Osteria Palmira Roma, tradizione e vini laziali nella trattoria di Monteverde

Osteria Palmira Roma. Spesso ci si affanna nel trovare il locale giusto per cene e pranzi fuori, e poi ci sono quei posti, come Osteria Palmira a Monteverde, dove non serve affannarsi: qui il tempo scorre rilassato e l’atmosfera è piacevole, familiare. E questo, unito a una valida proposta della tradizione, senza troppi fronzoli né pretese, basta per tornare. Anzi, è quello che serve.

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

E poi c’è il quartiere: siamo a Monteverde, una zona centrale ma lontana dalla confusione di Trastevere con cui confina, che dal 2013 ha accolto Osteria Palmira, la cui storia, però, inizia parecchio tempo prima, negli anni ’50 a Monti. La famiglia è sempre la stessa, i Rocchi, con Claudio che rappresenta la terza generazione di osti, cuochi e ristoratori: “La mia famiglia è originaria di Amatrice, poi, come è accaduto in molte famiglie, l’onda lunga del dopoguerra ha segnato cambiamenti e trasferimenti”. Con l’arrivo a Roma, inizia l’avventura con una trattoria in via del Boschetto, che oggi vive nella sua naturale prosecuzione: Osteria Palmira a Monteverde.

La tradizione di Osteria Palmira

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

La tradizione per i Rocchi è prima di tutto famiglia. C’è Claudio che è un tuttofare, oste, patron e cuoco; c’è il figlio Jacopo, la nuova generazione, che si divide tra la sala e la cucina; c’è la sorella Assuntina che si occupa dei dolci e delle paste fresche. E poi ci sono le ricette del padre Antonio, che raccontano nel piatto la storia di questa famiglia e la tradizione romana e amatriciana. Un’osteria di quartiere che accoglie gli ospiti nel sala interna, da 35 coperti, e nella bella veranda esterna, da 45 posti, a cui di recente se ne sono aggiunti altri, nello spazio sul marciapiede con ombrelloni e piante.

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

La cucina è come l’atmosfera, schietta, onesta: “Qua si mangiano solo cose che piacciono a me. Filosofia troppo rigida? Forse, ma sta funzionando e quindi squadra che vince…”, racconta Claudio Rocchi. È per questo che in carta non ci sono i saltimbocca né quelle portate che il patron definisce “turistiche”. E non c’è nemmeno il pesce: “A Roma fino agli anni ‘90, la cucina di mare si mangiava solo nei ristoranti sardi perché la cucina romana, tolto il baccalà, le alici e l’arzilla per la minestra, non ha piatti di pesce. Da Osteria Palmira è ancora così”.

Cosa si mangia da Osteria Palmira

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

Mangiare da Osteria Palmira, quindi, è effettivamente come mangiare a casa di Claudio e della sua famiglia. Le origini amatriciane si sentono tutte già dagli antipasti, con i salumi del salumificio Sano e i formaggi selezionati dalla produzione di Casale Nibbi, entrambi di Amatrice (per due persone, con bruschette, 15 euro: un antipastone!).

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

Il rispetto della tradizione passa anche dalla scelta delle materie prime, che seguono le stagioni e arrivano quasi esclusivamente dal territorio laziale. La carta continua con il bollito alla picchiapò (10 euro), la speciale ricetta del padre Antonio della coratella con i peperoni (10 euro), la trippa alla romana (7 euro), lingua e nervetti con salsa verde e olio Evo (10 euro) o le polpette di pane e cicoria (6 euro).

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

Tra i primi piatti non mancano le quattro regine della cucina laziale (tutte con pasta monograno Felicetti): spaghettoni alla amatriciana, rigatoni alla carbonara, spaghettoni cacio e pepe, bombolotti alla gricia (tutte 10 euro). E poi spazio alle paste fresche e ripiene fatte in casa, come le fettuccine agnello e carciofi (13 euro) e direttamente dal ricettario del padre Antonio arrivano in tavola gli agnolotti ripieni con quattro tipi di carni e conditi con il sugo alla vaccinara o le linguine di farro con pesto di mentuccia. Una chicca sono gli gnocchi ricci, una pasta acqua e farina tirata a mano fatta dalla signora Mimma di Amatrice (ve li avevamo raccontati qui ai tempi della loro apertura).

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

La carta continua nel segno della tradizione con polpette di bollito con cicoria (13 euro), il baccalà dell’osteria (16 euro) con pomodorini, olive di Gaeta, cipolla e patate, e poi uno dei cavalli di battaglia, il petto di vitella alla fornara con patate (15 euro).

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

Per chi avesse ancora spazio, meritano i dolci (5-6 euro): crostata ricotta e visciole, tiramisù, crema bruciata agli agrumi e creme caramel.

La carta dei vini del Lazio

Osteria Palmira Roma
Foto di Emanuela Rizzo

L’attaccamento alla regione, col rispetto della tradizione nei piatti e la predilezione per le materie prime del territorio, nel caso di Osteria Palmira lo si trova anche nella carta dei vini (che è migliorata molto nel corso delgi anni). Sono poche le realtà romane che adottano questo approccio, ed è sempre una piacevole sorpresa scoprire che la valorizzazione della zona passa anche dall’enologia. La carta comprende circa 100 etichette, tutte laziali appunto, con prevalenza di bianchi, ma non mancano rossi e bollicine, tra vini naturali, biologici, biodinamici e convenzionali. Infine, arriva sempre dal Lazio, precisamente dal Birrificio Alta Quota di Cittareale (RI), la sezione di birre artigianali.

Osteria Palmira. Via Abate Ugone 29, Roma. Tel. 06 58204298. Sito. Facebook. Instagram
Aperto tutti i giorni a pranzo e cena