Stazione di Posta, lo chef Martini stupisce e affascina (astenersi nemici della cucina creativa)

Stazione di Posta, lo chef Martini stupisce e affascina (astenersi nemici della cucina creativa)

stazione di posta marshsmallow alle more

Stazione di Posta a Roma fa rima con Marco Martini, giovane e talentuoso chef, già pluripremiato. Un ristorante moderno, che funziona a pieno ritmo solo da qualche mese, a Testaccio, proprio dietro il Macro.  Ha fatto fatica e, forse, la fa ancora, a ritagliarsi uno spazio suo, con una clientela molto diversa da quella che frequenta di solito la città dell'Altra Economia, nell'ex mattatoio. Piatti raffinati, molta inventiva, grande tecnica: per un appassionato di cucina i piatti di Martini sono innanzitutto un piacere per gli occhi. Il dubbio, sempre in agguato in casi simili, è che tanta perizia formale, tanto simbolismo astratto, finiscano per penalizzare l'esperienza gustativa, togliendo un po' di emozione al palato. Dunque: si astengano i seguaci di una cucina popolare e tradizionale, i nemici dell'estetismo e della creatività nella cucina. 

Si comincia subito con un drink straordinario e straordinariamente leggero, a base di rabarbaro, rhum e soda. E poi una serie di amuse bouche, anch'essi offerti dallo chef. Ecco le chips di riso allo zafferano su crema di baccalà e panini alle cipolle

Sautè di cozza, con maionese. Scenografica, ma un po' tristanzuola, una cozza ci guarda dall'alto di una roccia: la bassa temperatura e la solitudine rendono il mitile ancora più sfuggente e ambiguo del solito. 

Splendido presepe per inventiva ed esecuzione: in una sorta di nido, ecco un uovo diviso a metà (c'è un attrezzo apposito per farlo, non ci provate con il coltello). Il piatto si chiama Nascita della carbonara: dentro l'uovo, naturalmente, una carbonara in miniatura (senza pasta). Ottima.  

La boule di plastica ricorda una di quelle palle piene di neve con dentro il Duomo di Milano.

Ma una volta scoperchiata, troviamo una crema di cima di rapa e fegatini.

Cominciamo con gli antipasti. Qualche perplessità per le crêpe di cappasanta alla pizzaiola a forma di portafoglio (17 euro).

Saporite, morbide e aggressive quel tanto che basta: ecco le ottime spuntature, patate e barbecue (16 euro)

Ecco gambero, scamorza e ‘nduja (22 euro), piatto novità, appena introdotto nel menu da Martini.

Quasi un Pollock questo piatto di manzo, rapa rossa e miso (22 euro): una pennellata di un colore accesso, quasi violento, gocce di sapore, dripping gastronomico. Al gusto è intenso e convincente.

stazione di posta bonsai foto Andrea Di Lorenzo

Si conclude con qualche dolcino offerto: il marshmallow alle more e un bonsai con biscottini al burro e mini madeleine. (foto Andrea Di Lorenzo)

Nella bella stagione, Stazione di Posta offre lo splendido giardino dell'Altra economia, uno dei più belli di Roma. 

I voti di Puntarella

Cucina: 7

Ambiente: 7,5

Servizio: 8

Bonus: il prezzo alla fine non è così salato come ci si aspetterebbe. Ci sono anche due menu degustazione. Quello piccolo a 45 euro e 5 portate (faraona funghi e pinoli, rigatoni pancetta e stracchino, galletto alla diavola, cioccolato bianco e piccola pasticceria). E quello da 7 portate, a 70 euro, che comprende tra l'altro le spuntature, ravioli al vapore e piccione. Altro bonus, naturalmente, il giardino.

Malus: il locale, all'interno, è molto bello ma spesso non si riempie e questo produce un effetto vuoto non troppo gradevole.  

stazione di posta roma vetrata

Stazione di Posta, largo Dino Frisullo, Città dell'Altra economia, Roma. Tel 06 574 3548. Sito
Aperto martedì dalle 18.30 alle 2; dal mercoledì al sabato: 12.30 – 15, 18.30 – 2. Dom: 12.30 – 15. Chiuso il lunedì e la domenica sera

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1 Comment

  1. gabriele t.
    marzo 21, 19:13 Reply

    Ci sono stato e devo dire che alcune cose sone buone, ma poco originali.
    Ad esempio il baccal├í panna acida e limone candito mi ricorda un piatto mangiato a san salvo, ristorante il metro, i ravioli con il brodo di patate arrosto l’ho mangiato nel 2008 al tordo matto!
    Sono daccordo con la cucina creativa, ma ognuno dovrebbe fare la sua lasciando stare sti alberelli che vengono dal noma oppure l’uovo alla carbonara di alajmo.

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