Bancone chilometrico e cucina alla griglia, Robata Kan di Milano vale un inchino

Robata Kan di Milano Com’è noto i ristoranti italiani faticano a trovare personale di qualità in sala. E com’è altrettanto noto, trovare persone accoglienti, simpatiche, competenti, fa più della metà del valore di un locale.

robata kan milano verticale bottiglie

Ne parliamo perché da Robata Kan è proprio il servizio il dato più convincente, senza nulla togliere alla cucina e al locale. C’è un diretto contatto tra i clienti – seduti in un lungo bancone a elle – gli chef che manovrano con la griglia e i camerieri. In particolare uno, giapponese di madre, calabrese di padre, monzese di adozione. Ma da gli altri arrivano sorrisi e cordialità e, alla fine, pure gli inchini.

robata kan milano griglia verticale

E dunque, Robata Kan. Non è il solito giapponese tutto sushi, qui la particolarità è la robatayaki, la cucina alla griglia o barbecue.  Tecnica non molto diffusa nei ristoranti giapponesi in Italia, ma che qui si può seguire direttamente da uno dei sedici posti sul bancone basso.

Non è l’unico spazio per i clienti, c’è anche una stanza con tatami, alla quale si accede scalzi e un altro paio di tavoli. Ma cos’è esattamente? Raccontano da Robata: nei tempi antichi pescatori e agricoltori si riunivano intorno all’irori, il tradizionale focolare domestico. Poi, 75 anni fa, Tomya Ameya aprì una locanda chiamata Kyodo Shutei Robata, dove gli ospiti potevano gustare piatti cucinati sull’irori, accompagnati dal sale. Da quell’esperienza nacque lo stile culinario chiamato robatayaki, che si diffuse in tutto il Giappone. E il gruppo Zekkocho, che a Tokyo ha 15 ristoranti, ha assunto l’eredità proprio di quel ristorante.

robata kan milano hassun antipasto

Robata Kan si trova in viale Vittorio Veneto, la strada che parte da Porta Venezia (dove c’è il Libraccio, per intenderci): occupa diverse vetrine, all’angolo con via Lazzaretto. Ci sono un menu alla carta e diversi menu degustazione, che partono da 75 euro. Si viene accolti subito con un assaggio di sakè (buonissimo). Per cominciare si può prendere un Hassoun, un vassoio composito con otto assaggi, che cambiano a seconda della stagione (18 euro.

robata kan milano sgombro intero

A seguire conviene passare al robata. Noi proviamo un ottimo sgombro alla griglia (26 euro).

robata kan milano sgombro aperto verticale

Lo vediamo rosolare davanti a noi. Ci viene mostrato intero e poi pulito e servito aperto. Lo accompagnamo con un Grayasusy, l’ottimo rosato di Roberto Ceraudo, dedicato alla figlia Susy, sorella della chef stellata del Dattilo, Caterina. I vini disponibili sono pochi, ma in compenso c’è una lunga lista di ottimi sakè.

L’altro piatto importante è il Riso in donabe, con capesante, daikon e bottarga. Decisamente meno apprezzabile dello sgombro: il riso colloso produce quello che dalle nostre parti chiamiamo di solito “mappazzone”.

robata kan milano teriyaki di ricciola

Buona e molto coreografica, ma un po’ striminzita, la Teriyaki di ricciola (15 euro)

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Spettacolare l’Unagi Mochi (8 euro), un mochi non dolce servito con anguilla e alga. Due pezzi, due bocconi, un gran piacere.

robata kan milano mochi

Chiudiamo soddisfatti con i loro mochi (che mai ci hanno convinto, e neanche ora) e con l’inchino divertito del personale, ricambiato.

Robata Kan, viale Vittorio Veneto 18, Milano, tel 375 131 0225

robata kan milano testa di sgombro