Natalino Del Prete e la figlia Mina: “Il 4 maggio nasce la nuova fiera del vino naturale pugliese”

Natalino Del Prete e la figlia Mina: “Il 4 maggio nasce la nuova fiera del vino naturale pugliese”

Natalino Del Prete e la figlia Mina: “Il 4 maggio nasce la nuova fiera del vino naturale pugliese”. Per alcuni è un mito, il pioniere della viticultura biologica pugliese, l’uomo che ha inventato un nuovo modo di fare vino. Per altri, soprattutto nella sua regione, uno sconosciuto. Perché, si sa, nessuno è profeta in patria, e ancor meno in questa Puglia ancora troppo chiusa in campanilismi ultra localistici, in guerriglie per futili motivi, una Puglia che si è lasciata alle spalle gli anni in cui forniva uva per tagliare i vini di tutta Italia ed è in pieno boom da primitivo e negramaro, con qualche dubbio sulla reale qualità complessiva della produzione. Incontriamo Natalino, 73 anni, canottiera verde sporca di vino, ciabatte e un sorriso sereno, una mattina di mezzo agosto nella sua cantina di San Donaci, nel brindisino (“Io sono qui dalle 5, vieni quando vuoi”). Trovarlo è stato faticoso: non ha internet, facebook, instagram, non si trova il numero di telefono neanche su Google. Ci parla con passione e semplicità, ogni tanto riempiendoci un bicchiere dal rubinetto di una botte di cemento. E, insieme alla figlia Mina, una bomba di energia e di gioventù, ci racconta in anteprima il suo progetto per il 2019: una fiera del vino naturale in Puglia.

La peronospora, Vinnatur e il vino perduto

primitivo natalino del prete

Natalino, quest’anno il raccolto è stato difficile.
“Sì, quest’anno ho perso il 50 per cento del raccolto, a causa della scelta del vino naturale. La peronospora è stata terribile. Angiolino Maule, di Vinnatur, ha fatto un disciplinare molto rigoroso. Si possono usare non più di tre chilogrammi all’ettaro di rame all’anno. ”.

Troppo rigoroso?
“Oltre il 30 per cento di aziende sono andate via da Vinnatur, a causa di questo disciplinare così rigido. Ma è giusto così. Io ho perso metà dell’uva, ma non è che vado via. Due anni fa ho fatto 40 mila bottiglie, l’anno scorso 30 mila, quest’anno 10 mila. Mi bastano per ripagarmi dalle spese”.

“Prezzi bassi o tolgo il vino ai ristoranti”

Natalino Del Prete

Conviene alzare i prezzi a questo punto.
“Per carità, mi sento male quando sento queste cose. Io non voglio che si venda il mio vino a un prezzo troppo alto. Da Bros (spettacolare ristorante di Lecce, ndr) mi hanno detto che vendono il mio Torre Nova a 30 euro. Troppo, dirò al distributore di non darglielo più”.

E’ un peccato.
“All’origine di tutto c’è una scelta, una vocazione. Il mio vino deve costare poco alle famiglie”

“La biologia mi armonizza la mente”

Natalino Del Prete e il suo vinoVoi siete stati la prima azienda biologica in Puglia. Come mai?
“Io andavo spesso in Germania, da Biofach a Norimberga, la prima fiera biologica in Europa. Ho visto che c’era questa attenzione per l’ambientalismo e mi ha entusiasmato. Ma già quando studiavo, a sentire cose biologiche mi si armonizzava la mente”.

Cosa hai studiato?
“Ho fatto il serale, commerciale, perché c’era la crisi e non volevo pesare sui genitori. Ho fatto la tesi su Ignazio Silone. Invece di andare dalle ragazze, studiavo. Vabbè, ogni tanto anche qualche ragazza. Poi mi sono iscritto all’università a Biologia, mentre ero già sposato. Ma non ce la facevo, lavorando: a sera mi scoppiava la testa. Leggo ancora, mi piace. Ora sto leggendo Enzo Biagi, “Scusate, dimenticavo”. Bellissimo come racconta i fatti d’Italia”.

Mina Del Prete in vigna

Torniamo all’inizio. Quando hai fatto il tuo primo vino?
“Nel ’94. Mi sono scontrato con i genitori e i fratelli, perché non credevano che potessi portarli al Nord”.

E invece la storia è andata diversamente.
“Sì, ora la metà li esporto anche in America. Voglio fare ancora investimenti. Voglio comprare 60 ettari per fare l’olio, con un frantoio. Andrò in banca, come ho fatto per la cisterna, 15 anni fa. Mia moglie mi prendeva per pazzo. Di olio si occuperà mio figlio. Ma se facciamo questo, non deve esistere nient’altro, bisogna starci dietro come muli”.

E Mina?
“Ce l’aveva nel sangue il vino, già a 5 anni”. 

“I difetti? Quando perdo l’uva, lei viene a piangere con me nel vigneto?”

