Si chiama Sakaba Ie Koji, è il nuovo progetto del bravo chef Koji Nakai e porta a Roma un modello di socialità tipicamente nipponico: sake al centro (ma anche vini e birre), cibo da condividere e un bancone protagonista dell’esperienza, tra piatti panasiatici e degustazioni guidate.
Negli ultimi anni Roma ha iniziato a familiarizzare con una cultura giapponese meno stereotipata e più quotidiana, fatta non solo di sushi e ramen ma di rituali, gesti e luoghi che raccontano il Giappone contemporaneo. In questo contesto si inserisce Sakaba Ie Koji, che porta in città uno spazio ispirato a una delle forme più vissute della socialità nipponica: la sakaba.
Che cos’è la sakaba giapponese
In Giappone la sakaba è il posto dove si va a bere dopo il lavoro, ci si ferma anche da soli, si mangiano piccoli piatti e il bancone diventa il centro dell’esperienza. Non è un ristorante in senso classico, né un bar occidentale: è un luogo intimo, informale, dove il sake scandisce il tempo, mentre il cibo accompagna. Portare questo modello a Roma significa raccontare un altro pezzo di cultura giapponese, meno codificato.
Sakaba Ie Koji a Roma: il nuovo locale dello chef Koji Nakai

Sakaba Ie Koji ha aperto il 20 dicembre in via Emilio Fàa di Bruno, in zona Prati. Il progetto è firmato da Koji Nakai insieme al socio Roberto Salvati e rappresenta un nuovo capitolo di un percorso che negli ultimi anni ha contribuito in modo concreto ad arricchire il racconto della cucina giapponese a Roma. Chef di formazione, Nakai è oggi anche un imprenditore strutturato, con una visione che va ben oltre il singolo locale.
Accanto al ristorante Nakai e all’izakaya Ie Koji, entrambi tra Prati e Cipro ed entrambi molto riconoscibili per identità e proposta (uno fonde cucina nipponica e italiana, l’altro è la classica trattoria giapponese – premiata con tra le Puntarelle d’Oro 2025), c’è un laboratorio di produzione che lavora sia per i suoi ristoranti sia per terzi, un’attività di consulenza, l’organizzazione di eventi dedicati alla cultura gastronomica giapponese come Kizuna e progetti di divulgazione come Nomimoto, il primo circolo del sake in città. Nel 2026 è prevista un’ulteriore apertura, segno di una crescita pensata in modo progressivo e coerente.

Gli spazi sono essenziali e calibrati, con un grande bancone che diventa il fulcro dell’esperienza. Qui si prepara la parte cruda, si versa il sake, si parla con chi sta dall’altra parte. La sala alterna tavoli alti e sedute più basse, per un totale di poco più di trenta coperti, a cui si aggiungerà presto uno spazio esterno contenuto.
Il sake come protagonista

Il sake è l’asse portante del progetto. La collaborazione con Shibataya, realtà di riferimento per la distribuzione e la cultura del sake in Italia e nel mondo, ha permesso di costruire una carta di circa venti etichette, alcune in esclusiva. Le bottiglie sono disponibili in mescita o per l’acquisto, e il calendario prevede degustazioni e incontri mensili. Un lavoro che non punta all’approccio tecnico fine a se stesso, ma a rendere il sake accessibile e comprensibile, anche a chi lo incontra per la prima volta (se volete saperne di più su questa bevanda, qui c’è la nostra guida pratica al sake).
Accanto al sake, la proposta beverage si allarga a vini naturali, birre e vini giapponesi e qualche cocktail a base di distillati nipponici. E qui la mescita diventa una competenza centrale (i prezzi al calice del sake vanno dai 6 ai 9 euro).
Cosa si mangia da Sakaba Ie Koji a Roma

In cucina, lo chef ha scelto consapevolmente di spostarsi rispetto alla tradizione più rigorosa che caratterizza la sua izakaya. Sakaba Ie Koji è il luogo della contaminazione, di una proposta panasiatica che utilizza tecniche giapponesi ma si apre a ingredienti, erbe e suggestioni diverse. Il menu, composto da circa venti piatti che ruotano ogni tre mesi e quasi tutti a base di pesce, è pensato per essere condiviso e modulabile: tutte le preparazioni sono disponibili in mezze porzioni o porzioni intere. Ci sono assaggi per l’aperitivo, come le olive alla brace (5 euro) e l’hummus giapponese (a base di ceci, sesamo, salsa di soia bianca e spezie) con pita (7), e poi crudi preparati al bancone, piatti alla brace, proposte vegetali e incursioni che dialogano anche con il territorio, come l’uso delle puntarelle, carciofi o di erbe come il coriandolo e la menta.

Non manca l’hakozushi, il sushi pressato di Osaka (si realizza all’interno di una scatola in legno – l’oshibako – e poi tagliato in pezzi dalla forma rettangolare: ottimo quello con l’anguilla, 8 euro) e la divertente ceviche giapponese (20) accanto a piatti caldi come la zuppa di pesce kasu jiru (20) o l’houbayaki (22), ovvero il pescato del giorno cotto su foglia di houba, che raccontano una cucina fatta di contrasti e stratificazioni, più che di fedeltà a un canone.
A pranzo, l’approccio cambia ancora. La formula è ispirata agli obanzai, la cucina casalinga di Kyoto, con una selezione di piatti stagionali serviti direttamente al bancone. Un momento più rapido e quotidiano, che amplia ulteriormente le possibilità di utilizzo del locale.
Sakaba Ie Koji. Via Emilio Faà di Bruno 31, Roma Tel. 392 4799773. Instagram
