Il grano francese della De Cecco, indagati i vertici

Il grano francese della De Cecco, indagati i vertici. Qui non si è mai fatta una battaglia per l’italianità, né tantomeno per il chilometro zero. Perché pretendere di avere l’esclusiva della bontà è sbagliato e rischia di far scivolare il discorso su chine nazionaliste e protezioniste. Ma chi a tutti i costi difende la sua etichetta di prodotto locale, poi, dovrebbe quantomeno rispettare le premesse. E’ quello che la magistratura imputa alla De Cecco, che è la terza produttrice mondiale dopo Barilla e Ebro Foods.

Il 13 febbraio ha registrato 4,575 tonnellate di grano segnando un’origine pugliese, mentre i carabinieri del Nas hanno accertato che quel grano veniva dalla Francia. E così il pm di Chieti Giuseppe Falasca ha aperto un fascicolo per frode in commercio. Non solo, a luglio ha fatto perquisire gli uffici della De Cecco, facendo partire tre avvisi di garanzia. In uno scambio di mail, pubblicate dal Fatto Quotidiano, sembrerebbe che il cambio di denominazione sia stato volontario.

Il pastificio De Cecco non è nuovo a querelle relativa alla provenienza dei grani, come nel caso di quelli provenienti dall’Arizona.  E sulle indicazioni poco chiare in etichetta ha indagato a fondo anche Report, la trasmissione televisiva condotta da Sigrido Ranucci. Nel programma si riportava il richiamo dell’Antitrust secondo il quale Lidl, Auchan, Divella, Cocco e De Cecco scrivevano in bella vista “pasta italiana“, relegando in caratteri microscopici al retro busta la dizione grani non Ue.