Lo chef Koji Nakai racconta il suo percorso tra Giappone e Italia attraverso i piatti del suo ristorante Nakai a Roma, vicino al Vaticano.
A pochi passi dal Vaticano, in una strada tranquilla che porta verso San Pietro, dal 2022 c’è un ristorante che racconta un incontro, solo all’apparenza, insolito: quello tra Giappone e Italia. Si chiama semplicemente Nakai, come lo chef che lo ha fondato, Koji Nakai, e in tre anni è diventato un interessante indirizzo sulla scena gastronomica romana. Un luogo intimo, con un bancone a vista e una sala dedicata alle degustazioni private (la sala “segreta” Kiwami, ne abbiamo parlato qui), che riflette con sobrietà e precisione la personalità di chi lo guida.

Per Koji Nakai, nato a Kobe nel 1984 e in Italia da vent’anni, questo ristorante è stato il primo passo di un percorso che oggi lo vede anche alla guida di Ie Koji, izakaya aperta nel 2024 (e premiata con la Puntarella d’Oro 2025) e di un proprio laboratorio di produzione. La sua è la storia di uno chef che si è trasformato in imprenditore, portando avanti un’idea chiara: creare un ponte tra due culture gastronomiche, senza cancellarne le identità.
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Com’è la cucina di Nakai a Roma

L’idea di Nakai è dichiarata: far dialogare radici e percorso. Da una parte il Giappone dell’infanzia, dall’altra l’Italia che lo ha accolto e formato professionalmente. Non si tratta di “fusion” intesa come somma di elementi esotici, ma di un incontro più profondo, in cui ingredienti e tecniche si contaminano per dar vita a qualcosa di davvero personale. Nel ristorante in zona Vaticano, protagonista anche il sake, con una carta di circa 20 etichette e un sommelier per guidare i clienti verso gli abbinamenti più centrati.
Per raccontare questa visione abbiamo chiesto allo chef quali siano i tre piatti che più rappresentano la sua cucina (senza dimenticare la sua ormai iconica carbonara giapponese con uova di pesce). Tre creazioni che, insieme, sono una sorta di autobiografia gastronomica.
Tre piatti da provare da Nakai a Roma
Open Your Mind

Il primo è un piatto che chef Koji Nakai propone sempre all’inizio dei percorsi di degustazione. Si chiama Open Your Mind (8 euro) ed è, nelle sue parole, un invito a lasciarsi sorprendere. “È nato dall’unione di due piatti apparentemente lontanissimi: il takoyaki, polpetta di polpo tipica di Kobe, la mia città natale, e il cacciucco, che ho conosciuto durante un periodo in Toscana. A livello di gusto hanno molto in comune, e ho voluto fonderli in un’unica creazione. Il messaggio è semplice: per assaggiare la mia cucina bisogna aprire la mente“.
Armonia

Il secondo piatto scelto dallo chef si chiama Armonia (10 euro), ed è forse la sintesi più chiara della sua idea. Si tratta di fiori di zucca ripieni di cacio e pepe, fritti però con la tecnica giapponese della tempura. “Per me unire è la parola chiave – ci racconta lo chef – ed è esattamente ciò che ho voluto fare in questo piatto: la romanità del ripieno incontra una tecnica giapponese. Due culture diverse che diventano un piatto solo“.
Aroma

Il terzo piatto è Aroma (18 euro), uno degli uramaki più amati dai clienti di Nakai. All’interno tempura di gamberi, sopra una tartare di tonno rosso con pesto di olive, capperi, acciughe, pomodorini secchi e basilico: una sorta di puttanesca scomposta che veste un classico della cucina giapponese. “È un piatto che ho pensato per presentare il ristorante – spiega lo chef – per dare subito ai clienti un’idea di ciò che avrebbero trovato qui“. Un roll che unisce Mediterraneo e Oriente, diventato con il tempo uno dei simboli della sua cucina.
Nakai. Via di Santa Maria alle Fornaci 14, Roma. Tel. 06 5133215. Sito
