Coronavirus, i ristoranti cinesi e gli all you can eat non sono pericolosi: ecco perché

Coronavirus, i ristoranti cinesi e gli all you can eat non sono pericolosi. E’ il messaggio che patron e associazioni di categoria stanno lanciando nelle ultime ore. Fra questi c’è Jianguo Shu, in Italia da 28 anni, titolare del Dao Chinese Restaurant, uno dei templi del gusto e della tradizione cinese a Roma. “Pericolosi? Macché: utilizziamo prodotti provenienti da tutta Italia, è come mangiare in un ristorante italiano. Pesce e anatra li prendiamo da Longino & Cardenal, la carne da Hqf. Dalla Cina arrivano solo alcuni ingredienti secchi (come farina di riso e funghi, ndr)”, la rassicurazione di Shu, intervistato da Radio Capital. Fra l’altro anche se qualche prodotto, soprattutto quelli secchi, arrivano dalla Cina, non sono ugualmente pericolosi perché né oggetti né cibo di ristorante possono veicolare il virus.

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I ristoranti cinesi in Italia sono 20 mila, di cui 1500 solo a Milano, fra i 700 e gli 800 a Roma. Secondo Assoturismo-Confesercenti a Roma i consumi nei ristoranti cinesi sono calati di un quinto. Ma per Jianguo Shu l’impatto è stato ancora maggiore: “Stimiamo una diminuzione delle prenotazioni tra il 50 e il 70 per cento. Non mi aspettavo un simile impatto. Non ci dicono perché, ma è evidente che sono preoccupati. Mi ricorda il periodo della Sars, quando per sei mesi lavorammo pochissimo”. Preoccupata dalla psicosi anche Sonia Zhou, rinomata ristoratrice dell’Equilino, il quartiere cinese di Roma, che alle agenzie di stampa ha parlato di un crollo netto delle prenotazioni per la prima decade di febbraio.

Oltre a piccoli imprenditori ed esercenti cinesi, a essere danneggiati dal boicottaggio sarebbero anche le aziende italiane, ovvero quante forniscono carne, verdure e altre materie prime ai ristoranti cinesi. Francesco Wu, membro del direttivo di Confcommercio a Milano, ha confermato infatti all’Agi che “tutti i prodotti freschi serviti nei ristoranti cinesi provengono da fornitori europei, considerato che importarli non avrebbe senso per i costi di trasporto da un altro continente”. Alla stessa agenzia Luca Sheng Song, presidente dell’Unione Imprenditori Italia Cina (Uniic), ha spiegato che a Milano e nell’hinterland le presenze nei ristoranti cinesi sono calate del 20 per cento negli ultimi due giorni: “Un allarmismo ingiustificato”.

Anche il virologo Roberto Burioni, in un’intervista alla Stampa ripresa dalle agenzie, ha definito infondato l’allarmismo che sta creando difficoltà a numerosi ristoratori: “La trasmissione della malattia avviene per via respiratoria, non attraverso il cibo, anche se crudo”

Allargando il campo, secondo gli esperti la psicosi rischia di coinvolgere anche altri locali. Fra questi, gettonatissimi sono gli “all you can eat” che spaziano dalla cucina giapponese a quella thailandese, passando per quella cinese. Per questi, occorre tener presente quanto illustrato tempo fa da Valerio Giaccone, professore di sicurezza alimentare all’Università degli studi di Padova, a Kataweb: “Come ogni altro locale che offre ristorazione, anche questi ristoranti fanno parte del settore del commercio al dettaglio e come tali non possono non rispettare le norme igieniche. Dal punto di vista della legislazione europea i ristoranti sono, infatti, sottoposti al cosiddetto ‘pacchetto igiene'”. Ovvero: quell’insieme di norme che tutela la sicurezza degli alimenti destinati all’uomo e che vieta di commercializzare cibi dannosi o inadatti al consumo umano. Gli all you can eat spesso sono di qualità scadente, quindi è meglio sceglierli con cura, se proprio si vuole andare lì.

Comunque sia, in Europa è vietata l’importazione di animali vivi o di carne cruda dalla Cina. Dunque, nessun pericolo (evitando, magari, di mangiare pipistrelli…).