Corso di Sommelier Fis a Roma, tutto quello che c’è da sapere e le domande per superare l’esame

Corso di Sommelier Fis a Roma, tutto quello che c’è da sapere e le domande per superare l’esame

Corso di Sommelier Fis a Roma, tutto quello che c’è da sapere e le domande per superare l’esame. Vale la pena iscriversi a un corso per ottenere il “bollino” di sommelier? Domanda ricorrente, che ha risposte diverse a secondo delle aspettative. Prima di darvi una risposta vi raccontiamo com’è frequentare un corso della Fis, la Federazione nata nel 2014 dopo la traumatica scissione con l’Ais e la confluenza di Ais Roma guidata da Franco Maria Ricci.

Come funziona il corso Fis e quanto costa

Ci sono corsi la mattina, il pomeriggio e la sera. Il corso è diviso in tre fasi e dura sostanzialmente un anno e mezzo, comprese le pause vacanze. Costa 2100 euro, che si possono versare in più soluzioni. Una lezione a settimana, nei grandi saloni del lussuoso Hotel Cavalieri. Una cinquantina di studenti sui banchi per tre ore di lezione con un docente che cambia ogni volta. Teoria e pratica, con la degustazione di due o tre vini e compilazione dell’apposita scheda. La terza fase è dedicata all’abbinamento con i cibi e quindi anche le lezioni sono di degustazione cibo/vino. Vi vengono forniti cinque libri di testo.

I docenti 

Il grosso del parco docenti romano dell’Ais si è trasferito alla Fis. Un gruppo di professionisti  rodati, con  molta romanità. La raffinatezza dell’eloquio non è proprio la caratteristica principe della Fis, a cominciare dal presidente, Franco Maria Ricci, che qualcuno definisce “l’Aldo Fabrizi del vino”, personaggio pittoresco, molto introdotto in ambienti politici, molto abile e molto attento alla logica della pecunia.

Tra i docenti ci sono gli ottimi (e simpaticissimi)  Luciano Mallozzi (in foto) e Giovanni Lai, il bravo Paolo Lauciani, Alessia Borrelli e e la mitica Daniela Scrobogna, che dispensa “mortacci de pippo” e chiama l’autrice degli intermezzi (“pillole”) di servizio, Daniela, “la pillolara”.
Non c’è più, invece, il migliore di tutti, Daniele Maestri,  severo e ultra competente, scomparso quest’anno.

Perché farlo

Perché è un’esperienza fantastica, con tutti i suoi difetti. Trai partecipanti c’è di tutto: giovanissimi che vogliono diventare sommelier nei ristoranti, proprietari di ristoranti e winebar, semplici appassionati. Non pensate di uscire dal corso sapendo tutto. Il corso, come ripete quel marpione di Franco Ricci (che vorrebbe farvi iscrivere al successivo master da 6000 svanziche) “è solo l’inizio del percorso“. Ma è un inizio corposo, denso, interessante e pure divertente. Si imparano i rudimenti della degustazione, ma soprattutto si viaggia nella storia e nella geografia e si scopre che conoscere il vino vuol dire conoscere un pezzo della nostra storia, antica e recente. E dunque, sia che dobbiate poi servire il vino (da destra) con torciolo regolamentare, sia che dobbiate scrivere una carta dei vini per un ristorante, sia che vogliate solo saperne di più, il corso è un ottimo strumento. E come dice sempre il solito Franco Maria Ricci, “magari ve capita de rimorchia’“.

Perché non farlo

Perché costa tanto ed è lungo. E perché, se siete appassionati di vini naturali e dintorni, il corso Fis (ma pure l’Ais) non sono il luogo adatto. Tutta l’impostazione dei docenti e del corso è tradizionale, con pochissimi cedimenti a un racconto alternativo e più moderno del vino. Il vino naturale, per la Fis, semplicemente non esiste. Ma pure la birra artigianale viene maltrattata pesantemente (in particolare da Mallozzi e Lai, in foto con Alessia Borrelli, sulla destra). Altro elemento che può infastidire: questa ricerca spasmodica del vino “perfetto”, con tanto di voto. Che “l’armonia” sia un valore non siamo convinti neanche nella vita,  figuriamoci nei vini. A noi piacciono i nasi capovolti di Picasso, le risate eccessive di Cassavetes, i volti disarmonici ma espressivi, figuriamoci il “vino perfetto”. Ma le regole, si sa, sono fatte per poterle infrangere. E conoscerle è fondamentale.

L’esame

E’ difficile passare l’esame? No. La tendenza è a promuovere quasi tutti.  Un po’ perché dopo un anno e mezzo di lezioni, non sapere proprio nulla è difficile, un po’ per le solite esigenze commerciali (chi è promosso paga annualmente la tessera Fis e magari seguirà altri corsi). Ciò non toglie che se si vuole fare bene l’esame, bisogna studiare e molto. Come funziona l’esame?

