A Venezia spremuta e cappuccino da 21 euro causa Covid (e non siamo a piazza San Marco). Venezia non è una città a buon mercato. E’ piuttosto noto e negli anni si sono moltiplicati i casi, soprattutto in piazza San Marco, di caffè al tavolo pagati 10-20 euro, causa orchestrina e panorama struggente. Ma stavolta la questione è diversa.

Come riporta il Corriere della Sera, il fatto avviene all’Illy Caffè dei Giardini Reali. Non siamo quindi in zona iperturistica e non siamo in uno di quei locali acchiappaturisti e spennapolli. Un veneziano, che la riqualificazione dei Giardini è pensata soprattutto per loro e d’altronde di turisti non ce ne sono, prova a sedersi al bancone. Ma non si può. Viene fatto accomodare al tavolo, dove consuma una spremuta, che paga 12 euro, e un cappuccino, per il quale deve sborsare 9 euro. Totale: 21 euro. Al bancone la spremuta sarebbe costata 5 e il cappuccino 4. Prezzi dunque più che raddoppiati.
Il Corriere riporta il non autorevolissimo commento del segretario del Psi di Venezia Luigi Giordani: «Una vergogna». E dà la colpa al Covid. Perché, in effetti, senza le norme, sarebbe stato possibile starsene al bancone tranquillamente. Ma siamo sicuri che il prezzo così elevato sia una necessità? Abbiamo scritto pochi giorni fa che è “normale“, nel senso che è obbligato da una serie di circostanze, il fatto che i prezzi in bar e ristoranti lieviteranno, ma qui siamo oltre il normale. Questa è una scelta dell’Illy Caffè. Scelta conseguente dei veneziani sarà disertare quel bar e restare a casa. Non proprio quello che si aspetta la categoria per ripartire.
