Romeow Cat Bistrot a Roma è il locale aperto da Valentina de Matteis nel 2014 in zona Ostiense e diventato negli anni un punto di riferimento per gli amanti della cucina vegetale. Al suo interno c’è una piccola colonia felina, in sintonia con l’impegno etico verso il mondo animale, da sempre perseguito dall’imprenditrice.
C’è chi ha sentito parlare per la prima volta di cucina vegetale a Roma grazie a Romeow Cat Bistrot, tra le prime insegne romane a esprimersi in una lingua diversa rispetto ai ristoranti convenzionali. Quando Valentina de Matteis lo ha aperto nell’ormai lontano dicembre 2014, bastava pronunciare la parola “tofu” per farsi dei nemici in città. Eppure lei non ha mollato quella sfida, spinta prima di tutto da motivi etici, prima ancora che salutistici o commerciali. Oggi molti continuano a riferirsi all’insegna un po’ banalmente come “il ristorante dei gatti” e sebbene l’approccio del cat bistrot abbia catturato l’interesse di molti clienti e faccia parte della sua specifica, rischia di spostare il focus da quello che è senza dubbio uno dei migliori ristoranti plant based della Capitale, con annesso laboratorio di pasticceria, Julietta (ne avevamo parlato qui), avviato nel 2023 proprio accanto al bistrot.
Leggi anche: Nuove aperture a Roma ottobre 2025
Romeow a Roma, oltre ai gatti c’è di più

Se il concetto di fine dining non è più attraente per molti chef, che anzi scelgono di ripensare le loro proposte il direzione più pop, nel mondo della cucina vegetale è ancora presto per mettere il termine gourmet all’angolo. Valentina è fiera del suo ristorante di “alta cucina vegetale”, che tuttavia, tiene a precisare, vuole essere “accessibile”, “per tutti”, inclusi gli onnivori (dettaglio, quest’ultimo, che le ha gettato addosso una buona dose d’ira dei vegani più intransigenti). Va da sé che riferirsi all’insegna solo come ritrovo felino (o “romiao”, come spesso la sua ideatrice si è sentita dire), è alquanto riduttivo e sminuisce la rivoluzione portata in città da Romeow, che insieme ad altri validi ristoranti aperti più o meno nello stesso periodo ha insegnato ai romani a mangiare anche o solo vegetale.
“Qualcuno mi ha riferito che Romeow detta il passo e questa frase mi è piaciuta tanto”, spiega la de Matteis a Puntarella. “La nostra è una cucina di sperimentazione continua, che nasce da chiacchiere e viaggi. Andiamo alla ricerca dei prodotti più innovativi. Non utilizziamo più nessun tipo di surrogato e puntiamo all’autoproduzione. Il finto pollo e il finto pesce non fanno parte della nostra cucina“.
Com’è fatto Romeow Cat Bistrot a Roma

Il locale si estende su 140 mq, per una cinquantina di posti a sedere intorno a tavolini in legno di varia forma e ampiezza, cui si aggiunge un dehors estivo. L’atmosfera è quella del classico bistrot, che riflette però l’anima della sua proprietaria, una “viaggiatrice, sognatrice ed entusiasta della vita”, così ama definirsi. Quando parla dei suoi locali, lo fa con spirito materno: “Ho fatto due figli (Romeow e Julietta), nati dall’entusiasmo e dall’incoscienza”, ammette, senza escludere che qualora un giorno si presentasse alla porta un investitore eticamente compatibile con le sue idee potrebbe avallare l’ipotesi di espandere il suo progetto altrove.
Gli altri “padroni” di casa sono i nove gatti che albergano da Romeow. Una presenza importante, ma discreta, che non snatura l’animo elegante e senza tempo del locale. “C’è chi ha pensato di me che ho usato i gatti per fare business, ma per me sono stati il valore di coerenza verso l’amore per gli animali”, tiene a precisare. Ed effettivamente qui il tema felino ha ben poco di caricaturale, se paragonato ad altri neko caffè. Semmai è la scelta di riempire le pareti di numerose illustrazioni dell’artista Sara Paglia a catturare l’attenzione, suggerendo una chiara celebrazione dello spirito e dell’universo femminile.
Cosa si mangia da Romeow Cat Bistrot a Roma

Da Romeow la cucina vegetale racconta sapori nostrani e non, perché mangiare qui è anche fare un giro del mondo tra ingredienti tradizionali e meno noti, ripensati, abbinati ed esaltati con originalità. Quando si addenta un pezzo di jackfruit fritto o del kimchi in tempura, il senso è sempre quello di stupore verso alimenti che i non addetti al settore difficilmente riuscirebbero a gestire ai fornelli a livello domestico. “Che poi uno non ci pensa – ci ricorda Valentina – ma i pomodori con il riso della tradizione sono vegani, come la ribollita, la puttanesca o l’arrabbiata. Li mangiamo e non li etichettiamo. Se il cibo è buono è buono. Non amo usare il termine vegano, perché rischia di allontanare e non avvicinare“.

Con l’autunno appena iniziato arriva il nuovo menu, partendo da un richiamo magrittiano con il “Ce n’est pas du foie gras” (13 euro), con vin rouge e pan brioche croccante o il maritozzo salato (13,50) con pleurotus porchettato e chimichurri al mango. Per i primi, spazio allo spaghettone di gragnano con crema di noci macadamia, pepe andaliman e composta di pere selvatiche (17,50) o, guardando a oriente, i tteokbokki (gnocchi di riso coreani, 17,50), con ragù di funghi di stagione, caviale di limone e zenzero marinato. Tra i secondi: pastrami di seitan alla newyorkese (17,50) con cipolla caramellata o allo yakitori di soia e shiitake con insalata di bambù, pancakes al kimchi e salsa ponzu (17,50). Quanto ai dessert, si spazia dai dolci crudisti alla mousse cake al cioccolato (8). Tutte proposte che arrivano direttamente dal laboratorio di Julietta, disponibili anche per la colazione o la merenda.
Julietta Pastry and Lab a Roma

“Julietta è esplosa. Qui il weekend non ci entriamo più”, ci spiega Valentina, orgogliosissima della sua seconda creatura, che attrae clienti da ogni parte del mondo. A trainare il successo del laboratorio di pasticceria vegetale è senza dubbio la viennoiserie, tra cruffin, croissant, new york roll e pain suisse. Dolci buoni oltre che esteticamente attraenti, la cui caratteristica è anche di risultare altamente digeribili. “Ho aperto Julietta per esprimere al massimo tutto il potenziale dell’alta pasticceria vegetale”, sottolinea de Matteis. Ad animare il laboratorio ci pensano le pastry chef Ilenia Meloni e Barbara Giovannetti, che con le loro creazioni calamitano in zona Ostiense residenti e turisti, pronti ad attraversare un pezzo di città solo per godersi un buon lievitato e portare a casa qualche prodotto dallo shop, dove è possibile acquistare sughi pronti, salse, kombucha e alternative vegetali ai formaggi.
