Ristoranti nei musei: da Colbert Roma al Castello di Rivoli a Torino, l’arte in tavola

Ristoranti nei musei: da Colbert Roma al Castello di Rivoli a Torino, l’arte in tavola

Ristoranti nei musei, Colbert e gli altri. Un tè con scones alla National Gallery o un foie gras al Centre Pompidou? A Londra e Parigi le opere d’arte si ammirano anche a tavola. Così, la mostra su Van Gogh o la retrospettiva sul surrealismo diventano pausa pranzo alternativa o preludio alla serata, non solo per esperti d’arte. Mentre in Italia, Paese del buon gusto, la tavola è quella tradizionale e l’arte è solo per intenditori. Il museo, di sera, per cena, è pura avanguardia. Eppure rare oasi italiane iniziano a capire le potenzialità del connubio arte e buona cucina. A partire da Colbert a Roma, la novità sulla collina del Pincio.

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Roma, Colbert

Ristoranti nei musei italiani

Roma

L’itinerario inizia da Roma. A tavola con il ministro del Re Sole. Si chiama Colbert il nuovo ritrovo gastronomico, da poco aperto, sulla collina del Pincio in onore di quel Jean-Baptiste che fu ministro di re Luigi XIV e, tra i fautori della fondazione dell’Accademia di Francia a Roma nel 1666. Colbert celebra il trionfo di un tris d’eccellenza tutto romano. Fonderia, tra le emergenti e talentuose pasticcerie romane, lo staff di Mezzi che si occuperà dell’organizzazione di eventi e la cucina affidata a Arcangelo Dandini, chef e proprietario de L’Arcangelo in Roma Prati. Ingredienti e ricette della tradizione italiana non mancheranno di un’apertura internazionale in omaggio al crocevia di culture che è stata l’Accademia nei secoli.

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Roma, Relais Rione Ponte

Per ammirare gli artisti della scena contemporanea romana, invece, seduti comodamente in poltrona tra tartellette di riso venere, muffin salati e pasticcini gluten free bisogna andare al Relais Rione Ponte. Una private view a colazione. Il 21 febbraio con la collaborazione di Made Bakery, la guest house nello storico palazzo vicino Piazza Navona ha aperto le porte ai giovani artisti emergenti con la prima di una serie di esposizioni. È l’idea per un caffè d’arte organizzato da Studio Pivot, la galleria itinerante di arte contemporanea fondata da Vittoria de Petra, Beatrice Roccetti Campagnoli, Elisa Gavotti Basilj e Carolina Zavanella, in collaborazione con Flavia Lo Chiatto.

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Roma, Open Colonna

Bisogna ricordare però, che il pioniere della Capitale è stato l’Open Colonna del Palazzo delle Esposizioni. Il minimale e luminosissimo rooftop, disegnato dall’architetto Paolo Desideri, è il regno dello chef-imprenditore Antonello Colonna che a pranzo allestisce un informale buffet e a cena dà libero sfogo al suo estro. Altrettanto avanguardista è da anni il Macro 138. L’ex stabilimento Peroni, trasformato in sinuoso museo di arte contemporanea da Odile Decq, vi dà appuntamento per il brunch. Dopo il dessert le eccentriche opere d’arte saranno più comprensibili a tutti. L’idea è passata inosservata per anni. Fortunatamente, ora al Teatro dell’Opera di Roma è sbarcato il team di Marzapane. Il bistrot di Mario Sansone, dove lavora la chef Alba Esteve Ruiz, ha vinto l’appalto per gestire la caffetteria nei prossimi quattro anni. E nel resto d’Italia qualcun altro ha recepito il messaggio.

Lucca

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Lucca, lo chef Riccardo Tomei

A Lucca Cristiano Tomei propone un percorso culinario in continuo divenire. Tre anni e mezzo fa l’istrionico chef viareggino ha spostato il suo ristorante L’Imbuto al Center of contemporary art della cittadina. “Lavorare in un museo mi aiuta ad amplificare il pensiero, mi fa sentire libero e mi stimola perché è un luogo che cambia continuamente”, spiega a la Repubblica Tomei che fa della cena una jam session in cui dare libera espressione alla creatività. Dunque, minestra di riso Carnaroli con mandorle o katsuobushi di polpo, il menu è l’opera più effimera di Palazzo Boccella.

Torino

ristoranti nei musei

Rivoli, le creazione di Davide Scabin

A pochi chilometri da Torino, è il Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli la scenografia per le creazioni dello chef Davide Scabin. Come la collezione Panza della Villa di Varese fa da sfondo ai piatti dello chef Matteo Pisciotta ai fornelli del ristorante Luce.

 

Milano

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Milano, Fondazione Prada

A Milano invece, la cucina dello chef Giacomo Arengario sfida i dipinti e le sculture del Museo del Novecento. Mentre Stefano Cerveni illumina con i suoi piatti lo skyline milanese dalla Terrazza della Triennale. E sulla scia del fermento di Expo, la scorsa estate ha aperto il Bar Luce della Fondazione Prada, immaginato dal regista Wes Anderson come un set che evocasse le atmosfere dei caffè milanesi.

Firenze

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Firenze, Museo Gucci

L’ultima sosta è a Firenze, al caffè ristorante del Gucci Museo con vista su Piazza della Signoria.

L’itinerario dei musei del gusto conta solo pochi nomi considerato il panorama culinario nazionale. Miopia istituzionale, scarse ambizioni imprenditoriali o un problema della mentalità italiana che non riesce a fondere due progetti culturali, ricorda ancora lo chef Cristiano Tomei. Altrove la contaminazione è ricchezza culturale. Così i londinesi in cerca di hamburger vanno al Bonfire del Barbican Centre, mentre i wine lovers alla Tate Britain. Se al Moma di New York si fa la fila per Danny Meyer, si va a Chicago per ammirare le performances di Tony Mantuano, lo chef amato anche da Obama per le sue pappardelle al ragù. Perfino i francesi, che come noi hanno elevato la bonne cuisine a arte di vivere, hanno scoperto la meraviglia di ordinare ostriche tra una Venere e un Picasso.

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