Gli sbafatori e Camilla Baresani, nessuno si senta escluso

Gli sbafatori e Camilla Baresani, nessuno si senta escluso

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Gli sbafatori di Camilla Baresani. E’ sempre un mistero, e dà sempre un brivido delizioso di piacere, notare come da certi visi eleganti, da certi profili nobili e di classe, possano uscire parole così perfide e così garbatamente triviali. E così, leggendo questi Sbafatori, cara Camilla, vogliamo dirti che ci siamo divertiti ed eccitati, ben sapendo che parlavi di noi, del nostro piccolo mondo meraviglioso e disgustoso. Essere maltrattati dalla penna raffinata di una signora così distinta è come essere schiaffeggiati da una regina. Ci umilia e ci dà il brivido di sentire sulla nostra pelle il contatto divino di una mano guantata. Questo per dirti subito che ci è molto piaciuto “Gli sbafatori“.

Più che un ritratto, una vertigine culinaria intensa, flagrante e nauseante. Ne esci intriso di salsa al vino cotto e cioccolato,  ubriaco di champagne millesimato e sciroppi di rose, con l’alito che sa di colatura di alici di Cetara. Certo, noi (io, Er Murena, e gli amici di Puntarella) non ci riconosciamo nel ritratto di questo mondo (lo stolto, del resto, non sa mai di esserlo) e anche la caricatura di Valerio M. Visintin (nostro sodale e complice del Manifesto del recensore incappucciato) ci pare gustosa ma decisamente ingenerosa (del resto già in passato duellasti con Valerio, attribuendogli”patologie psichiatriche”,  con una certa ruvidezza poco consona al tuo grado).

Eppure questo piccolo mondo esiste, è intorno a noi, talvolta dentro di noi. Un mondo di fuffblogger (“infestanti come funghi chiodini”) e sedicenti influencer, di critici scrocconi e chef piacioni. Di gente che scrive impunemente di “spaghetti psichedelici”, di “chef atomici”, di “summer night celebration”, di “lounge shabby chic”, di “blind dinner con food discovery”. Ci sono nel tuo agile libello, certi passaggi illuminanti e divertenti. Come quando scrivi: “Più tardi, mentre la penetrava, lo chef  si era bruscamente interrotto perché gli era venuto in mente un nuovo piatto”. O come quando Guidobaldo (chi sarà mai?) dice alla giovane e inesperta foodblogger: “La tua ciliegina mi ricorda il cappuccino di seppie al nero di Alajmo, un capolavoro di freschezza e di fragranza”. O come quando descrive il “fare marpionesco” di Davide Scabin, che seduce Rosa a colpi di cyber egg e di tiramisù disidratati.
Eros e cibo si rincorrono e si mescolano, anche se, come fai a dire a Rosa: “Il cibo è sopravvalutato, come il sesso“.

Alla fine di questo ritratto impietoso, rimane un senso di vuoto e un po’ di disgusto, lo stesso che provano Guidobaldo e Rosa. Il desiderio di tirarsene fuori e di sentirsi diversi. Noi crediamo di esserlo. Ma si può essere diversi davvero e sopravvivere in un mondo fatto così? Ecco la vera domanda.

Ma ci è venuta anche voglia, cara Camilla, di seguirti qualche giorno, di vedere come vivi, con chi vai a cena, come si muovono le tue dita lunghe e generose sui tovaglioli goffrati dei ristoranti gourmet, che non ti faranno di certo mancare gli inviti. Siamo disposti a leggerci anche qualche pagina di Saul Bellow, il tuo autore preferito di un tempo, per avere il lusso di stare al tuo fianco e ammirare i tuoi capelli che sfiorano la pelle d’aglio fermentata 60 giorni di Renè Redzepi e i tuoi occhi di ghiaccio che fulminano lo chef piacione di turno. E  magari di scoprire che anche tu, se pur non fuffblogger sbafatrice, sei parte di questo piccolo mondo. Come si evince dalla tua biografia e dagli incontri in “salotti del gusto che nutrono i sensi e la mente”, dove si possono sbocconcellare ricottine di pecora, pancette stagionate, gustando i vini della Tuscia viterbese. In degustazione gratuita, naturalmente.

Attenzione, non è un “tutti colpevoli, nessuno colpevole”. E’ solo un modo per guardare la realtà con occhi impietosi, come i tuoi.

Gli sbafatori, Camilla Baresani, Mondadori, 16,90 euro

Ps. Il ricavato delle vendite andrà in beneficenza (si scherza, ché anche l’autrice partecipa al “banchetto collettivo”. Con il suo duro lavoro, ovviamente)

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