Milano / Schiscetta: a pranzo da Pepe

 

Pausa pranzo a Milano: da Pepe in corso San Gottardo. Un consiglio buono e giusto, che salda anche qualche conto in sospeso con i refettori delle scuole elementari…

Ho studiato dalle suore Canossiane, dove vent'anni fa (va beh, trenta) si saltavano i sabati e si restava a scuola il pomeriggio.  È da allora che sogno schiscette. E in particolare quelle delle compagne un po' snob, che venivano salvate dalle mamme dagli sbobboni della mensa e dai sonori ceffoni che venivano serviti per companatico, se non si terminava il piatto. 

E così, oggi che la ricerca di cibo nella pausa pranzo è diventata una specie di caccia al tesoro, in una Milano sempre più cara e dove solo i ristoratori hanno tutte le sere prenotate, voglio provare a segnalarvi luoghi onesti e gustosi, in ossequio al mio antico sogno. La schiscetta. Perché lo ammetto: la sogno ancora, adagiata sullo sfondo sonoro della madre superiora che minaccia con  il suo ritmico motto: "angora un po'".

La cucina al vassoio di Pepe 

Lo sapevate che corso San Gottardo si chiamava borg dei formagiatt? Pare che all’ombra dei suoi  bellissimi cortili stagionassero caciotte provenienti dalle campagne vicine. Sarà forse a causa di questo suo glorioso e maleodorante passato, o sarà per colpa dei nuovi, numerosi e altrettanto olezzanti abitanti “creativi” del quartiere, chi lo sa. Fatto sta che ogni settimana apre un nuovo  locale per la pausa pranzo milanese. 
C’è quello delle due minipizze (per gli indecisi), quello delle grandi abbuffate di finto sushi, quello per quando fingi di essere a dieta dei macrobiotici panini impossibili da addentare.  E poi c'è quello che piace a noi: Pepe.
Aperto da pochi anni, in fondo a un bel cortile con case a ballatoio, è una sorta di cugino di secondo grado del più noto e vecchierello ormai Ciriboga di via Savona. 
Trattasi di self service dal menu casalingo-etnico-inventivo; la declinazione culinaria del local-global, tanto di moda negli Stati Uniti e forse ora anche da noi.
 
Quando l'abbiamo visitato, abbiamo trovato, accanto alla pasta e fagioli e alle lasagne alla bolognese, una curiosa e gustosa lasagna di carasau con cima di rapa e caciocavallo. Oppure, a richiesta, con zucca, radicchio e fontina.
C'era anche un leggero riso all’orientale. Vari secondi: picanha di manzo alla griglia, polpettine di pollo magro con salse, cotoletta di pollo, baccalà in teglia con patate, calamari ripieni, quiche di porri, tortino di broccoli e pecorino. 


Il caffè
  non è male, ma vi consigliamo la torrefazione appena fuori sul corso. A pianta triangolare, parte da un metro e si stringe fino a trenta centimetri. Per magrolini o amici di varie taglie a scalare e amanti di chi resiste alle vecchie tappezzerie e a caffè e caramelle sciolte in barattolo. 

Prezzo: menu 10-11 euro. Oppure: Primi a 5-6 euro. Contorni 2,5-3 euro. Secondi mediamente 7,5 euro.  Dolci 3 euro
 
Pepe, corso San Gottardo 41, nel cortile. Tel. 02 8373206
 
Per digerire:
Prendete il tram numero 3 che passa sul corso verso fuori città e scendete alla fermata via Montegani, via Neera. Entrate nella bella chiesa di  Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa. Progetto dell’architetto della Triennale, Giovanni Muzio, del  1932, completata poi nel 1960. Al suo interno l’ultima opera dell’artista minimalista americano Dan Flavin del 1996. Tubi al neon colorati che giocano con i volumi puri della chiesa. Un gioiello poco noto all’interno del popolare quartiere Stadera.

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