Fatamorgana, una magia a metà

 

Il bello di Roma in agosto è che non c’è traffico, nemmeno all’interminabile semaforo di via Panama, e che si trova parcheggio persino a via Lago di Lesina. E allora si puo' serenamente andare da Fatamorgana, più volte evocata in questi giorni di blog. Ci sono tornata capitandoci per caso il 3 agosto, giorno del loro ottavo compleanno. Sorte, fato, cabala… Chissà, trattandosi di Fatamorgana la magia e il destino sembrano entrarci qualcosa…

Nel 2000 infatti Maria Agnese e Francesco, una coppia di attori di Taranto (il primo agosto hanno festeggiato anche i 27 anni insieme, chapeau!), sono venuti a Roma in cerca di fortuna ma la grande città, si sa, non è generosa soprattutto con i lavoratori dello spettacolo e Maria ha rispolverato un suo sogno di ragazzina. A 14 anni, infatti, aveva comprato su una bancarella di usato a Taranto un vecchio libro di ricette di gelati e aveva iniziato a sperimentarle sotto gli occhi increduli della famiglia: cuoceva sul fuoco creme per fare delle golosità ghiacciate!

LA STORIA Ci sono tutte le premesse per un racconto in stile Isabel Allende o Laura Esquivel. Il proseguio della storia forse lo conoscete, un aiuto all’imprenditoria femminile, l’incontro con Claudio Torcé, ma soprattutto la grande determinazione e creatività di Maria, convinta che si potesse fare un gelato interamente naturale, mettendo insieme anche tre gusti diversi (Torcé ne suggeriva al massimo due), azzardando combinazioni inedite e audaci. Arrivano i riconoscimenti nazionali (Gambero Rosso) ed internazionali (The Sunday Times, Esquire), un piccolo incidente di percorso su via Ostiense, un secondo punto vendita in via Bettolo (il gelato viene da via Lago di Lesina ma il posto è più piccolo e c’è un po’ meno varietà) e Maria che oggi vorrebbe insegnare, diffondere la sua filosofia del gelato. Una scuola di magia, appunto, perché, benché lei dica che il suo laboratorio assomiglia a un’erboristeria, pieno di spezie, boccioli di rosa, semi di papavero, a me sembra più la fucina di una fata con tutti questi suoi infusi (Francesco mi mostra quello di mandorle da cui ottiene il latte) e procedimenti sapienti per estrarre i semi di cardamomo senza disperderne l’olio essenziale. I gusti spaziano dai classici alle stravaganze come miele, liquerizia e finocchio o ramandolo, vino friulano. Qui si usano le palline, perché il gelato è anche per celiaci e non sono stati contenti finché non hanno potuto fare anche un cono senza glutine ma che, per la sua fragranza, non si adatta a essere spalettato. Le porzioni più piccole partono da 1,70 euro, un giusto compromesso per un gelato che ha una produzione più costosa ma senza farla pesare troppo sul cliente.

Come si diceva all’inizio, imboccata una strada si può andare solo avanti, per cui Maria, fondamentalista della naturalità, non si accontenta più di non usare spezie in polvere e di tritarle personalmente, dalle stecche di cannella al coriaceo zenzero, ma ha deciso di rinunciare anche alla farina di carrube e di guar.

LA VALUTAZIONE Sapori che non sempre sono facili da capire al primo assaggio (tanto che inizialmente le clienti le chiedevano perché la vaniglia era sporca), a cui non siamo più abituati o non lo siamo mai stati e hanno bisogno anche di educazione. Ed ecco che vi confesso che questo posto fantastico lo lascio a voi perché io, pur sposandone tutta la cultura, non mi sento ancora pronta. Alcuni gusti di frutta risultano al mio palato troppo zuccherini (il mirtillo, per esempio, vedevo i mirtilli ma non ne riconoscevo il sapore), in alcune creme la base di latte è per me troppo emergente, alcuni equilibri nelle combinazioni non mi convincono del tutto (finalmente una pesca al vino dove il vino si sente ma anche troppo) e il cono, saranno la farina e l’amido di mais, ha un sapore troppo forte che tende a coprire i gusti, soprattutto quelli delicati come la fragola. E’ sicuramente colpa mia ma un rimedio, una panacea c’è anche per me, anzi c’è proprio la panacea (ginseng, menta e latte di mandorle).

Ps. abbiamo parlato di fate ma in realtà il nome viene da un effetto ottico dovuto alla rifrazione della luce sull’acqua che si verifica anche in Puglia.

 

Bonus: Estrema attenzione alla qualità e alla stagionalità delle materie prime e ai procedimenti e sperimentazione instancabile nei gusti

Malus: L’ambiente non è creativo e curato nei dettagli come il gelato. Il punto vendita di via Bettolo è angusto e poco ospitale. E gli "squilibri" a cui accennavo prima.

 

I voti

Gelato: 7 (un + per il progetto di gelato naturale così seriamente perseguito)

Servizio: 7

Ambiente: 6,5

Fatamorgana, via di Lago di Lesina 9/11 o via Bettolo 7 Tel. 86391589. Sito