Chi paga il conto al ristorante? Galateo, buon senso e regole per lui e lei (senza dimenticare la mancia)

Chi paga il conto al ristorante? Galateo, buon senso e regole per lui e lei (senza dimenticare la mancia)

Chi paga il conto al ristorante? Galateo, buon senso e regole per lui e lei. Diciamo subito che una regola che vale per tutti non c’è. Vale il buon senso, vale l’educazione, vale il tipo di rapporto che si è instaurato e che si vuole instaurare. E allora proviamo, ragionando, a fornire un quadro di regole possibili.

Primo appuntamento amoroso

E’ il primo appuntamento e lui ha deciso di invitare lei al ristorante? In questo caso, pare decisamente opportuno, se non inevitabile, che a pagare sia lui. Ma c’è anche il caso inverso, visto che non siamo nel Medioevo. E cioè che sia stata lei a invitare lui: in questo caso se la donna propone di pagare il conto, non c’è nulla di male che lo paghi. Non ci sono virilità da rivendicare. E del resto lo stesso vale tra cene romantiche tra persone dello stesso sesso,  uomini o donne. In sostanza: chi prende l’iniziativa, chi invita, chi sceglie il ristorante, paga.

Secondo appuntamento amoroso

La prima è andata. Si è mangiato, con soddisfazione, si è cominciata una conoscenza. Magari ci si è già baciati o altro, non importa. Quel che importa è che con il secondo appuntamento si fa un passo avanti nella relazione. Se nel primo, a pagare dovrebbe essere, secondo il buon senso che stiamo provando ad applicare, chi ha invitato, il secondo è un caso un po’ più complicato. In una logica di eguaglianza, di do ut des, la seconda volta dovrebbe essere a carico di chi non ha pagato la prima. E’ vero, ma il tutto può sembrare un po’ meccanico. Perché accettarlo vorrebbe dire far pensare che si è pagato la prima ben sapendo che la seconda sarebbe stata ricambiata. E dunque la generosità e la spontaneità del primo gesto finirebbero per perdersi in una logica retributiva un po’ meschina. Dunque, il consiglio è: anche la seconda volta conviene che paghi chi ha pagato la prima.

Insisto, pago io

Può accadere che una delle due parti resista e insista per pagare, contraddicendo le “regole” di cui sopra, e il buon senso.  Beh, in quel caso bisogna stare attenti a non mettersi troppo in contrasto. Dire di no in maniera ripetuta e con toni crescenti rischia di incrinare l’armonia. L’altra persona può avere i suoi buoni motivi per voler pagare. Il principale è che non pagare – per ragioni di educazione, di cultura o personali sua – lo metterebbe in uno stato di disagio tale da vanificare l’effetto romantico della cena e la bellezza del gesto di generosità. E allora, meglio cedere e far pagare l’altro.

Terzo appuntamento amoroso

Negli appuntamenti che seguono i primi due, la relazione sembra acquisire una sua stabilità. Non siamo ancora alla routine, ma stiamo avviando un sistema di codici di comportamenti reciproci che ci dicono qualcosa dell’altro e che varranno poi per il prosieguo, ammesso che ci sia. Per questo, è fortemente sconsigliato che chi non ha pagato le prime due volte continui a non mettere mano al portafoglio. Perché questo provocherebbe, anche nei più generosi, una sensazione di disagio. La sensazione che, alla fine, la persona che viene a cena, lo fa per interesse. Per scroccare una cena. Per godere di una serata gratis. Non proprio un bel viatico per una relazione sensata.

Successivi appuntamenti amorosi

Dal quarto appuntamento vale tutto. Nel senso che se c’è armonia e sintonia nella coppia, il problema non dovrebbe nemmeno porsi. Si paga a turno, senza rispettare un turno io e l’altro tu, ma casualmente, cercando di mantenere un equilibrio di massima tra chi paga e relegandolo così a un non problema,  a un gesto automatico,  senza alcun peso nella relazione. A meno che, naturalmente, la situazione economica delle due persone sia fortemente squilibrata. In quel caso,  il più agiato potrebbe voler provvedere. Ma anche in questo caso, sarebbe inopportuno che pagasse sempre lui. Meglio, molto meglio, abbassare le pretese, scegliere trattorie low cost o cenare spesso in casa.

Cena tra amici

Qui le variabili sono tante. Innanzitutto la prima distinzione: se la cena è a due o più persone. Nel primo caso, è preferibile che offra chi ha scelto il locale e chi è in condizioni economiche migliori. Senza farlo troppo pesare, prendendo accordi con il cameriere.  Oppure, ed è sempre la soluzione migliore soprattutto quando la cena è con più persone, spartendo in quote uguali il conto. Mai e poi mai, invece, pagare solo per quello che si è mangiato. A patto naturalmente, che uno dei partecipanti abbia mangiato quasi niente e dunque ci sia un forte squilibrio. In quel caso gli altri dovrebbero offrire la cena a chi ha mangiato e bevuto poco o nulla.

La mancia

In Italia,  a differenza degli Stati Uniti, come si sa, la mancia non è obbligatoria. I camerieri hanno il loro stipendio, superiore a quello dei colleghi americani. Ma è sempre opportuno lasciare una mancia. Chi la deve lasciare e di quanto? Normalmente avrebbe senso che a lasciarla sia chi non sta pagando il conto. Il quanto si può far dipendere da diversi fattori. Dal tipo di ristorante: se si è un ristorante gourmet, è d’uso lasciare una mancia più alta. L’entità del conto e dei commensali: se è una cena con venti persone, lasciare uno o due euro apparirebbe un po’ offensivo. Infine, la qualità del servizio: se vi hanno trattato bene, con gentilezza e competenza, sarebbe opportuno lasciare una mancia consistente. E, più in generale, ricordiamoci di essere sempre generosi: il servizio in sala è il più faticoso e difficile e camerieri soddisfatti e bravi convengono a tutti, ai ristoratori e ai clienti.

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