– Si prepara una carta di vini con almeno 300 etichette, precedute da una spiega.  La difficoltà sta nello scrivere nel modo giusto le denominazioni (la Barbera Monleale di Walter Massa dovrà essere preceduta dalla sua doc, Colli Tortonesi). Si può copiare, ma non integralmente


– Arrivati nel salone del Cavalieri, si va al bancone, dove bisogna aprire una bottiglia, con le procedure precise previste, e rispondere a domande tipo sulla jeroboam e sul tastevin.

– A quel punto ci si accomoda a un tavolone, con un bicchiere di vino ignoto, una pagina di test e un piatto con del cibo (fetta di formaggio, prosciutto etc). Bisogna compilare a memoria la scheda di valutazione del vino. Rispondere a una ventina di domande a forma di quiz.  E scrivere la scheda di abbinamento vino-cibo.

– Segue trasferimento in un tavolo dove il “commissario” valuta le vostre prove e degusta con voi, oralmente, un altro bicchiere di vino. Di cui, possibilmente, bisogna indovinare vitigno e annata.

Come studiare

La cosa migliore è seguire sempre le lezioni, prendere bene gli appunti e studiare quelli. I libri sono importanti, ma complementari. Non pensate di sapere tutto, ci sono molte domande nozionistiche. Tipo quantità di estratto secco medio in un rosso.  Regioni vitivinicole del Sud Africa. Definizione di formaggio. Vanno studiate e imparate a memoria. Serve sapere a memoria tutte le Docg e Doc d’Italia? No, ma le principali per ogni regione sì. In rete  si trova qualche sito utile, con esempi di domande. Tipo questo o questo o quest’altro. Molto utile anche l’inserto centrale del libro di Andrea Scanzi (spiace consigliarlo, ma questo è un libro utile e divertente, al netto dei birignao narcisisti dell’autore).

Ma ecco qualche test  d’esercitazione vero/falso fatto durante il corso Fis.

Quaranta domande

1 Gli spumanti sono serviti a 6/8 gradi
2 La filossera colpisce la radice della vite europea
3 L’ultimo termine della scala dei tannini è “duro”
4 La temperatura di fermentazione della vinificazione con macerazione è 18-20 gradi
5 La fermentazione malolattica è gradita soprattutto nella produzione di vini bianchi
6 La macerazione carbonica si realizza per ottenere spumanti Metodo Charmat
7 L’effervescenza accentua le sensazioni di acidità e pseudocalore
8 La dolcezza del cibo si abbina per concordanza
9 La tannicità rappresenta uno dei quattro sapori fondamentali
10 La distillazione è un processo chimico che permette di separare i componenti di una miscela con diverso punto di ebollizione
11 La grappa è un distillato di mosto d’uva
12 Un vino equilibrato è sempre armonico
13 La fase ossidativa della maturazione del vino avviene in botti di legno
14 Il Marsala è un vino liquoroso
15 I profumi primari e secondari sono caratteristici dei vini giovani
16 I tannini sono polifenoli presenti soprattutto nella polpa dell’acino
17 Il metodo Martinotti è detto anche Metodo Classico
18 I vini aromatici sono ottenuti con sovramaturazione delle uve bianche
19 Le etichette di tutti i vini devono riportare l’annata di produzione
20 La bottiglia del vino è servita alla destra dell’ospite
21 I vini rosati sono serviti a 8-10 gradi
22 La liqueur de tirage è addizionata dopo la sboccatura?
23 La fermentazione malolattica è svolta dai saccaromiceti?
24 I tannini migliori provengono dai raspi e dai vinaccioli delle uve?
25 L’armagnac è un distillato di vino prodotto in tutto il territorio francese
26 Acidi, tannini e minerali sono i componenti della durezza del vino?
27 L’effervescenza accentua le sensazioni di sapidità e tannicità?
28 Un vino secco presenta alcol svolto e potenziale?
29 I vini passiti sono addizionati di alcol etilico buon gusto?
30 Le decise escursioni termiche giorno/notte favoriscono l’intensità e la finezza dei profumi?
31 La succulenza del cibo è equilibrata dalla sapidità del vino?
32 Un vino rosso giovanissimo presenta vivacità di  colore?
33 Il termine riserva indica un vino con periodo di maturazione più lungo?
34 Il vitigno con cui si produce il Taurasi è l’Aglianico?
35 L’intensità gusto-olfattiva di un vino è indice assoluto di qualità
36 La morbidezza è determinata soprattutto da glicerina, alcol e zuccheri?
37 La polpa di un acino contiene soprattutto acqua, zuccheri e tannino?
38 Il liqueur de tirage contiene zucchero?
39 L’equilibrio di un vino è dato dalla contrapposizione di durezze e morbidezze?
40 La bottiglia del vino è presentata alla destra dell’ospite?

Domante a risposta multipla

Domande per esame sommelier fis

Corso di Sommelier Fis a Roma

 

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