Dar Burino ad Ariccia, quando il servizio è "a cazzo di cane"

Dar Burino ad Ariccia, quando il servizio è "a cazzo di cane"

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Dar Burino, fraschetta e che cazzo, Ariccia. Lo vedo sul parabrezza della Vespa e trasecolo: oibò, qualcuno mi ha lasciato un ricordino dall’inequivocabile sagoma, che mi pare vagamente somigliante a quella di un organo sessuale maschile. Penso a chi possa avermi fatto lo scherzone, ma poi leggo da vicino. Ed eccomi precipitato nel gorgo della romanità becera, quella che al confronto Bombolo è un raffinato intellettuale. E’ la pubblicità di Dar Burino, nota fraschetta di Ariccia, dotata anche di una sala “a luci rosse“, vietata ai minori di 18 anni, che si chiama “fraschetta e che cazzo“.

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Che si possa pensare di andare in un locale che si presenta così, è un mistero. Del resto siamo in una città che si vende ai turisti con locali come La parolaccia, che insultano i clienti. Una simpatica tradizione e se vi piace essere insultati, niente di male. Se poi, come promette il volantino fallico, il servizio sarà “a cazzo di cane“, allora siamo a posto: niente di molto diverso da quello che ci tocca ogni giorno.

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Tornando alla fraschetta, leggiamo dal sito: “E che cazzo ” è la prima e unica sala nel Lazio ad avere come tema “il pene“. La particolarità è che ogni accessorio (appendiabiti, lampadari, statue, vestiario dei camerieri) ha come tema “il pene”. Naturalmente sono previsti dei menù “particolari” anch’essi a tema”.

Menu a tema? Mah, non vogliamo sapere altro. Per alzare un po’ il livello, vi riportiamo una poesia del Belli, decisamente in tema.

Er padre de li santi

Er cazzo se po di’ radica, ucello,
Cicio, nerbo, tortore, pennarolo,
Pezzo-de-carne, manico, cetrolo,
Asperge, cucuzzola e stennarello.

Cavicchio, canaletto e chiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bruggnolo,
Inguilla, torciorello e manganello.

Zeppa e batocco, cavola e tturaccio,
E maritozzo, e cannella, e ppipino,
E ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.

Poi scafa, canocchiale, arma, bambino.
Poi torzo, crescimmano, catenaccio,
Minnola, e mi’-fratello-piccinino.

E tte lascio perzino,
Ch’er mi’ dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga e membro naturale.

Quer vecchio de spezziale
Dice Priapo; e la su’ moje pene,
Segno per dio che nun je torna bene.

Giuseppe Gioachino Belli, Roma, 6 dicembre 1832

 

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1 Comment

  1. Matteo
    agosto 01, 11:23 Reply

    Beh, io mi aspettavo di leggere la recensione! :D

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