Lobster roll mania: considera l’astice, Roma come il Maine

Lobster roll mania: considera l’astice, Roma come il Maine

Lobster roll mania Fossimo dei novelli Forster Wallace, andremmo a spulciare nelle cucine dei ristoranti romani e ce ne usciremmo con un nuovo saggio (magari una bella non fiction novel savianesca, un po’ plagiata) per raccontare la sofferenza dei lobster e i mille modi per ucciderli. Già, perché in questo autunno romano, come in un Apocalisse trendy, piovono lobster dal cielo. Basta leggere le cronache puntarelliane e non solo, per riscontrare un anomalo incremento di locali che propongono astici e aragoste in tutte le salse. Anzi, lobster, che fa più figo. E pazienza se il lobster non è sempre l’aragosta ma il meno pregiato astice (è un crostaceo anche lui, senza chele, ma gli americani si sa, son grossolani e hanno una sola parola per entrambi). L’apertura più chiacchierata è stata quella di Ted, a Prati: sottotitolo, burger&lobster. Già, perché l’idea di quest’anno è quella di democratizzare il crostaceo, finora sinonimo di lusso e inarrivabile per tasche popolari. Cosa c’è di meglio che accoppiarlo con l’hamburger, già trash food, protagonista assoluto delle tavole dei “ristoranti” di questi ultimi mesi?

hamHam Holy Burger, catena con locali a Roma, Genova e Milano, ha appena lanciato il lobster roll, panino-brioche all’americana. Non abbiamo ancora finito di raccontare questi, che già si annuncia a San Lorenzo l’apertura di Mel, in via dei Sabelli. Che poi sarebbe Meat & Lobster. Ed eccoci ancora al lobster, con il tentativo di  trasformare San Lorenzo nella Meat Packing District de noantri. Quest’estate, invece, davamo notizia dell’arrivo dei lobster al Fish lab di Ponte Milvio.

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Ma naturalmente Roma insegue le mode, più che lanciarle. E se diamo un’occhiata a Milano, già da tempo impazza la moda, già dilagante da anni a Parigi e Londra: c’è Lovster & Co (via Caretto) ma anche Corallo, il lobster bar della Rinascente. Prima ancora era nato il Fishbar de Milan.

E insomma, fantasia portami via. Possibile che la ristorazione debba andare a ondate modaiole, inseguendo un feticcio, fino a saturazione e nausea, per poi individuarne un altro? Perché non aprire un capasanta bar? Una triglia & love? Una pastina in brodo rock & roll? Insomma, pensateci, cari ristoratori, perché di polpette, hamburger e lobster ne abbiamo già piene le tasche.

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