E se piove, chi paga il conto dei ristoranti all’aperto?

E se piove, chi paga il conto dei ristoranti all’aperto?

Ascolta, piove nei dehors

Metti che arrivi al ristorante che il tempo è un po’ nuvolo. Ti fanno accomodare all’aperto, anche perché al chiuso non si può. Ti siedi, non riesci come al solito a inquadrare il maledetto Qr Code, ti fai aiutare, ti irriti perché la lista dei vini è scarsa, ma ti fai passare il malumore perché finalmente si mangia fuori, che diavolo, quanto lo hai sognato quel momento? Ordini spaghettoni con alici, capperi e finocchietto, agnello al timo con cicorietta ripassata. Tiri un respiro, dai un’occhiata intorno e ti guardi il braccio. Stai sudando? No, quella cosa trasludica ha una forma ellissoidale, avrà un diametro di almeno tre millimetri.

Una goccia. E’ una goccia.

Cazzo, piove. Speri che sia uno scroscio rapido. Calcoli l’intervallo tra una goccia e l’altra, sembra stabile, no aumenta, ecco, ora la goccia diventa più grande, è enorme, non sono gocce, cazzo, sono maledette palle da bowling che rimbalzano sul tavolo e finiscono nel tuo merlot. Pazienza, faceva schifo. Ecco lo spaghettone. Ora smette, smette, dai che smette, signore, ti scongiuro.

Non smette.
– Scusi. Dico a lei. Ragazzo. Scusi.
– Dica.
– Ascolta. piove.
– Lo vedo, sì. Piove dalle nuvole sparse, piove sugli spaghettoni salmastri e arsi.
– Non faccia lo spiritoso. Pure poeti li prendiamo ora, i camerieri. Che si fa?
– Niente, che vuole che si faccia? Non si può entrare. Si mangia solo all’aperto, lo sa.
– Lo so, ma non posso mangiare gli spaghettoni con i capperi che affogano nell’acqua. E’ una forma di rispetto. Anche per i capperi, dico.
– Sono d’accordo signore. Le porto il conto, signore.
– Come? Non ho capito bene scusi, io sono arrivato qui, mi sono seduto, ho ordinato e non ho mangiato neanche il pane, che sono a dieta, per non parlare di questo merlot da quattro soldi.
– Mi spiace signore. Abbiamo cucinato, la materia prima costa, sa che abbiamo pagato 12 mila euro al mese di affitto in questi mesi di inattività? Ha sentito parlare della crisi della ristorazione?
– Ho presente, non mi faccia la predica. Le rendo noto che sono proprietario di un albergo. Bene, è chiuso da un anno e ci vivo dentro. Questa è forse l’ultima cena che mi posso permettere. Sognavo di sedermi al tavolo di un ristorante da mesi.
– Mi spiace signore.
– Anche a me.
– Che s fa allora?
– Le porto il conto.
– Come? Non ci siamo capiti. Quale conto? Io non pago.
– Non paga signore? Le sembra bello?
– No, ha ragione anche lei. Non è bello.
– Cosa  sta facendo signore? Non faccia così. Non può andare sotto il tavolo. Si tiri su, la prego.
– Certo che posso, mi finisco lo spaghetto, adoro i capperi umidicci. Quando ho finito, smezziamo il conto: lo spaghetto e il vino li pago io, l’agnello ve lo mangiate in cucina e me l’abbonate.
– Non vedo altra soluzione. D’accordo, signore.
– E’ bello che i ristoranti siano stati riaperti.
– E’ bello sì.
– Buon appetito, signore
– Grazie. Ha un ombrello?

 

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