Brad a Roma, caprese a mano libera, carbonara al tartufo e baccalà-popcorn

Brad a Roma, caprese a mano libera, carbonara al tartufo e baccalà-popcorn

Piatto del ristorante Brad, in corso Rinascimento a Roma

Il ristorante Brad è appena nato in corso Rinascimento a Roma. Proprio in quel locale che era la casa romana di Alceste al Buon Gusto, per poi passare ad essere una delle sedi dell’Osteria Pistoia, nasce questo progetto ambizioso che prende il nome di Brad. Innanzitutto specifichiamo che non si legge Bred, non è un americanismo ma semplicemente l’acronimo dei quattro soci fondatori, tutti veterani seppur giovani in campo di ristorazione. L’ambiente è moderno, l’arredamento è sobrio ma ricercato, i controsoffitti e l’areazione ben studiati. Bianche sedie e tovaglie, bordeaux il divanetto e celesti le pareti. Il menu è certamente l’oggetto più interessante: i piatti in elenco sono tutte creazioni realizzate dallo staff del Brad ma ideate da Dario Tornatore, ventottenne di origini napoletane, naturalizzato romano, executive chef di Palatium, l’enoteca regionale in via Frattina.

 ristorante Brad, in corso Rinascimento a Roma

Il menu riprende i piatti della tradizione classica e li reinventa, arricchisce, trasforma e valorizza con elementi moderni. 

 ristorante Brad, in corso Rinascimento a Roma

Prendiamo ad esempio “La seppia incavolata Nera” (10 euro). Dal menu cito: “Una julienne di seppia scottata servita con un cavolo arrabbiato al peperoncino di Soverato, il tutto condito da una salsa al nero”. Il risultato è un’opera d’arte, che unisce sapientemente il cavolo saltato in padella, elemento della cucina povera, e la preparazione del mollusco in chiave moderna, con tanto di chips al nero di seppia e presentazione sopra le righe.

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Oltre alla tradizione, un occhio particolare viene dato alla materia prima: che dire del “Lievito Madre burro d’Insigny e alici di Cetara”? (9 euro).

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Come non citare anche “Una caprese a mano libera” (9 euro), ossia brioche al basilico, spuma di mozzarella di bufala Paestum caseificio Barlotti e pomodorino del Piennolo del Vesuvio dop, presidio Slow Food di casa Barone.

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Tra i primi, obbligatorio riportare dello “Uno schiaffone all’anatra”(12 euro): pacchero di Gragnano, ripieno di ragù d’anatra proveniente dalle campagne laziali, gratinato al forno e spolverato da uno strato di parmigiano Reggiano 36 mesi.

Impossibilitata causa stomaco-piccino-da-gentil-sesso, riporto due piatti che avrei desiderato ardentemente provare: gnocchi di ricotta di bufala di Paestum con ‘nduja di Spilinga e calamaretti spillo fritti (13 euro) e carbonara al tartufo (13 euro). “La carbonara al tartufo la so fare pure io!”, direbbe qualcuno. E qui casca l’asino. Leggo: “la carbonara a modo mio, un letto di guanciale croccante, un tonnarello cacio e pepe e un uovo in camicia, il tutto spolverato da un tartufo nero estivo”. Sì ho capito, scherzavate. Non la sapete fare.

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Tra i secondi, merita una menzione la Ricciola con vellutata di Franciacorta (18 euro) e l’originalissimo accostamento “Baccalà-Pop Corn” (18 euro) con variazione di granturco e vellulata di mais.

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Ma il piatto protagonista della sezione è, udite-udite, un certo “Sotto Terra”(15 euro). Dal nome indubbiamente già si resta incuriositi. Quindi proseguo la lettura “Diverse consistenze e temperature in un viaggio dove non batte il sole”. Ok, belle parole, ma che roba è? Trattasi di tuberi e radici cucinati in diversi modi. Troviamo la patata viola viterbese, la patata francese, la carota baby, le chips di zucca, il porro e chi più ne ha più ne metta. Ah dimenticavo, la terra. Sì, quella è cioccolato (salato).

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Ultima pagina, i dessert. Tutti a 6 euro. Cito il Lollipop, una rivisitazione del tiramisù con biscotto di spugna di caffè e crema al Bayles e la Cheese Cake, in arte “ricotta di bufala, crumble croccante e crema ai frutti di bosco”.

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I golosi stiano tranquilli, la lista comprende anche la Tarte Tatin alle mele annurche con gelato alla vaniglia, il soufflé al cioccolato e pistacchio di Bronte accompagnato da uno shot di passito. Ne avete abbastanza? No, non ancora. Il caffè Parana. In quattro versioni: Brasiliano, Guatemala, Etiopia, Classico (Arabica al 100%). I vini in lista sono accuratamente selezionati da René Moreschini, oltre che socio anche sommelier AIS, con un occhio di riguardo alle cantine regionali laziali. Sulla cucina, il menu descrive bene l’estro del maestro Dario Tornatore, la cui arte è maturata anni a Londra, a far la gavetta nel lussuoso ristorante the Gherkin. Non c’è che dire, merita.

Brad, corso Rinascimento 66/70, Roma. Tel. 06/68802235

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