Coronavirus e ristoranti cinesi, pioggia di disdette per la psicosi. Mentre si scoprono i primi due casi di coronavirus in Italia, anche Sonia Zhou la mitica ristoratrice cinese dell’Equilino, quartiere cinese di Roma, è in crisi. Alle agenzie di stampa racconta: «Stiamo avendo un grande danno per la psicosi da caronavirus a Roma. Soltanto venerdì abbiamo avuto disdette per 50 persone. Non abbiamo prenotazioni per i prossimi giorni. In 10 anni non era mai capitato». E Assoturismo-Confesercenti a Roma stima un calo del 20 per cento di consumi in meno nei ristoranti cinesi. Ma non solo. Sono coinvolti nella crisi anche i locali etnici in generale.
Una vera psicosi, ovvero paura senza fondamento, che sta mettendo in ginocchio molti ristoratori. Ma quanti cinesi passano per Roma? Per Confesercenti, a novembre sono arrivati a Roma 26 mila cinesi.

Sonia Zhou ad esempio, per provare a rimediare, ha fatto un post su faccebook per spiegare che «i dipendenti del ristorante da agosto non tornano in Cina».

I commercianti cinesi dell’Esquilino mostrano preoccupati un messaggio che sta circolando in alcune chat. Messaggio che invita ad evitare di andare nelle attività cinesi: «Consiglio medico sanitario… Si informano i vari amici, parenti, colleghi e conoscenti, che in questo momento così drammatico e problematico a causa del diffondersi del coronavirus in Cina sarebbe consigliabile non andare nei negozi cinesi per un breve medio periodo”

La portavoce della comunità cinese a Roma, Lucia King, lancia un appello, a nome di tutte le comunità cinesi in Italia, per fermare «gli episodi di intolleranza». Una psicosi ingiustificata, anche per la mortalità registrata dal virus, che può provocare una vera crisi per molti imprenditori di origine cinese.
