Pedretti e Lucarelli, i social sono la morte dei ristoranti (e non solo)

Pedretti e Lucarelli, i social sono la morte dei ristoranti (e non solo) Fa talmente tristezza il suicidio di Giovanna Pedretti, lascia talmente sconcertati e sconvolti, che viene voglia di non parlarne. E infatti non parliamo del caso in sé, del suo post, delle accuse di Lucarelli e Biagiarelli, del finale tragico. Parliamo di un’altra cosa, di cui si parla spesso, ma senza cogliere forse la portata eversiva del loro avvento: i social.

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Giovanna Pedretti

Un post su Instagram o su TikTok può avere gli stessi effetti dell’assegnazione di un Nobel o quelli di una bomba atomica. Può fare la fortuna di un ristorante ignoto, sconosciuto e magari neanche particolarmente buono, solo perché preso in considerazione da qualche buffo influencer con cellulare al seguito, pagato o non pagato dal locale stesso. O può distruggerlo, radere al suolo la sua reputazione e azzerare la sua clientela, portandolo al fallimento.

Il mercato fiorente delle recensioni su Tripadvisor ha portato a una fiera indegna di società specializzate in false recensioni o in account farlocchi. Poi Trip ha subito un po’ di declino, ma ora sono gli influencer ad avere preso il potere. L’accumulo di fan porta a una visibilità enorme, superiore a quello di giornali e media tradizionali. Per questo le aziende e i brand sono disposti a pagare per avere una citazione. E sono disposti a mentire, pur di avere visibilità a loro volta.

Questa è una vera rivoluzione nel mercato. Non basta avere una buona cucina, una brava brigata, una bella posizione, personale competente e gentile, prezzi accettabili. Bisogna essere visibili. Bisogna costruirsi una reputazione social. Bisogna pagare. E sperare di non incorrere nelle ire di qualche influencer che ti odia. E bisogna stare attenti. Perché il gioco è duro e a giocare non sono i duri, ma gente normale, qualunque, che si trova in mano un pulsante che può fare strage o costruire un impero.

I social hanno destrutturato il mercato, lo hanno fatto impazzire. Servirebbero regole, ma non come quelle appena varate, che come ha scritto bene Massimiliano Tonelli, sono inutili o proprio sbagliate. Servirebbe mettere sotto controllo pubblico gli algoritmi e l’intelligenza artificiale, vere e proprio infrastrutture vitali che non possono essere al servizio di interessi privati, ma devono essere l’architettura del sistema. Poi, certo, servirebbe una nuova alfabetizzazione di massa. Perché chi ha in mano il potere di schiacciare il pulsante atomico, sappia che non è il caso, che ci sono forme e limiti, anche etici, da non superare.

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