C’è un nebbiolo anche in Grecia, il Karipidis, e non è neanche male

C’è un nebbiolo anche in Grecia, il Karipidis, e non è neanche male

Nebbiolo Karipidis Grecia. Da tempo i vitigni si distinguono in autoctoni e internazionali. Distinzione che ovviamente ha un senso ma è un po’ rozza, che in qualche modo richiama la bufala delle tradizioni, che non sono altro che contaminazioni stratificate e in continua evoluzione. Beh, tra i moltissimi vitigni autoctoni italiani (moltissimi rispetto a quelli di altre nazioni), il nebbiolo è uno dei nostri fiori all’occhiello. Non solo perché dà vita a vini straordinari, come il Barolo e il Barbaresco, ma anche perché ai corsi per sommelier ti spiegano come il Nebbiolo sia vitigno che cresce bene e dà i migliori risultati solo in Piemonte e in Lombardia (con bonus per la Valle d’Aosta). In realtà da tempo si sperimentano vigneti anche in Sud America e in California, con alterni risultati.

Ma c’è anche un Nebbiolo niente male in Grecia. Lo produce Ktima Karipidis, azienda familiare attiva dal 1908 a Vounaina, in Tessaglia, nel centro della Grecia. L’azienda coltiva 300 ettari di terreno e produce per lo più varietà internazionali, molto presenti in Grecia, come il Sauvignon blanc, Merlot, Syrah, Cabernet. Completamente ignorate le varietà autoctone, l’Assyrtico, la Malagousia, il Romeiko o lo Xinomavro (considerato, tra l’altro, il Nebbiolo greco).

Da qualche anno la famiglia sperimenta due varie italiane: il Nebbiolo, appunto, e il Sangiovese. Noi abbiamo provato una bottiglia di Nebbiolo Ktima del 2012. Beh, niente male davvero, considerata la media dei vini in circolazione e considerato il pregiudizio. Un vino corposo, con un buon tannino levigato dalla permanenza per 16 mesi in legno di quercia. Tredici gradi e mezzo di potenza gentile, con uve che provengono da coltivazione biologica.

Va bene, direte voi, ma il Nebbiolo in Piemonte è un’altra cosa. Cosa vi viene in mente di scrivere queste baggianate sacrileghe? Va bene, diciamo noi, il Nebbiolo in Piemonte è un’altra cosa. Anche perché, come è noto, un buon vino lo vedi dal coraggio e dalla capacità del produttore, dal vitigno usato e soprattutto dal territorio. Le argille greche sono ben diverse dai terreni delle Langhe. E questo è il bello. Tra mille anni, ma anche tra cinquanta, visti i cambiamenti climatici, il mondo del vino avrà cambiato volto. Anche per questo cercare purezze originarie, pedigree secolari, castità primigenie, è un po’ un romanticismo fuori tempo e un riflesso ideologico non proprio illuminato. Apprestiamoci a valutare il vino per quello che è, con la sua storia ma anche con la sua geografia e il suo contesto.

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