In questa puntata, scopriamo come il sake può accompagnare i piatti saporiti della cucina romana, come la carbonara, ovviamente sempre insieme a Gianluca Di Giulio di Kodama Enoteca.
Ci sono sapori che il vino fatica a gestire: amaro, piccante, eccessiva sapidità. Per questi casi, a volte, rivolgersi al sake è la scelta vincente. Torniamo a parlare di abbinamenti, e lo facciamo con un tema estremamente sensibile, e per molti temuto: la cucina tipica romana.
Il sake ha cinque volte meno acidità del vino, e questo lo rende estremamente accondiscendente e accogliente nei confronti del cibo, mentre il vino tende a voler sempre primeggiare. La cucina romana, poi, è ricca di sapori forti: speziati, salati, piccanti e amari, pronti a sfidare qualunque sommelier.
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Abbinamento sake cibo: perché funziona con piatti saporiti

Pensiamo al carciofo fritto, grasso e amaro: trovare un abbinamento davvero vincente con il vino non è semplice. Il sake (soprattutto quelli più morbidi, con un seimabuai più integrale e un lieve residuo zuccherino) riesce a spegnere l’amaro e a lasciare intatto il gusto dell’alimento, mentre pulisce la bocca dall’untuosità del fritto. Una piccola magia da bicchiere.
Abbinamento sake cibo: il confronto con la carbonara
E poi c’è sua maestà la carbonara: dolcezza delicata della pasta, piccantezza pepata, grassezza e sapidità estreme. Un vero incubo per chi vuole creare un abbinamento equilibrato con il vino. Eppure, il sake ci riesce. Alcuni hanno la capacità di spegnere la grassezza, pulendo la bocca senza sovrapporsi al sapore della pasta, e di lasciare percepibili, anche se attenuate, le caratteristiche del condimento.
È un mondo nuovo quello dell’abbinamento sake-cibo, soprattutto con piatti regionali e romani. Ma basta un minimo di apertura mentale, un bicchiere e un po’ di curiosità: quello che vi si para davanti è un percorso incredibile, divertente e sorprendente, che può cambiare il vostro modo di pensare al cibo e alle bevande.
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[Foto copertina via Unsplash]
