Vino “naturale”, un libro di Servabo per saperne di più (senza dimenticare le virgolette)

Si chiama Il vino "naturale" e non a caso appone delle preziose virgolette sulla parola. Edito dalla casa edtrice versanti e realizzato da Servabo, è un tentativo coraggioso e un po' folle di fare il punto su un mondo in crescita tumultuosa e confusa. Il 10 giugno sarà presentato al Kino, durante il corso di Puntarella Rossa "Te li do io i solfiti", da uno degli autori, Gianpaolo di Gangi, per anni anima e ombra di Porthos, la mitica e ormai sostanzialmente defunta rivista alternativa sul vino. Quel che si apprezza del libro, dotato di un apparato statistico notevole, è l'approccio non integralista. Del vino naturale si raccontano il fascino e la necessità, ma non solo: si parla dello scetticismo accademico, degli incagli burocratici, della radicalizzazione del pensiero bio, dell'effetto delle mode, della mancanza di criteri condivisi. Contraddizioni per un fenomeno che è una rivoluzione lenta che inesorabilmente sta cambiando i nostri gusti e il mercato. Nelle prime due sezioni ci sono i numeri e le regole. Nella terza, i bellissimi racconti di degustatori, ristoratori, produttori e tecnici. Quelli vi consigliamo di leggerli tutti, ma nel frattempo abbiamo pescato dai dati, ricavando qualche elemento utile per saperne di più sullo stato del vino "naturale" in Italia.

Servabo

"Te li do io i solfiti": il corso sul vino naturale che comincia lunedì 20 maggio: iscrizioni qui

Produttori: il libro ne censisce 771: lavorano l'1,64 per cento della superficie viticola globale e producono lo 0,74 per cento degli ettolitri italiani

Numero bottiglie prodotte nel 2011: 42 milioni, pari sostanzialmente a quelle prodotte da una grande azienda italiana, tipo la Zonin

– A partità di superficie impiegata, i produttori naturali ottengono una quantità di ettolitri 2,19 volte minore dei non naturali. Il che, forse, aiuta a capire uno dei tanti perché talvolta i vini naturali siano più costosi degli altri

– Non tutti i produttori naturali sono produttori biologici: solo 6 su 10 hanno la certificazione biologica

– Nel Nord sono presenti quasi la metà delle aziende censite e quasi metà della produzione in ettolitri (45%)

– I biodinamici (certificati Demeter) sono solo il 13 per cento dei produttori naturali

Toscana e Piemonte sono le regioni con il maggior numero di produttori naturali

– In Trentino-Alto Adige c'è la più alta percentuale di ettari e di ettolitri naturali, con rese persino superiori a quelle dei "non naturali"

– La Sicilia è un caso a sé: ha la maggiore superficie naturale e la resa più scarsa. Una sola cooperativa copre i due terzi di tutta la superficie. Forti dubbi sulla correttezza di classificazione come naturale, spesso autocertificata

Ah, giusto per capire l'approccio non ortodosso, l'exergo dei racconti, a cominciare dal primo "Eno-naturista di ricaduta", di Paolo de Cristofaro, è una canzone di Bob Dylan, che fa così: "I think nature is very unnatural. I think the truly natural things are dreams, wich nature can't touch with decay". Oltre a Dylan, c'era anche quel tale con la barba, Sigmund Freud, che diceva una cosa apparentemente contraddittoria (ma se ci pensate no): "Natura è cultura".

"Te li do io i solfiti": il corso sul vino naturale che comincia lunedì 20 maggio: iscrizioni qui