Metti una notte al museo. Non a inseguire statue animate, come nel celebre film con Ben Stiller, ma a regalarsi una cena in contesti – per una volta – ricchi d’arte e cultura. Si può fare nei tanti locali allestiti all’interno delle più importanti strutture espositive milanesi. Dove fermarsi anche per un lunch veloce o un caffè, con una fetta di torta o un sandwich, al termine di una mostra o di un tour in pinacoteca.
Ristoranti nei musei di Milano
MUDEC MUSEO DELLE CULTURE
Enrico Bartolini al MUDEC

All’interno del museo di via Tortona, il ristorante porta il nome del suo chef, che si è appena aggiudicato la terza stella Michelin. Motivo in più per sperimentare la cucina del pistoiese Bartolini nell’ex area industriale Ansaldo. Il MUDEC è un museo dalla forte vocazione interculturale, dedicato a un patrimonio etno-antropologico di oltre 7.000 opere d’arte e oggetti provenienti da tutti i continenti, in una visione che unisce suggestioni antiche e attuali. Ben si inserisce la proposta di Bartolini che, coadiuvato dal sous chef Remo Capitaneo e dal direttore di sala Sebastien Ferrara, punta sulla contemporaneità (“Be contemporary” è il nome del menu degustazione da 7 piatti, 225 euro). Ma con chiari i richiami alla tradizione, anche a quella della natia Toscana. Ne sono un esempio i Bottoni di olio e lime al sugo di cacciucco e polpo arrosto (45 euro alla carta, presenti nel menu degustazione “Ritorno alle mie origini”, 7 portate, 180 euro).
Enrico Bartolini MUDEC, via Tortona 56, tel. 02 84293701, Sito
TRIENNALE
Terrazza Triennale – Osteria con vista

Design, architettura, arti visive, sceniche e performative. Sono diversi i percorsi possibili all’interno della Triennale, istituzione nata negli anni Venti che ospita una collezione permanente di 1.600 oggetti. Qui troviamo i Moon Boot, disegnati da Giancarlo Zanatta (1970), la Valentine, fiammante macchina da scrivere progettata da Ettore Sottsass e Perry King per Olivetti (1969). All’ultimo piano del Palazzo dell’Arte, sede del museo, è collocato uno scenografico padiglione in vetro che regala una vista impagabile sulla città dal Castello Sforzesco alla Torre Unicredit e ospita Terrazza Triennale – Osteria con Vista. La cucina, guidata da Stefano Cerveni, vede come resident lo chef Matteo Ferrario. La location, glamour e modaiola (vedi le luci soffuse create dalle abat-jour disseminate sui tavoli), ha forse poco dell’osteria. Ma a riportare alla migliore tradizione italiana è la concretezza di alcuni dei piatti. Come gli ottimi Spaghetti di Gragnano, pomodoro San Marzano… con Vista (18 euro) o la Costoletta alla milanese (28 euro), perfetti nella semplicità. Affiancati da portate moderne e originali, come il Calamaro morbido su crema di lenticchie rosa con foglia d’ostrica e polvere di caviale (24 euro) o l’inaspettato Risotto al sedano bianco (fermentato nella vodka), mentuccia e ricci di mare (23 euro).
Terrazza Triennale – Osteria con vista, viale Alemagna 6, tel. 02 36644340, Sito
PINACOTECA DI BRERA
Caffè Fernanda
Porta la firma di Filippo La Mantia l’offerta gastronomica del Caffè Fernanda. Il locale è intitolato a Fernanda Wittgens, prima donna e storica direttrice della Pinacoteca di Brera. C’è una donna anche ai fornelli, Angela Adamo, a fianco di La Mantia dal 2015 e interprete della cucina dell’oste palermitano. Qui declinata in chiave artistica, come nel signature dish Il gusto di un quadro (16 euro) composto da un uovo in camicia su una cialda di pasta sfoglia a forma di conchiglia, ispirato alla celebre Pala di Piero della Francesca, opera tra i fiori all’occhiello della Pinacoteca. Tanta Sicilia nelle altre proposte, come l’Insalata di finocchi, arance, finocchietto selvatico, olive e noci (12 euro) e la Caponata di melanzane (10 euro), che è un classico dello chef. Ancora la Norma che seduce l’amatriciana (14 euro) o il Polpo scottato con macco di fave e confettura di limone (20 euro). Per una pausa veloce, i panini (9 euro) sono dedicati a Mantegna e Bramante, i toast (6-7 euro) alla Wittgens e a Franco Russoli che la seguì nel ruolo di direttore.
Caffè Fernanda, via Brera 28, tel. 345 0504846, Sito
FONDAZIONE PRADA
Bar Luce

Al Bar Luce, il primo dei due locali che offrono ristoro ai visitatori della Fondazione Prada, si accede anche da strada. L’atmosfera anni Cinquanta scaturisce dai colori accesi, da materiali come la formica, il legno, i pavimenti in graniglia ed è frutto della creatività di Wes Anderson, il regista che ha progettato lo spazio. Il lungo bancone mette in mostra paninetti e tartine dolci (4,50 euro), offre caffetteria, drink e cocktail classici (10-13 euro). Si chiude con una vetrina che sembra uscita dal negozio di un vecchio salumiere. Qui sono preparati al momento gli ottimi panini (6,50-12 euro) divisi per farcitura principale e sue declinazioni: da quelli al salame (il più curioso lo abbina a patè di fegato di maiale, olio al tartufo e brie) ai raffinati al foie gras d’oie.
Bar Luce, largo Isarco 2, Sito
Ristorante Torre

