Pipero Roma, il nuovo ristorante in corso Vittorio Emanuele. Pipero ha lasciato l’hotel Rex per una nuova ed elegante sede in Corso Vittorio Emanuele, di fronte a piazza della Chiesa Nuova. Alessandro Pipero, dopo otto anni dalla prima apertura in via Torino, ha finalmente uno spazio tutto suo dove dà il meglio di sé. Una grande sala moderna e borghese, dalle geometrie precise e luci sobrie, accoglie la rinnovata cucina contemporanea del giovane chef Luciano Monosilio. La carbonara, considerata una delle migliori nel mondo gastronomico romano, non è più al centro del menu, ma ha lasciato spazio a una serie di piatti tecnicamente all’avanguardia e originali.

Pipero è una figura molto nota nell’ambiente e fuori: ha diretto per anni la sala di Labico di Antonello Colonna, poi nel 2008 si è messo in proprio ad Albano, trasferendosi a Roma nel 2011. Se lo avete incrociato su Facebook, potete aver letto cose come: “Il ristorante è l’unico luogo al mondo dove si può godere senza spogliarsi. Sia gli ospiti che chi ci lavora. Pipero”. Ma è in sala che dà il meglio, come bravo sommelier e come ottimo maître, che sa accogliere e intrattenere. Con Pipero, in sala, c’è Achille Sardiello, professionista con importanti esperienze in ristoranti stellati.

Il nuovo habitat di Pipero Roma, che si articola su 400 metri quadrati, è elegante, sobrio e non eccessivamente raffinato come la precedente sede. Unico neo è l’affaccio su strada (muovendo le tende si scorgono le auto parcheggiate) e, in alcuni momenti, un servizio un po’ lento.

In cucina, invece, l’altro protagonista, il già ampiamente premiato Monosilio. E il sous chef Davide Puleio, già al Convivio Troiani.

L’impronta è quella di un grande ristorante, con un menu di altissimo livello che si declina in due diverse degustazioni, Radici e Rami, rispettivamente da 6 e 10 portate (110 e 140 euro, vini esclusi).
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Ma c’è anche una lista di piatti dai quali scegliere liberamente.

La nuova carta mostra le sperimentazioni del giovane chef, che mettono insieme sapori importanti e conoscenza della materia. A cominciare dal crudo d’oca mela e senape.

C’è poi la possibilità di scegliere alla carta con piatti che fanno ben capire di cosa stiamo parlando: tra gli antipasti (vera passione del giovane chef), troviamo astice, rapa rossa e arancia amara e il piacevole sgombro maionese al wasabi e patate (25-40 euro).

Tra i primi invece risotto con gambero rosso (30) e il rigatone broccoletti salsiccia e pecorino, molto richiesto dai frequentatori del ristorante (30).

La carbonara di Monosilio, raccontata magistralmente da Pipero, rimane in menu ma non più con la formula “a peso”, che tanto aveva fatto discutere. Pasta Felicetti (spaghetti o rigatoni), uova (solo tuorlo) bio, mantecatura in ciotola d’acciaio e naturalmente guanciale. Nel ristorante stellato Michelin, il piatto principe della cucina romana si trova solo nel menu degustazione Radici.


Tra i secondi, presa di maiale patate e liquirizia (40), rombo alghe e lattuga (40) e lingua e capesante (40).

Nel menu Rami troviamo questo delicato filetto di anguilla con bieta e salsa primo sale.

Il pre-dolce all’interno del menu degustazione Radici.

Ecco la bombetta fritta.

Competitiva la carta dei vini, con ricarichi moderati sui prezzi finali.

Il prezzo medio di una cena si aggira tra i 150 e i 200 euro a persona, a seconda del menu scelto e del vino. I due percorsi degustazione e la carta vengono proposti sia a pranzo che a cena.
Pipero Roma, Corso Vittorio Emanuele II 250, aperto a pranzo e a cena, chiuso la domenica. Tel. 3397565114. Sito
