Dehors, verande, giardini

ESTATE / MANGIARE ALL’APERTO A ROMA

(attenzione: post in continuo aggiornamento!) (gradite segnalazioni!)
A bloccarla in un fermo immagine, di quelli che faceva Scola, viene in mente la tavolata del Roma di Fellini, “con i neon dei negozi, le portate dei camerieri sbracati, i piatti di lumache fumanti, la pajata, la coda alla vaccinara, i fagioli al fiasco, le facce dei vicini, gli scazzi tra marito e moglie, il tram che taglia in due l’area del trionfale banchettoÔǪ” (Fulvio Abbate). E’ la Roma popolare dei cortili, dei tavoli con la tovaglia di plastica e i piatti bisunti di cibi grevi ma paradisiaci. La scena fu girata agli Spaghettari e loro sono ancora lì, più turistici e meno genuini, nell’ex bellissima piazza San Cosimato. La Roma di chi viene dal Nord, (“noord, la capisci questa parola?Albanese, in Cuore) è spesso immersa in questa atmosfera e il mangiare fuori, per strada, nelle piazze, ma anche nei magnifici giardini, nei pergolati, nei raffinati dehors, nelle verande, è una delle cose che fanno amare di più Roma. Detto questo, arrivati al 2009, si tratta di trovarli dei posti decenti che uniscano il buon cibo e il buon bere a un ambiente piacevole e fresco. Qui ci proviamo, con il beneficio dell’inventario e l’auspicato aiuto dei nostri 25 lettori.

POPOLARI Sedersi su una panca, rovistare con i piedi sulla ghiaietta, mangiare una bistecca alla brace. Succede alla Casetta Rossa della Garbatella, luogo ultrapopolare, a metà tra una festa dell’Unità e un centro sociale, ma con dimensione familiare e disinvolta. E’ gestito da un “collettivo popolare” che in accordo con il Comune si occupa anche del parco vicino. Ci puoi trovare Erri De Luca che legge un suo libro o la festa del quartiere. E ci puoi mangiare e stramangiare con dieci euretti. Pajata, trippa e coratella sono ospiti fissi da Betto e Mary, istituzione del Tuscolano, che gode di fama antica, ma anche di recenti disappunti e critiche. Qualità non elevata, ma grande scenario per il Biondo Tevere, Ostiense, che ospitò l’ultima cena di PPP prima dello sciagurato giro all’Idroscalo di Ostia. Sulla strada, ma in zona tranquilla, c’è Gianni Cacio e Pepe, enclave scaciata nel raffinato quartiere di Prati.

RILASSANTI La Garbatella offre una buona scelta di luoghi rilassanti e confortevoli. Ottima cucina e qualche tavolo nel dehors la offre il Ristoro degli Angeli, di fronte al Palladium, e qualche metro più sopra, tra i lotti popolari e fascisti, ecco il tradizionalissimo DarMoschino. Cambiando zona della città, si consiglia un salto all’Ortica, dove il patron napoletano Vittorio Virno vi può intrattenere nella terrazza su attori e artisti che hanno frequentato il locale, compreso Ugo Tognazzi, di cui all’interno è custodita una preziosa copia del Rigettario. Si mangiano gattò di patate, calamarate e sfizi vari partenopei. Consigliata una perlustrazione anche all’interno, dominato da Schifano, Guttuso e modernariato vario.

PESCE Da segnalare tra le new entry il tranquillo Gens, quartiere Monti, dove lavora l’ex cuoco asiatico di Fish che contamina fusion e tradizione. Ottimi i crudi di pesce e a prezzi più che accettabili. Non molto distante c’è il Tempio di Iside, di cui abbiamo dato conto, regno del crudo in un ambiente tranquillo e molto piacevole. Meno raffinato, il Bar sotto il mare, che garantisce pace e qualità.

CREATIVITA’ APPARTATA Come non citare le Tre Zucche, uno dei migliori ristoranti romani, gestito da giovani pieni di ingegno, con una cucina mai banale, con trovate originali e mai forzate. Il tutto nella pace di una stradina acquattata dentro il Portuense.

CLASSICONI Non mi fate l’errore di sottovalutare la Taverna Trilussa. Già vi vedo che storcete il naso: naa, troppo turistico… E i turisti ci sono, certo, d’altronde siamo a Trastevere. Ma laTrilussa resta strategica, oltre che per la posizione, per il grande dehors con molti tavoli, e per la cucina, sempre all’altezza della tradizione. Così come resta un punto fermo in zona Paris (da provare le ostriche, ottime). Sempre in zona non mancano le offerte popolari: da Ivo la Pizza a Popi Popi fino all’Obitorio (Ai Marmi ÔÇô Panattoni).

PITTORESCHI Come non citare la Limonaia di Villa Torlonia che, aldilà di una cucina controversa, mette in scena una cena “suggestiva”, come direbbero le guide vere.

PIGNETO Zona particolarmente favorevole all’aria aperta, conta al suo attivo l’ottimo Primo, che ha predisposto un piacevole dehors sulla strada. Ma qui si può mangiare anche alla Locanda dell’Interprete, che ha uno spazio all’aperto, ricavato internamente. E naturalmente a Necci, risorto a nuova vita dopo l’incendio di qualche mese fa.

CENTRO Scenario da paura, in una delle più belle piazze di Roma, piazza di Pietra. L’Osteria dell’Ingegno di sera piazza qualche tavolino e si può cenare in tranquillità, compatibilmente con il popolo modaiolo di Salotto 42, di solito su di giri e non solo per l’alcol. Più spostato verso l’Ara Pacis, ecco l’Osteria della Frezza, che offre tavolini e cibo mai scadente.

CHIC Guadagno, pago, spendo e pretendo, si direbbe a Milano. Così è quasi inutile fare i nomi di alcuni dei più noti ristoranti da sciuri, come il Presidente e Piperno. Ma quello che davvero merita per lo scenario straordinario, per il giardino e per la cucina è il San Teodoro, ai piedi del Campidoglio. Da segnalare, sempre per lo splendido ambiente, la Veranda, a Castel Sant’Angelo, e la Terrazza, zona Veneto: prezzi, ovviamente, salatissimi.