Monti a Roma, la trasteverizzazione che umilia il rione

rione monti trasteverizzazione fast food

Monti e la trasteverizzazione L'elegia del mondo antico è una delle cose più irritanti che ci sia. Il piccolo mondo antico faceva schifo. Malattie, morte, ignoranza, non Mulino bianco. Prendi il rione Monti. Cosa rimpiangi, la Suburra, la sozzura, il meretricio, il ladrocinio? Ancora negli anni '50 era un rione malfamato, oscuro, maleodorante. Però poi arriva un giorno in cui, inevitabilmente, sei costretto a sospirare di nostalgia: non è più come una volta. E si parla di dieci, venti anni fa. Quando il Rione era un dedalo di viuzze ben curate, non un cimitero di sampietrini, con le ferite malamente suturate d'asfalto. Un rione dove le radice profonde di botteghe artigiane e negozietti storici convivevano con la gentrificazione, ovvero l'arrivo dei nuovi residenti, una classe media borghese, spesso intellettuale e magari radicalchic, che dava nuova linfa al quartiere senza snaturarne il volto. Basti pensare al documentario di Mario Monicelli, che raccontava le antiche botteghe: Pietro il macellaio, Adamo il barbiere, Donato il falegname, Umberto l’antiquario. Ma da qualche anno è arrivata una parola orrenda a sfigurarne il volto: la trasteverizzazione. Sta succedendo a Monti quel che è successo a Trastevere.

Le antiche botteghe chiudono una dopo l'altra, sostituite da minimarket, paninari, kebabbari, fast food di pessima qualità (non tutti lo sono, vedi Zia Rosetta, Tricolore, Dall'Antò).

E' uno stillicidio quotidiano, favorito dalla scellerata pedonalizzazione della prima parte di via Cavour e dall'aumento dei costi per i residenti, deciso dal sindaco Marino.

Ormai le strade pullulano di comitive di turisti e gli appartamenti non sono più abitati da romani, ma sono case vacanze, spesso senza licenze.

Ci sarebbe da capire, a proposito di licenze, come riescano a spuntare come funghi questi mediocri fast food e chi li autorizzi.

In pochi mesi sono nati un pane e porchetta in via Baccina, un fast food orrendo in via degli Zingari (dove c'era un negozio di abbigliamento), un pasta express in via del Boschetto.

E molti altri ancora, da via Urbana a via Leonina, da via degli Zingari a via dei Serpenti. 

In piazzetta sta per essere smantellata la storica e bellissima edicola, sacrificata da una disputa tra il Comune e il bar vicino, che ha spostato i giornali nel fast food accanto, trovando un posto (ma per quanto?) ai quotidiani vicino alle birre.

Per non parlare della sporcizia, dei bidoni di spazzatura di fronte al mercato Monti di via Urbana, del degrado che avanza insieme ai turisti

Nella foto, il buffo personaggio pagato dal bar di piazza Madonna dei Monti per raccogliere cicche di sigarette e ripulire.

Ancora qualche anno e Monti sarà invivibile. Monicelli un ricordo sbiadito, le botteghe sbarrate.

Resteranno i panini con la porchetta di Ariccia (?), le prostitute di via dei Capocci. O magari saranno sostituite da spacciatori di quartiere, modello Pigneto e San Lorenzo. Verrebbe da dire Addio Monti

Ma cedere alla nostalgia è stupido. Perché le cose possono cambiare e spetta alla politica intervenire. Al sindaco, al consiglio comunale, al municipio. 

E ai cittadini, naturalmente. 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*