Stop a mascherine e greenpass in ristoranti e al supermercato dal 1 maggio E’ arrivata la notizia tanto attesa, dopo lunghi mesi di sofferenza. Con le nuove regole, e la nuova ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, a partire dal primo maggio non sarà più necessario indossare la mascherina nei ristoranti, al bar e al supermercato e cade anche l’obbligo del greenpass, anche all’interno delle sale. Notizia attesa non solo perché finalmente potremo tornare a guardarci in faccia e finalmente potremo sentirsi liberi ma anche perché il rallentamento delle restrizioni è il segnale di un ridimensionamento del virus, che resta in circolazione, ma fa sempre meno paura. Grazie alle vaccinazioni e grazie al caldo che come ogni anno fa regredire il covid e ne rallenta la diffusione.

In centri commerciali, ristoranti, negozi resta solo un generico invito a cautelarsi, non obbligatorio: È “comunque raccomandato di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie in tutti i luoghi al chiuso pubblici o aperti al pubblico”.
Una modifica che fa ovviamente la gioia anche degli operatori, oltre che dei clienti. Lo stop all’obbligo delle mascherine nei bar e nei ristoranti dal primo maggio «penso sia il vero segnale di normalità» spiega il vice presidente di Fipe Confcommercio Aldo Cursano: «I bar e ristoranti sono la casa fuori casa degli italiani. Togliersi la mascherina e potersi guardare nel viso e riconoscersi è lo straordinario segnale che tutti aspettavamo. Siamo stati quelli che più di altri e di tutti abbiamo portato la croce di questa pandemia – aggiunge Cursano – i primi a chiudere, gli ultimi ad aprire, e a togliere questo simbolo della pandemia. Quindi per noi è uno straordinario segnale, perché chi viene nei nostri locali, con i familiari, con i propri cari, viene per rigenerarsi. È uno straordinario segnale per noi gestori – prosegue – che fino ad oggi siamo stati angosciati nel fare un lavoro che non era nostro, che era quello di controllare verificare richiamare i clienti al rispetto» delle regole «ma ora dobbiamo tornare a fare il nostro lavoro e pensare a far star bene le persone, a pensare alla qualità del prodotto, all’accoglienza e di far ritornare quel po’ di personale che ci hanno voltato le spalle in questi due anni perché l’inaffidabilità del nostro lavoro ha allontanato quelle competenze e saperi che era straordinario patrimonio del nostro settore. Il primo maggio – ha concluso Cursano – è la festa del lavoro e dei pubblici esercizi che ritornano alla normalità».