Cocktail, lunch e dinner sono serviti anche al sesto piano della Torre della Fondazione Prada, quella che ospita l’esposizione permanente Atlas (dai tulipani di Jeff Koons ai funghi di Carsten Höller, dalle mosche di Damien Hirst alle Chevrolet di Walter De Maria). La sala è dominata – tra le altre opere – dalle sculture di Lucio Fontana. Il ristorante partecipa al progetto CARE’S Chef Under 30, in collaborazione con CARE’S di Norbert Niederkofler, che dal 15 al 30 novembre vedrà protagonista il singaporiano Lennard Yeong. La carta “standard” è costruita intorno a piatti mainstream della tradizione meneghina: dal minestrone con crema di parmigiano e funghi croccanti (15 euro) al risotto alla milanese (16 euro), dalla cotoletta (24 euro) al tiramisù (9 euro). Bellissimo il bancone bar, affacciato sul quartiere di Scalo Romana .
Ristorante Torre, via Lorenzini 14, Sito
GAM GALLERIA D’ARTE MODERNA
LùBar

Tre fratelli per un progetto di ristorazione legato alla tradizione siciliana. LùBar nasce dall’intraprendenza di Lucilla, Lucrezia e Ludovico Bonaccorsi. Partiti con un chiringuito a Noto, sbarcati a Milano con un apecar e un chiosco, approdati dal 2017 al museo di arte moderna di Villa Reale, affacciato sui Giardini Montanelli. Il percorso museale racconta neoclassicismo, romanticismo, scapigliatura, simbolismo e soggetti sociali. Si passa così da Canova ad Hayez, da Mosè Bianchi a Segantini. Con una bella selezione di tele e sculture del Novecento italiano e straniero. Da Carrà, De Pisis, Modigliani, Morandi e Sironi a Picasso, Matisse e Renoir. Dopo tanta arte, è piacevole il relax nel verde del giardino d’inverno in cui è ambientato questo locale che funziona come caffè, bistrot e ristorante. Ci sono le “scutedde” (5-12 euro), mangiari di strada che comprendono arancini mignon assortiti, polpette di melanzane o baccalà, pane di tumminia con cedro e acciughe, alici fritte. Ci sono i crudi di pesce come la tartare di tonno (14 euro). E poi i piatti tipici come le Busiate integrali con pesto di mandorle, basilico e pomodorini confit (16 euro) e le Polpette di manzo in foglia di limone (16 euro). Tra i dessert, immancabili il Cannolo di ricotta (3,50 euro) e il Biancomangiare alle mandorle (9 euro).
LùBar, via Palestro 16, tel. 02 83527769, Sito
MUSEO DEL NOVECENTO
Giacomo Arengario

Il museo dedicato al Novecento vale la visita già solo per ammirare il maestoso Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che apre la collezione permanente organizzata in ordine cronologico, dai primi del ‘900 agli anni ’80. Se l’esposizione racconta la recente storia dell’arte, il locale sulla terrazza narra quella della ristorazione cittadina in cui ha avuto gran parte il patron, recentemente scomparso, Giacomo Bulleri. Parliamo di un protagonista indiscusso della ristorazione milanese per oltre cinquant’anni. Bulleri ha lasciato la guida del suo network (tre ristoranti, un bar, una pasticceria, una rosticceria e una tabaccheria) alla figlia Tiziana e al marito Marco Monti. Straclassico il menu dello chef romano Emanuele Settel. Tra i piatti alla carta, si possono scegliere l’Uovo poché al tartufo, funghi porcini e orzo soffiato (26 euro), gli Agnolotti cacio e pepe, crema di riccio di mare e semi di zucca tostati (26 euro), il Filetto di manzo al pepe verde in crosta di patate (32 euro). Compresa nel prezzo la vista sulle guglie del Duomo e sulla Madonnina.
Giacomo Arengario, via Guglielmo Marconi, 02 72093814, Sito
PALAZZO REALE
Giacomo Caffè Letterario

Siamo sempre in piazza del Duomo, e siamo sempre in compagnia di Giacomo Bulleri. Il ristoratore amava dire che arrivare di fronte alla cattedrale meneghina era stato il suo più grande sogno realizzato. E una piccola parte del sogno è questo delizioso bistrot dove rifocillarsi al termine di una visita. Le occasioni, anche nei prossimi mesi, non mancheranno (sono in corso sia la mostra di de Chirico, fino al 19 gennaio 2020, che l’esposizione della collezione Thannhauser dal Guggenheim di New York, fino al primo marzo 2020). Una sosta al Caffè promette proposte semplici come panini e piadine (7 euro), merende (12 euro) ovvero piatti compositi con pane, salumi e verdure, insalate (10 euro). Ancora piatti freddi (il Tonnato alla Giacomo costa 14 euro) e caldi, come il Tortino di riso Milano con fonduta di parmigiano (10 euro). Completano l’esperienza l’atmosfera d’antan e il servizio comme il faut.
Giacomo Caffè, piazza Duomo 12, tel. 02 89096698, Sito

