L’Expo vetrina delle multinazionali? Forse, ma ci sono anche Vandana Shiva, don Ciotti e Carlìn Petrini

L’Expo vetrina delle multinazionali? Forse, ma ci sono anche Vandana Shiva, don Ciotti e Carlìn Petrini

vandana shiva

Expo 2015 Milano, Vandana Shiva e le multinazionali. Si dice che l'Expo di Milano è diventato una vetrina delle multinazionali. In primis, le più odiate da sinistra e salutisti, McDonald's e Coca Cola. Ma anche Monsanto, Syngenta, Nestlé. Eppure tra la miriade di eventi e tra i personaggi più o meno istituzionali, se ne trovano altri per i quali "un altro mondo è possibile", come recita lo slogan. Ci sono, per dire, il guru Slow Food Carlo Petrini e l'ecologista e attivista indiana Vandana Shiva. Basta per riabilitare l'Expo? Non certo agli occhi dei black bloc e dei più scalmanati contestatori. Neanche ai nostri, forse, ché la realtà è complessa e certe semplificazioni sono l'altra faccia della medaglia dello strapotere delle industrie e del marketing sulla salute e la vita dei cittadini. Ma ascoltare, leggere e confrontare opinioni e punti di vista dovrebbe essere obbligatorio, prima di schierarsi nel facile giochino Expo sì Expo no

Il ruolo delle multinazionali

Ha avuto senso attribuire a McDonald's e Coca Cola il ruolo di sponsor dell'Expo? A loro difesa, si dice che inserire le multinazionale in un circolo virtuoso, esporle a un pubblico sensibile ai temi della salute, significa costringerle in qualche modo a modificare i loro sistemi di produzione. Per dire, la Coca Cola pubblicizza qui la PlantBottle, la prima bottiglia di plastica Pet completamente riciclabile prodotta con materiali in parte di origine vegetale. Poco? Sicuro. La bevanda gasata fa male? Vero. E' stato sbagliato e ridicolo l'appello dell'assessore lombardo Valentina Aprea ai bambini ad andare da McDonald's perché "il gelato è gratis"? Verissimo. Però coinvolgerle multinazionale e rendere commercialmente appetibile comportamenti virtuosi può essere uno strumento di miglioramento del mondo e della produzione. 

Cascina Triulza

Quanto alle voci alternative, alla Cascina Triulza è stato inaugurato il padiglione della società civile, con cooperative e fondazioni di volontariato. C'è in lavorazione la carta di Milano, che contiene indicazioni sulla lotta allo spreco e sulla sostenibilità ambientale, e che sarà consegnata il 18 ottobre al segretario Onu Ban Ki-moon. Ci sono Save the children e Ermanno Olmi. Carlo Petrini e Don Ciotti. Che al Corriere dice: "Siamo la spina nel fianco delle multinazionali". E ai black bloc dice: "Venite qui a lavorare e a partecipare al cambiamento, invece che spaccare tutto". 

Vandana in chiaroscuro

Vandana dice molte cose sagge e molte banali. SHuffington Post attacca: "Le multinazionali vengono a Expo per nutrire se stesse, non il pianeta". Ma ha scelto, meritoriamente, di esserci all'Expo: "Se noi, i movimenti e le associazioni che hanno scelto di entrare dentro i cancelli di Expo, saremo capaci di aprire le porte al mondo, alle ragioni della Terra dalla quale può nascere un nuovo paradigma economico allora è possibile che Expo diventi un'occasione". Alla Cascina Triulza, presenta "Terra Viva", insieme al ministro Maurizio Martina. Lo leggeremo, perché nella Milano della devastazione dei black bloc e dello strapotere delle multinazionali, ci sono spazi da far crescere. Senza l'ansia di attribuire un ruolo salvifico a un personaggio come Vandana, che già in passato è inciampata in bufale, come quella del suicidio dei contadini per gli ogm, e che esprime posizioni non certo di sinistra e progressista su temi come le donne (leggete sotto). 

 

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