Viva la mezza porzione. Roma è una città che, se non ti portano sul tavolaccio di legno una quintalata di amatriciana, partono subito gli insulti. “A morti de fame”, “e che so’, vegano?”. Eppure, diciamocelo, sono atteggiamenti folcloristici, che fanno parte del passato. Cento grammi di pasta spesso bastano e talvolta avanzano. Perché c’è chi vuole mangiare meno in generale, chi “deve” mangiare meno. E perché c’è chi vuole mangiare meno di un piatto, per poterne assaggiarne diversi. E allora ci si chiede: ma chi fine ha fatto la mezza porzione?
In “C’eravamo tanto amati” il trio magico cenava dal “re della mezza porzione” (“abbondante però”). Ora, dove è finito il re? A parte il locale storico (stava in via dei Fienili, dove ora c’è InRoma), sono pochissimi i ristoranti romani che propongono porzioni ridotte e quasi tutti etnici: Mezè, Yugo e pochi altri. La Capitale sembra aver abbandonato la nobile tradizione, facendosela persino scippare da Milano, più attenta probabilmente per motivi di linea: oltre a Dinette, si trovano anche da Manna, al Chiostro di Andrea, da Nassa Osteria del Mare. E più in generale, a proporre porzioni ridotte, sono soprattutto ristoranti gourmet, molto costosi.
E’ il caso degli ottimi “Tappi” romani di Terrinoni, ma anche di uno degli chef pionieri delle mezze porzioni gourmet, Marco Stabile, che al fiorentino Ora d’Aria ha un menu apposito addirittura dal 2005. Idem per il Piastrino di Pennabilli (Rimini) e il già citato Manna, a Milano.
Capitolo a parte meriterebbero le pizze. Difficile, spesso anche per gli impasti indigeribili, arrivare alla fine di quei dischi giganteschi che ti arrivano al tavolo. Nella foto d’apertura, la pizza cagliaritana di Sa Giara, 60 centimetri servita su due piatti… E d’altra parte, se ti servono una pizzetta troppo piccola, fa tristezza.
La soluzione potrebbe essere adottare la soluzione di Farinè, ottima pizzeria di San Lorenzo, a Roma, che propone la sua in tre versioni: la piccola, la media e la grande. La quadratura del cerchio.
Che se ci si pensa bene, poi, un’ottima variabile delle mezze porzioni sono le spagnole tapas (a proposito, sapete perché si chiamano così? Perché in Andalusia si servivano fette di pane per coprire i bicchieri di vino). Che da noi faticano ad attecchire. Peccato.
