
Seconda puntata dell'intervista-confessione-lezione in tre puntate di Jonathan Nossiter, nostro (e non solo nostro) guru per il vino naturale e il cinema. Dove si spiega che ci sono dei partigiani del vino naturale. Che i vini barricati sono Luc Besson e quelli naturali John Cassavetes. Dove si compiange Al Pacino, si esalta Pasolini e si spiega una volta per tutte che Rudolf Steiner e la biodinamica non son roba da hippy sciroccati reduci del new age anni '90, ma una teoria seria, scientificamente provata. E dove si parla di un biodinamico indiscutibile, il vino più caro del mondo, il Romanée-Conti. (qui trovate la prima puntata)
Parlaci di questi resistenti, come li chiami tu.
Sì, partigiani. Nasce negli anni '90 una resistenza spontanea, in posti diversi, di vecchi contadini e giovani produttori. Solo negli ultimi cinque anni è diventato movimento collettivo. Vanno oltre il biologico. Ancora oggi la metà dei vini biologici sono vini morti. Perché magari non mettono la chimica nelle vigne, ma poi in cantina ne fanno di tutti i colori. Come la barrique.
Cos'hai contro la barrique? Noi giovani vecchi che hanno vissuto gli anni '80 e '90 ce ne facevamo un vanto di berli.
"La barrique è il botox del vino. Toglie i segni della vita. Dà un sapore di vaniglia, infantile. Un Mc Donald's di lusso. L'affinamento nelle piccole botti di rovere rende tutti i vini uguali, senza espressione. Come Al Pacino negli ultimi anni, una maschera di cera. Erano perfetti per l'epoca di Wall Street. I barricati erano vini Luc Besson".
Subway non era affatto male, con quel sax nel metrò e il volto di Isabelle Adjani. Ma andiamo avanti. Parlavi dei resistenti: ci fai qualche nome?
Eccoli: Arianna Occhipinti, di Vittoria (Ragusa), Podere Pradorolo e Camillo Donati di Parma; Angiolino Maule di Gambellara (Vicenza); Giampiero Bea, di Montefalco (Perugia); Franco Terpin nel Carso; Cascina Corti a Dogliani (Piemonte). E un centinaio di altri in Italia.
Te lo devo proprio dire, un mio amico ti accuserebbe di passatismo, di tradizionalismo conservatore.
Sbaglierebbe. I vini naturali sono un impegno etico a rispettare il territorio e le diversità. Non c'è nulla di reazionario. Non è un ritorno al passato, è avanguardia. Prendiamo Pasolini.
Ecco, a Pasolini e alle sue lucciole volevamo arrivare
Pasolini ha distrutto le regole del cinema, ma dietro i suoi film radicali e innovatori c'erano una tradizione millenaria della pittura che lo ispirava e lo guidava. I vini naturali rispettano la civiltà storica e la innovano. Questi produttori, i Maule, i Donati, sono artisti. Ogni loro vino è un atto di libertà non narcististico, in un contesto storico. Sono come un film di Cassavetes.
Diciamolo, alcuni vini naturali sono imbevibili, così come alcuni film sono invedibili (non Cassavetes, che era un genio)
Ci sono grandi differenze tra i vini. Ci sono pazzi che fanno vini molto ossidati, difficili da accettare. Ma dipende. Ci sono stili diversi. C'è il bianco della Stoppa, nel piacentino, di Elena Pantaleoni e c'è il Sassaia, di Maule. Il primo è un bianco aranciato buonissimo, con il bel sporco di Mamma Roma o del Vangelo, roba per chi non ha paura. Il secondo non è per niente ossidato, è puro, vivace, sicuramente dorato ma fresco. Ma d'altronde i vini bianchi, trasparenti, che bevete in giro, sono vini filtrati, ripuliti, uccisi. E ti portano notizie solo della tomba. I naturali ti fanno la festa della vita, la vita del suolo, del territorio, dell'uva e della mano dell'uomo o della donna che ti carezza e che ogni tanto ti risveglia.
Altra obiezione. Questa storia del biodinamico puzza molto di new age
Non è così. La concezione di Rudolf Steiner, con le sue teorie antroposofiche, dicono semplicemente che non siamo isolati: che ogni nostro gesto è legato a un altro e al ciclo della natura e alle fasi lunari. Se la vigna deve fare un vino buono occorre che stiano bene anche gli insetti e gli animali che ci vivono. E' una concezione olistica, ma non è roba da hippy. E' il contrario del misticismo, è una teoria rigorosa, con basi scientifiche. Ricordiamoci che Steiner era austriaco. Che poi ci siano anche elementi usati dai new age è un altro discorso. Ma il biodinamico è solo un approccio tra molti altri di chi fa vino naturale.
Dicci un biodinamico buono
Il vino più costoso del mondo: il Romanée-Conti, in Borgogna, che è il santo Graal del vino. Il “vigneron” è Aubert de Vilaine, cartesiano e studente di Platone all'università.
Italiani, magari meno costosi?
Camillo Donati fa un lambrusco da far piangere per quanto è buono. E poi la malvasia e il Sauvignon. Tutti costano 4.80 in cantina. E' un impegno etico.
Gran prezzo. E qui veniamo a un'altra obiezione, che noi siam rompiscatole. I vini naturali a volte vendono fuffa e marketing e a carissimo prezzo.
Talvolta è vero. Preferisco comunque gli stronzi che ci fanno marketing a chi ci uccide con la chimica. Detto questo, per esempio, ci sono vini troppo di moda come quelli sull'Etna di Frank Cornelissen, un belga che ha fatto fortuna vendendo i vini più cari d'Europa e che si è trasferito qualche anno fa in Sicilia. E' di gran moda nei circoli a volte troppo compiaciuti degli amanti di vini naturali. I suoi vini hanno prezzi che per me sono assurdi per un vino inventato ieri dal niente e da qualcuno che sta appena imparando il mestiere e il territorio.
Il mercato non è etico
Ma è come se un cineasta indipendente facesse pagare cento euro il biglietto per un suo film!
- Martedì 6 il cinebistrot Kino, al Pigneto, a Roma, incontra Jonathan Nossiter: un aperitivo per parlare di cinema indipendente e vini naturali. Seguirà la proiezione del suo celebre Mondovino, e del film inedito Rio Sex Comedy. Tutte le informazioni presto su www.ilkino.it
Qui un intervento video di Nossiter pubblicato da Intravino
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