Prosecco e Tozzi, Slow Wine si indigna contro il geologo (e Trenitalia)

Prosecco e Tozzi, Slow Wine si indigna contro il geologo (e Trenitalia)

Prosecco e Tozzi, Slow Wine si indigna contro il geologo (e Trenitalia). In Italia, si sa, il vino è un oggetto tanto amato quanto sconosciuto. Dall’ignoranza più crassa si è passati al gergo ipertecnico e un po’ ridicolo di certi sommelier, finendo per tornare indietro con il catartico e rassicurante sommelier Albanese (“è rosso”, esclama dopo attento esame visivo). Non stupisce, dunque, che anche sui media si affronti l’argomento con ignaro entusiasmo. Stupisce un po’ che esca sulla rivista ufficiale di Trenitalia un articolo, firmato dal geologo Mario Tozzi, che associa il Prosecco al Carso. Subendo la reprimenda, severa ma giusta, del referente regionale di Slow Wine.

Succede che Tozzi attacchi il suo pezzullo parlando del Carso, con giusta e competente enfasi da geologo: l’acido carbonico che disgrega le rocce, le pietre ingrigite del Friuli e così via. Poi però, devono avergli fatto notare che un articolo sul carsismo rischiava di avere un moderato appeal nel frettoloso popolo dei pendolari. “Buttiamoci dentro il Prosecco!“, deve aver pensato il caporedattore di turno. Detto fatto. Tozzi si è ricordato che esiste un paesino di nome Prosecco, in provincia di Trieste. Ed ecco dunque, che nella seconda parte dell’articolo, parte l’associazione idilliaca tra carsismo e prosecchismo, con l’accurata descrizione delle aziende “nei vecchi casolari circondati da filari”. Peccato che, come sa chiunque abbia una minima nozione, la patria d’elezione del Prosecco sia il Veneto, non certo il Carso. E che proprio il paesino di Prosecco sia stato utilizzato, strumentalmente ma provvidenzialmente, per evitare che accadesse quando è accaduto con il Tocai (denominazione “scippata” dagli ungheresi). Qui vi avevamo raccontato la guerra del nome.

E insomma, il Tozzi ha perso un’occasione per parlar d’altro. Perché poi nell’articolo non mancano altre perle. Il geologo improvvisato sommelier spiega che quella del Prosecco “non è una risposta nostrana allo champagne, ma è molto di più”. Ah sì? Con tutto il rispetto, il Prosecco, prodotto con uve Glera e metodo Martinotti (o Charmat), non può competere con lo Champagne, ma neanche con i tanti spumanti italiani ottenuti con Metodo Classico, dal Trento Doc al Franciacorta, da Alta Langa a Oltrepò pavese. Ma tant’è, Tozzi ci spiega che il Prosecco “smorza le tensioni e ammorbidisce le serate, mette allegria ed è ottimo per pasteggiare”. Vero, vero, il Prosecco tra l’altro fa arricchire molti produttori e rende felici molti di quelli che ne scrivono in termini così entusiastici, sia pure dilettanteschi.


Ha ragione il nostro mito, Matteo Del Puppo, nella sua giustamente celebrata versione della canzone di Mahmood.
Riascoltiamola. E poi tutti nel Carso.

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