O’Vino Roma, Pigneto. Tel. 3363683285. Al Pigneto si sa l’offerta gastronomica è molta, ma la qualità scarseggia, soprattutto se parliamo di cucina tradizionale (tranne alcune eccezioni di cui vi abbiamo dato conto). Eppure capita (di rado, a dire il vero) d’imbattersi, passeggiando nelle vie traverse dell’isola pedonale, in qualche bella novità. In un localino semplice ma non sciatto, giovane e non pretenzioso. Da O’Vino, la minuscola osteria di via Pesaro aperta circa un anno fa, si mangia bene, si esce sazi e il conto che si paga è onesto.

La piccola osteria si aggiunge, dunque, alla ristretta cerchia di locali del quartiere dove poter mangiar bene, che conta tra le altre le cucine creative di Primo, Pigneto 41, Pigneto 1870 e Va.Do. O’Vino propone un tipo di cucina più tradizionale e rustica, ma con delle rivisitazioni ben riuscite. Il locale si trova al numero 8 della viuzza ed è visibile grazie alle due grandi porte a vetri che separano il piano strada dalla sala principale.

Lo spazio è molto ristretto. Ci sono solo 20 coperti e la posizione dei tavoli non è delle migliori, soprattutto se capitate davanti alla porta a scorrimento d’inverno (siete avvertiti). In ogni caso, O’vino bada alla sostanza e riesce a stupire con una buona cucina che rivisita diverse cucine, in particolare quella romanesca.

Il menu cambia frequentemente a seconda delle stagioni e si articola nel più classico dei modi: dall’antipasto al dolce. Per iniziare abbiamo assaggiato un purea di fave con cicoria e friggitelli (8 euro). Molto gustosa.

Consigliate le trippette di agnello al sugo legate a mano e servite su polenta fritta (8 euro), anche queste presenti tra gli antipasti. In menu anche l’insalatina di trippa in bianco, nervetti, sottaceti e rafanor.

Tra i primi (10-14 euro) ci sono i ravioli fatti in casa con ripieno di cipolla di Tropea su fonduta di formaggio caprino e asparagi, il più tradizionale pesto con patate e fagiolini oppure la carbonara di uova di papera.

Gustose le tagliatelle fatte a mano con ragù bianco di coniglio e finocchietto selvatico. Così come quelle servite con funghi galletti e porcini. Diversi anche i piatti di pesce: si va dalle mezzemaniche al ragù di spigola, pachino e basilico alle linguine pachino e granciporro.

I secondi in carta attingono da diverse cucine regionali, da quella romana a quella pugliese, fino alla gastronomia abruzzese. Tra i piatti stagionali: polpette di agnello abruzzese con salsa mojito e tzatziky, gli gnummareddi tipici della Puglia e della Basilicata (involtini a base di interiora di agnello o capretto in budello), rombo e patate, seppie con piselli e cipolla caramellata, coniglio ripieno di salsiccia e pancetta (12-16 euro). Tutto ben accompagnato dalle etichette di vino in carta.

Ed eccoci ai dolci (tutti 5 euro). Anche i dessert cambiano frequentemente. Noi abbiamo assaggiato un semifreddo di albicocche con salsa di mango, miele e menta e la stracciatella di ricotta di pecora, cioccolata con pera caramellata e petali di cannolo siciliano. Entrambi da riprovare.
O’Vino Roma, via Pesaro 8, chiuso il lunedì. Tel. 3363683285. Sito