Natalino del Prete in cantina con la figlia Mina

I suoi vini sono considerati spesso, dai critici non ostili ai naturali, sorprendenti, originali, talvolta entusiasmanti. Ma sono vini che non sono sempre piaciuti a tutti.
“Ma sì, ricordo a Zurigo, a una conferenza nel 2011. C’era Isabelle Legeron, che mi disse: questo vino non lo possiamo presentare, sa di tappo, ho paura che scoppi la polemica con i giornalisti. C’era uno che ha sentito e lo ha scritto (qui, su Intravino ma poi con gli anni tutto è cambiato). Può succedere. Una volta, uno mi ha criticato, che non usiamo solfiti e cose chimiche. Io gli ho detto: quando perdo l’uva, lei viene a piangere con me nel vigneto? Lui m’ha detto, ti stai illuminando di immenso. Io ho risposto: no, a me naufragar mi è dolce in questo mare. Comunque, i miei vini sono molto amati, anche dai critici. Da Jonathan Nossiter, per esempio. Lui è un personaggio incredibile, con lui ci parlo di vino ma anche di rivoluzione messicana. E poi da Sandro Sangiorgi, di Porthos”.

“Maule? Uno sceriffo, ma ha fatto tanto per il naturale”

Con Maule come va? Non ha sempre avuto rapporti facili con il Sud.
“Lo chiamano lo sceriffo. L’anno scorso ha detto: facciamo un convegno con i terroni. Mah, certi termini. Comunque anche a me, i veneti, non è che mi piacciano granché. Comunque ad Angiolino glielo perdoniamo, è stato anche da noi, a casa, e ha fatto molto per il naturale in Italia”. 

I pugliesi sono molto indietro con l’approccio biologico e naturale. 
“Sì, è una questione di mentalità. Sono stato io a portare alcune aziende del meridione in Vinnatur, perché fino a pochi anni fa non c’erano aziende del sud. Ma si fa fatica. Qualche mese fa ho parlato con alcune aziende, per fare un discorso insieme. Ma c’è una mentalità arretrata e c’è opportunismo. Io sono per il bene comune”.

Sei un po’ grillino?
“Grillino? Io sto con Aldo Moro. Quando l’hanno ammazzato ho pianto. Ho di là il suo quadro”.

Quali sono le aziende pugliesi migliori, per te?
“A me piacciono molto i ragazzi di Supersanum. E poi Marta Cesi“.

Le scarpe di Mina Del PreteIntanto è arrivata Mina, come un turbine rosa shocking, che in cinque minuti ci organizza un pomeriggio in spiaggia (Torre Chianca o Porto San Cesareo”) e una cena alle 3 Rane di Lecce (“Sono bravissimi, venite, c’è anche Andrea del Moralizzatore“). Il padre, poco prima, la descriveva così: “Benedetto iddio, sta ragazza dove la metti metti, fa bene. Non sbaglia una virgola. Mia moglie mi dice: rimproverala ogni tanto, ma come faccio? Poi è una bella ragazza, in tanti la complimentano”. Mina arriva poco dopo e aggiunge un suo preferito: “A me piacciono anche i vini di Cristiano Guttarolo, a Gioia del Colle”.

Ann, Nataly, Jolly e il Pioniere

Natalino Del Prete con la figlia MinaLa chiacchierata finisce con una visita alle vigne, lontane mille miglia da quelle ben ordinate, precise, allineate, di altri viticoltori: quelle di Natalino e Mina sono selvagge, con erbe che crescono ovunque, sorprendenti e originali, mai pacificate, vive, scarmigliate e piene di gioia. Come la famiglia Del Prete.
Si prosegue con l’assaggio dei vini di Natalino. Sono le nove del mattino, ma sarebbe un delitto sottrarsi. Sono vini senza solfiti aggiunti o quasi (“Ne mettiamo solo un 2-3 per cento che poi si perde. I miei vini li bevono anche gli allergici ai solfiti”), realizzati con lieviti indigeni. C’è Ann, negramaro in purezza. Nataly, primitivo in purezza. Il vino di punta, il Pioniere, negramaro e malvasia. E Jolly, malvasia dedicata a Mina.

Che sta lavorando alacremente al progetto della fiera dei vini naturali: “Non ci saranno solo pugliesi, ci saranno viticultori da tutta Italia. La faremo il 4 maggio, il giorno del mio compleanno. Mi piacerebbe farla al castello Carlo V di Lecce“.  Come mancare?

 

Viaggio tra gli artigiani del vino: le interviste di Er Murena

Intervista a Joshko Gravner (Friuli Venezia-Giulia, 13 aprile 2018)

Intervista a Beppe Rinaldi (Piemonte, 14 aprile 2018)

Intervista ad Antonio Camillo (Toscana, 8 giugno 2018)

Intervista a Roberto Ceraudo (Calabria, 12 luglio 2018)

Intervista a Francesco De Franco ‘A vita (Calabria, 16 luglio 2018)

Intervista a Paolo Bolla Fontesecca (Umbria, 7 agosto 2018)

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