica. Che comincia con il definire "vini naturali" quelli "senza zolfo". Definizione decisamente sommaria, che fa (in)giustizia di una enorme gamma di sfumature e di possibilità di produrre vino. Come si fa mettere in una gabbietta i "vini naturali" e in un'altra i vini "tradizionali"? E' un errore ridicolo, almeno quanto quello di chi dice che non ci sono alternative a produrre il vino come si è fatto negli ultimi decenni. Le alternative ci sono, le scelte difficili e coraggiose anche.
Non contento del pezzo di Bettane e Desseauve, il Gambero rosso pubblica anche un editoriale di Eleonora Guerini, che chiarisce: "Noi tutti condividiamo le considerazioni degli esperti francesi che pubblichiamo". E il titolo dà il senso al pezzo: "Il tormentone naturale". La Guerini è infastidita da tutto questo parlare di "vino naturale", dietro il quale spesso si nasconde solo del "luddismo" arcaico. Possibile. Anzi, sicuro. Ci sono alcuni produttori che fanno del pessimo vino e lo chiamano naturale. Ci sono produttori che fanno pagare di più il loro vino, chiamandolo naturale. Ma questo non autorizza a fare di tutta un'erba un fascio.  E a scrivere cose come: "Ogni volta che sento parlare di vino naturale mi viene istintivamente da ridere". Per chi sa il francese, qui c'è una risposta di un vigneron d'Oltralpe, 
Mathias Marquet. Risposta a un "pamphlet di una straordinaria cattiva fede di un capo d'impresa che cerca di screditare un movimento i cui valori gli sono estranei".

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