Pollo: l’illustratore che si mangia

Ogni settimana illustra per noi la rubrica Hic! racconti di vino. Rapido ed estroso nel produrre le sue movimentatissime tavole, Paolo Cioni, in arte Pollo,ci inonda di parole e in un attimo. E da porcellino con il tridente ci ritroviamo trasformati in cinghiale lussurioso con tanto di schiena gonfia e zanne in bella vista. In questa intervista racconta del suo amore per Jacovitti. E si prende un bel cartellino rosso da Puntarella: "Sì, è vero annacquo il vino…".

Ciao Paolo, Pollo, come ti dobbiamo chiamare?

Mi chiamo Paolo e sono conosciuto cosi' come attore, poi pero' ho iniziato a disegnare e quindi è nata la necessità di cercare un nome per questa seconda mia identità, cosi' è arrivato Pollo.

Ti senti più uno o più l'altro?

Dipende da quello che sto facendo. Certo, la parte più rincoglionita di me è Pollo, quindi forse alla fine è la più presente delle due.

Pollo è un fumettista?

Beh, non mi definirei cosi'. I fumetti mi piacciono e li leggo, pero' non mi piace farli. Mi annoia la ripetitività, preferisco un disegno unico che rappresenti sempre personaggi diversi ogni volta, personaggi infiniti, perché mostra meglio la varietà del mondo.

Da dove nascono i tuoi mostrini?

Dalla mia infanzia, ho vissuto tre anni in Africa da bambino e li' ho visto un sacco di animali, leoni, zebre, rinoceronti. Per uno che veniva da Pisa, erano più esotici delle nutrie, per un bambino quelli non erano animali normali ma ecco, erano delle creature. Cosi' sono nate le creature di altri mondi. Io pero' tendo sempre a riportare sul mio piano questi mostriciattoli. Insomma le creature alla fine fanno quello che faccio io. Se io scrivo al computer anche loro vengono a casa mia e scrivono al computer. Alla fine sono creature irreali ma più reali della realtà.

Ehm.. dunque spiegaci meglio..

Le creature esteticamente sono manifestazione del carattere reale delle persone. Se io disegno un bruco che vomita, quella è la teatralizzazione dello stato interiore di quella persona. E' un mondo parallelo dove vedi il mondo reale delle persone, vedi la trasposizione accentuata della persona in sé

Come nasce la vignetta che ogni settimana accompagna i racconti di vino di Raffaele Rendina?

Di solito faccio cosi', leggo il racconto una sola volta e disegno quello che mi rimane impresso da questa unica lettura. Questo mi permette di non farmi condizionarmi troppo da quello che scrive Raffaele, mi permette una maggiore libertà.

C'è qualche artista che ti ispira?

Quando ero piccolo ho accompagnato mi pà.

Mi pà?

Si mio padre, l'ho accompagnato dal dentista, doveva togliersi un molare, ho passato ore nella sala d'aspetto dove c'era una grande tavola di Jacovitti appesa alla parete. Ecco tutto quel mondo variegato pieno di personaggi, dove improvvisamente spuntavano salami, culi, insomma quella rappresentazione surreale del reale mi hanno colpito. Il suo modo di dare una dimensione teatrale alle creature l'ho trovata di grande ispirazione. Poi, sempre da piccolo, mi ha segnato il murale di Keith Haring, quello che ha lasciato a Pisa.

Cosa mi dici di Gipi?

Ma, non mi piace molto, pero' capisco che ora si sia dato alla regia. In fondo disegnare vuol dire essere regista di quella moltitudine di personaggi che si piazzano là. Nelle mie vignette mi rendo conto che tendo a ricreare dei piccoli set, come delle piccole finestrelle su un mondo parallelo che pero' è anche il nostro mondo.

Dovendo mostricizzare il porcellino con il tridente di Puntarella, come lo trasformeresti?

Il suino Puntarellesco lo renderei ancora più lussurioso, lo fare diventare un cinghiale con la schiena gonfia e le zanne più grandi.

Ti piace bere, mangiare?

Io sono uno che il vino prima di berlo lo annacqua, un po' come un vecchiardo. Pero' mi piace tantissimo il mirto, il limoncello, la sambuchina, i liquori forti e dolci, loro sono più diretti, più incisivi.

Piatto preferito?

Le olive, ne mangio tantissime, infatti ogni tanto, ecco, come dire….ogni tanto finisce male e mi viene il cagotto.

Ti piace cucinare?

Mi piace mangiare più che cucinare, poi essendo un pollo posso essere cucinato da qualcun altro, cotto e mangiato!

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