Gazometro 38, Roma, inaugurato il 13 maggio. Lo spazio è di quelli che vanno di moda negli ultimi anni: un’enorme sala che un tempo fu un garage e che è stata riadattata a locale per bar, aperitivo e ristorante. Come spesso accade, il tentativo di farne molte cose finisce per confondere le idee. Il risultato, per ora, è decisamente scarso: nessuna identità definita, molto spazio inutile, illuminazione eccessiva, una cucina pretenziosa e deludente, una musica di sottofondo fastidiosa. Peccato, perché lo spazio potrebbe essere sfruttato meglio e certi arredi vintage promettevano bene.

Situato a pochi metri da Mercat, Gazometro 38 e dal ristorante giapponese Oishi, Gazometro 38 ha un lungo corridoio iniziale, con qualche seduta.

Poi si apre in uno slargo, che a destra disegna uno spazio salotto, a sinistra il lungo bancone. Davanti si apre il salone con tavoli e sedie scompagnate: alcune bianche di legno, altre simil tolix. Bello il muro a mattoncini.

Dal menu proviamo il carciofo alla romana con crema di pecorino. Non male, anche se il pecorino è un po’ aggressivo e il gusto non risulta equilibrato. Non va meglio con il baccalà, servito con una crema di zenzero e un eccesso di pane tostato.

La delusione più cocente arriva dai primi. In menu troviamo una sezione con i primi “tradizionali” e una con primi “irriverenti“. Tra questi c’è la “carbonara sbagliata” (10 euro). Ovvero una carbonara con la liquirizia. La carbonara tradizionale è sbagliata anche lei: una massa di pasta con poco guanciale, insapore e anche un po’ fredda. La carbonara sbagliata non va meglio: la liquirizia è invadente e i pezzi di lardo molliccio che navigano nella pasta sono decisamente poco allettanti. Non aiuta la carta dei vini, con poche etichette e non particolarmente originali. Da provare la pizza, anch’essa in doppia versione, tradizionale e irriverente.

Insomma, urge cambio di rotta, anche perché non si capisce bene chi potrebbe essere il cliente tipo: non la comitiva di giovani, visto le pretese della cucina, non i gourmet, visto i risultati deludenti, non le coppie, visto l’inquinamento acustico e lo scarso romanticismo del tutto. Servirebbe un colpo di reni, con qualche novità. Anche non irriverente.
