‘The daily table’: negli Stati Uniti il supermercato del cibo scaduto contro la crisi e lo spreco

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Un negozio nel quale acquistare generi alimentari non più consumabili in base alla loro data di scadenza ma in realtà ancora perfettamente commestibili, almeno stando alle tesi del promotore di questa particolare iniziativa. Come riportato dal “Daily Mail” a maggio 2014 negli Stati Uniti (più precisamente a Dorchester, nel Massachusetts) aprirà “The Daily Table”, un negozio di alimentari che venderà esclusivamente prodotti scaduti ma ancora utilizzabili. Un’idea lanciata da Doug Rauch, già presidente della catena “Trader Joe’s” attiva nello stesso settore.

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L’originale idea avrebbe secondo Rauch una logica molto semplice e permetterebbe di contrastare una serie di fenomeni negativi acuitisi in questo periodo di crisi economica. Il negozio offrirebbe infatti alimenti nutrienti e non pericolosi per la salute umana a un prezzo calmierato, e ciò porterebbe a due conseguenze positive. In primo luogo si ridurrebbe lo spreco di cibo, in parte generato dal fatto che i consumatori “spaventati” dalla data di scadenza buttano nella spazzatura anche cibi ancora utilizzabili, che secondo uno studio del 2012 riguarderebbe addirittura il 40% del totale di cibarie prodotte ogni anno, per un valore di circa 165 miliardi di dollari. In più si permetterebbe alle classi sociali più povere, ed in particolare al 15% di americani definiti “food insecure”, cioè senza certezze riguardo a cosa mangeranno nel prossimo pasto, di garantirsi comunque una corretta alimentazione, grazie a prezzi in linea con quelli dei fast food, unica fonte alimentare economicamente alla portata di queste persone in difficoltà ma che diffondono diete scorrette favorendo la diffusione di patologie come l’obesità e il diabete: «Molte famiglie sanno che non stanno fornendo ai loro figli un’alimentazione corretta – ha sottolineato Rauch – ma semplicemente non possono permettersela e perciò non hanno scelta».

SPRECO ALIMENTARE si possono consumare i cbi scaduti

Tutto positivo, in linea teorica, per un negozio che dovrebbe vendere soprattutto frutta e verdura che hanno superato da poco la data di scadenza e prodotti simili trasformati in piatti pronti. Ma Rauch, oltre a dover garantire in tutto e per tutto la salute della clientela (sul valore e l’importanza delle diverse indicazioni di scadenza esistono infatti teorie tra loro contrastanti), dovrà anche sconfiggere l’inevitabile diffidenza delle persone riguardo a cibi che sono abituati a considerare immangiabili se non addirittura pericolosi. Una sfida che non sembra però spaventarlo: «Le indicazioni di scadenza rischiano di creare confusione. Se pensiamo ad esempio al latte, in passato per decidere se era ancora buono o meno quello che si faceva era annusarlo; così si comprendeva se era da buttare. Le persone sono preoccupate degli eventuali effetti sulla salute, ma praticamente tutte le morti conosciute collegate al cibo sono state causate da prodotti in regola con le date di scadenza».

© Il Fatto Quotidiano / Puntarella Rossa