Hamburger vegani e bistecche senza carne non sono hamburger, ma tocca all’Europa decidere

Hamburger vegani e bistecche senza carne non sono hamburger, ma tocca all’Europa decidere. L’attesa è molta, perché l’Europa è di fronte a una di quelle decisioni che possono avere  grandi ripercussioni economica. Si tratta di dare il via libera agli hamburger vegani, cloni vegetali senza carne. Il problema è soprattutto come si chiameranno. Sembra una questione minore, ma nel mercato il brand è tutto. Per questo le lobby della carne, già provate dalla pandemia, si fanno sentire. E chiedono che si possano chiamare hamburger e bistecche solo i prodotti derivati da suini, bovini, ovini e polli.

Il Parlamento europeo deciderà nelle prossime ore. C’è un precedente. La corte di Giustizia europea ha detto che non sii possono chiamare formaggi, latte e yogurt i prodotti realizzati con vegetali. Niente latte di soia dunque. In realtà, il Parlamento darà soltanto un parere vincolante, saranno poi le singole nazioni europee a decidere. Chiamare hamburger anche gli hamburger vegani darebbe ovviamente una possibilità di diffusione molto maggiore. Confondendo, però, il consumatore. Peraltro il settore delle bistecche vegani sta avendo un boom clamoroso (anche se nelle mense milanesi non era piaciuto…) e rischia di provocare non poche difficoltà alla carne. Poco male, si dirà, visto che la diminuzione del consumo di carne non può che far bene alla salute e all’ambiente. Ma è un processo che va guidato e gestito bene, per evitare di disorientare il consumatore. Anche perché siamo abituati agli inganni delle etichette che ci arrivano dall’Europa, molto sensibili alle lobby e molto abile nel confondere le acque.

Contro questo pericolo insorge  la Coldiretti. I consumatori, spiega, rischiano di trovare sugli scaffali finti hamburger con soia, spezie ed esaltatori di sapore o false salsicce riempite con ceci, lenticchie, piselli, succo di barbabietola o edulcoranti. «La carne e i prodotti a base di carne fanno parte della dieta tradizionale dei nostri territori e appartengono al patrimonio gastronomico italiano», dice il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.